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  • Valentina Demuro

Nota di lettura "Dittico dell'acqua" di Lucia Brandoli

Che cosa rimane dello schianto di un’onda sulla battigia? Lucia Brandoli con Dittico dell’acqua (Industria & Letteratura, 2022) ci ricorda che le creature che appartengono a questo elemento conoscono la necessità di abbracciarlo per farsi, da questo, attraversare. Soprattutto, sanno che cosa implica questo abbraccio. Dino Campana diceva: «Preferisco il rumore del mare / che dice di fabbricare fare disfare», ed è proprio di ciò che si tratta. È un rimescolarsi, tornare all’origine di sé dopo la disgregazione, diversi, cambiati, segnati dalla violenza dell’impatto e dalla dolcezza della ricomposizione. Non è un caso che l’autrice associ tutto questo all’esperienza dell’amore: «Guardo il mare e guardo te», «lo senti l’amore? / Da sempre son qui / per guarirti e cullarti.». Amore che è fatto di intese subacquee, che non necessitano sempre del ponte della parola («”Non partire”, non dicevo», «Intreccerei adesso / questo mio / sguardo di mare / alla tua tempesta.») ma che, come ogni sensibilità marina, sa essere dolce se l’acqua è anch’essa dolce e sa essere tormento se l’acqua nera di burrasca.

Anche nelle poesie cogliamo l’andamento di questi moti, con un ritmo che talvolta procede quieto, talvolta spezza i versi («Vibra, / perde / azzurro.»).

La silloge stessa si legge come un’onda: inizia con un ricordo personale e continua con una progressione che si infrange, poi, contro qualcosa. Ritorna, nella seconda parte, portando con sé i resti, i frammenti, altri ricordi («Sono ancora tutto / quello che mi resta», «Cosa volete dirmi immagini / che camminate le mie gambe, / dietro i ginocchi / che han fatto tutte quelle strade». Il movimento della memoria è un flusso circolare d’acqua.

Un altro tema sotteso all’opera è quello della nudità. Ricorre spesso, declinata, la parola “nudo” e si intreccia al concetto del riconoscersi, del recuperare la visione delle cose, come se l’acqua spogliasse di ogni trucco e mostrasse la precipua natura di ogni forma concreta di oggetto o sentimento. Anche nel dolore, l’amore è nudo e non si nasconde «Mi son tagliata i capelli lunghi un dito, / e non è cambiato nulla, / io son sempre io, ma con più nuca, / tempie, orecchie, collo, / la fronte nuda.»

Ma si sopravvive con una dignità primitiva, si sopravvive all’onda che ci inabissa e frastaglia, che non possiamo comunque evitare; riprendendo la domanda iniziale, che cosa rimane dello schianto sulla battigia, alla fine di tutto? «Quel che rimane è la vita».



Espandi la tua rete sulla costa,

geometria della mia notte

tra le spine degli ulivi

quella del tuo segno. Mi rintano

tra le crepe. Sulle facce

dei palazzi resistiamo.

Corpo a corpo. Ombre

abbandonate.


*


Il mare che il tuo corpo mi apre intorno

mi sommerge, mi respira, mi sostiene,

come sempre non mi fa annegare.

Ne esco nuova, rinnovata,

nuda, senza niente.

Qui e ora – un’onda.


*


Guardo le foglie cadute in terra,

le toccano gocce mancate.

La pioggia le preme.

Ritrovo un’assenza

tra le braccia. L’abbandono resta

sulle panchine, sotto i rami, nei recinti,

percorre sentieri educati.

Avevo promesso d’incontrare

la tua bocca: mi sono persa

tra gli arredi urbani,

che preferisco sempre chiamare alberi.

Mi chiedo ancora che senso nasconda

il perimetro di queste nette piume di pruno,

lasciate ad aspettare per disfarsi.


Lucia Brandoli (Modena, 1989) ha studiato violino al Conservatorio di Modena e Architettura all’Università di Ferrara, alla FAUP di Oporto e alla CEPT University di Ahmedabad, in Gujarat (India). Nel 2014 si è diplomata al Master in Tecniche della Narrazione della Scuola Holden e ha seguito il corso di Traduzione letteraria di Oblique Studio. Ha pubblicato tre raccolte di poesie – Anello di prova (Raffaelli, 2016), Una minima stupenda (Interno Poesia, 2019) e Convinta di esistere (Ensemble, 2021) – e la raccolta di racconti A letto non si pensa al futuro (Pendragon, 2017). Attualmente vive a Milano, dove lavora come editor e autrice per la testata online The Vision, collabora con varie realtà editoriali e insegna yoga presso lo studio Deha, di cui è socia fondatrice.

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