«Una frattura nell’intero»: recensione a «Chirurgia del vuoto» di Paola Mancinelli
- Alessandro Pertosa

- 4 giorni fa
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Paola Mancinelli, in Chirurgia del vuoto (peQuod, 2025), costruisce un libro compatto e coerente, fondato su una riflessione che coinvolge insieme esperienza interiore, linguaggio e conoscenza. Fin dal titolo, la raccolta dichiara il proprio campo d’indagine: il vuoto non è una semplice condizione esistenziale né una categoria psicologica, ma uno spazio da attraversare mediante un lavoro di precisione sulla parola. La metafora chirurgica che attraversa il libro definisce infatti un metodo prima ancora che un tema: osservare, incidere, togliere il superfluo, cercare il nucleo essenziale delle cose.
La raccolta è articolata in cinque sezioni che delineano un percorso unitario. Dalla riflessione sulla scrittura presente in Sezione come conoscenza si passa gradualmente a una ricerca che coinvolge il corpo, il silenzio, la memoria, il rapporto con l’altro e infine una dimensione più ampia, quasi metafisica, raccolta nell’ultima sezione, Lo spazio ulteriore. Non si tratta però di una progressione narrativa. Il libro procede per approfondimenti successivi, tornando più volte sugli stessi nuclei concettuali: il limite della lingua, la tensione verso il senso, il rapporto tra nominazione e realtà.
Uno degli aspetti più evidenti della raccolta è la centralità della parola come strumento di conoscenza. Numerosi testi riflettono direttamente sul fare poetico e sul compito della lingua. La poesia viene presentata come esercizio di precisione, come tentativo di avvicinamento a una verità che resta sempre parzialmente sottratta. In questo senso il libro si inserisce in una linea della poesia contemporanea che interroga continuamente le proprie possibilità espressive.
La scrittura di Mancinelli non utilizza tuttavia il metalinguaggio come gioco intellettuale; al contrario, la riflessione sulla parola nasce dalla consapevolezza della sua insufficienza e dalla necessità di continuare comunque a nominare il mondo.
L’immaginario della raccolta è caratterizzato da alcune costanti. Tornano frequentemente figure di taglio, cucitura, ferita, soglia, varco, ma anche immagini naturali come la montagna, il mare, la radice, il fiore, il bosco. Questi elementi non hanno una funzione descrittiva, diventano piuttosto simboli attraverso cui il testo cerca di rappresentare processi interiori e dinamiche della conoscenza. Il paesaggio non è mai semplicemente esterno; è uno spazio che riflette movimenti del pensiero e stati dell’essere.
Dal punto di vista stilistico, Mancinelli adotta una lingua sorvegliata e controllata. I versi sono generalmente brevi, costruiti attraverso una sintassi lineare che privilegia la chiarezza dell’enunciato. La ricerca di essenzialità è coerente con il progetto complessivo del libro e si traduce in una riduzione degli elementi narrativi e autobiografici. L’io poetico è presente, ma raramente si espone in modo diretto. Ciò che emerge è soprattutto una voce impegnata in un confronto continuo con il significato delle cose e con il limite della propria capacità di comprenderle.
La raccolta mostra inoltre una fitta rete di riferimenti culturali e spirituali. Gli eserghi di Mario Luzi, Simone Weil, Antonella Anedda, Silvia Bre e altre autrici non svolgono una funzione ornamentale, ma indicano una genealogia riconoscibile. La poesia di Mancinelli dialoga con una tradizione che comprende riflessione filosofica, tensione religiosa e ricerca poetica. Tuttavia il libro evita di trasformare tali riferimenti in sistema teorico. Rimane invece fedele alla dimensione dell’interrogazione e dell’ascolto.
Particolarmente significativa è la presenza del silenzio, che attraversa l’intera raccolta come controparte necessaria della parola. Il silenzio non coincide con una rinuncia al linguaggio; rappresenta piuttosto la condizione da cui la parola nasce e a cui continuamente ritorna. In questo equilibrio tra dire e tacere si colloca una delle tensioni più interessanti del libro.
Chirurgia del vuoto si presenta quindi come un’opera costruita attorno a un progetto poetico preciso. La sua forza risiede nella coerenza interna, nella continuità dei motivi sviluppati e nella capacità di mantenere un dialogo costante tra riflessione sulla scrittura e interrogazione esistenziale. Più che offrire risposte, il libro esplora la possibilità di abitare il vuoto senza eluderlo, affidando alla parola il compito di avvicinare, pur senza possederlo, ciò che continuamente sfugge.

Precisione. Accuratezza. Rigore.
Un taglio netto senza sbavature.
Ci vuole la destrezza del chirurgo
la sapienza del gesto silenzioso
nel cucire la parola dentro al foglio.
Lasciarla imbiancare
alla fine.
Troncarla,
perché sia tutta intera
*
Nella notte un pensiero
scava dentro al vuoto. Un firmamento
viene giù a percuotere il linguaggio.
Non ha denti, ma abbaia al primo lampo
di senso. Ha le piante dei piedi come sassi.
Tiene serrata la mascella, non può parlare.
Disegna strani animali.
Le pareti della stanza insorgono.
Qualcosa di antico trafigge il cielo,
trattiene al centro.
Vorresti solo alzarti un po’ da terra
quel tanto che basta a celestiarti.
*
La materia è l’impronta a fuoco dell’inizio.
Peso silenzioso del tempo, particella tempestosa
puntellata nel nome. Meraviglia di forme sbriciolate.
Una frattura nell’intero il nostro esserci
questa pretesa grande che tutto sia per noi.
E poi ritirarsi, rintanarsi sotto una pietra sbeccata.
Nella grotta disegnare una linea nel buio.
Celebrare il tuono, la paura. Corteccia d’uomo
in cerca di rifugio.

Paola Mancinelli (Taranto, 1974), approfondisce gli studi filosofici e teologici, ottenendo il titolo di Magistero in Scienze Religiose. È poeta e artista visuale. È presente nell’antologia bilingue Sinfonìa de huellas / Un insieme di tracce. Sei poeti italiani, con traduzione in spagnolo a cura di Rocìo Bolanos, FormArti (2023), nei volumi Taranto, citta della poesia, a cura di Silvano Trevisani, Macabor (2022), Sud. Viaggio nella poesia delle donne (Volume II), a cura di Bonifacio Vincenzi, Macabor (2020), nelle raccolte poetiche Sud. I poeti (Volume IV), Macabor (2019), Il corpo, l’eros, Ladolfi (2018). Ha pubblicato la raccolta poetica La resa del grazie, Ladolfi (2019) e il libro d’artista Poesia, tempo presente. La parola e il tempo, Print Me (2014). Suoi testi sono stati pubblicati su numerose riviste di poesia e critica letteraria. Fa parte della redazione online della rivista Atelier, trimestrale di letteratura, poesia e critica.




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