Gli inediti di Marco Esposito
- Valentina Demuro

- 34 minuti fa
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La cura che Marco Esposito prodiga nelle sue parole è la stessa che chiede il tempo alla memoria per farsi nitida e attuale, per restituire una realtà nella realtà che sia viva e sia parlante. Di questo ci si era accorti già leggendo La casa d’oltremare (peQuod 2023)[1] in cui, per immagini fortissime, l’autore ha compiuto una narrazione multipla richiamando la voce da ogni sponda del sentire.
Con gli inediti prosegue questo lavoro e lo cesella maggiormente: le poesie sono mosaici di visioni esatte nel lampo della fotografia quanto nella musicalità, piccoli viaggi che permettono l’entrata e l’uscita dai mondi di Esposito, lasciando il lettore alle prese con le proprie emozioni scosse. La capacità dell’autore è soprattutto quella di innestare il ricordo nella realtà e far sì che il frutto di questa operazione, anziché prendere vita, si scopra essere sempre stato esattamente lì dove lo abbiamo percepito. Nella poetica di Esposito, il passato è anche il presente, poiché vi si potevano scorgere segnali e mute dichiarazioni, avvisi che avrebbero predetto un futuro contemporaneo. Ma anche il futuro, rispetto al ricordo, si manifesta come una forma di eterno restare, attraverso sogni e predizioni. Sono spesso gli elementi naturali o gli oggetti a trasferire i messaggi da un altrove o – quasi come un correlativo oggettivo montaliano – a significare di per sé con dentro nascoste altre identità, tra cui quella del poeta («la strategia delle calendule di esistere / ovunque senza il richiamo della perdita.»).
Inoltre, l’insistenza che qui sembra applicare al tema del corpo in misura maggiore, rammenta che un lavoro di questo tipo non è mai senza conseguenze («ingoio anche io la volontà dei venti»). Il corpo che vive, subisce, metabolizza, resta come il vuoto di un abbraccio. Questa è dunque traccia evidente che l’amore permane, il dolore insegna, i sensi riportano alla mente i codici che andranno interpretati per comprendere la vita stessa. Ma da tutto ciò l’uomo viene consumato e quanto più vede e recupera, tanto più accusa e subisce, come prezzo per il suo soffermarsi sulla soglia degli accadimenti, davanti alle porte aperte in ogni dove. Anche il verso, spesso sciolto come un flusso, compartecipa alla resa del senso di un continuo attraversamento di cui il corpo è strumento e testimone.
La cifra stilistica di Marco Esposito si affina sempre di più, è una penna da non perdere mai di vista nel panorama della poesia contemporanea, non solo per il valore della sua scrittura ma anche per la maturazione concreta e sincera della propria specificità.
l’ultimo gelo sferza più forte per dirti
dei venti estivi prossimi alle tue gambe
c’è tutto il residuo d’amore da drenare
chi non diede formula all’orbitare oltre.
la strategia delle calendule di esistere
ovunque senza il richiamo della perdita.
*
ho perso misura della stagione del grigio
alle facciate mutato a ruggini di bucato.
si torna più lisi in acquiescenza
per dividerci solo in sogno
il neoprimitivismo del battito domestico.
nel cereo sudario la confusione dei bulbi
la fosca procedura di dimenticarsi –
ti ho vista dal cancello le stoviglie
porgevi ad altre mani la cura
dell’inizio che ricordo.
*
dal piccione morto sulla grata di copertura al cortile
cade un occhio dopo mesi al sole delle ingiurie
ingoio anche io la volontà dei venti
le appendici al disfacimento
mille efferati spurghi
le ultime sillabe di fiele.
*
faldoni di anamnesi bizze
degli organi nei milligrammi die
inibitori di trombina o levodopa
beta bloccanti un quarto di furosemide
mezza di quella gialla ricorda
quattro quarti alle venti –
la musica dei corpi e dei pensieri
impromptu carta straccia.
*
sono mille gli angoli di un nido ancora inaccessi
dove lasciandosi andare anche il filodendro
pesa la polvere dei precipizi
e tesse un silenzio armonico
nei bicchieri incustoditi sulla fucina
dei dissidi dissiparsi man mano
che raccogliamo un resto tuo e uno mio
da preparare per sempre alla soglia.
[1] Si veda l’articolo precedente: https://www.almapoesia.it/post/nota-di-lettura-a-la-casa-d-oltremare-di-marco-esposito

Marco Esposito (Bari, 1977), musicista e tecnico del suono, pubblica nel 2020 la sua prima silloge, Prima di spegnersi (Eretica). Rientra nei cinque finalisti, per la sezione Inediti, della prima edizione del Premio Rilke - Duino Aurisina (2021). A seguire pubblica dieci testi inediti, prendendo parte all’antologia di nuovissima poesia pugliese I cieli della preistoria (Marco Saya, 2022). Nel 2023 un suo drabble figura nell’antologia Cartoline dalla Puglia (L’Erudita, Giulio Perrone Editore). Si classifica terzo al IV Premio Letterario Nazionale Gianmario Lucini (ed. 2023), nella sezione Poesia Inedita. Nell’autunno del 2023 pubblica la sua seconda silloge, La casa d’oltremare (Italic PeQuod). Alcuni suoi componimenti sono apparsi su quotidiani e blog letterari. Ha inoltre realizzato delle opere video-poetiche, con musiche originali proprie e della compositrice Grazia Bonasia, ispirate ad estratti delle sue pubblicazioni, alcune in collaborazione con i noti illustratori Andrea Serio e Marco Cazzato.




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