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Nota di lettura a "Due paradisi" di Giorgio Ghiotti

  • Immagine del redattore: Alessandro Pertosa
    Alessandro Pertosa
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Con Due paradisi (Vallecchi 2025), Giorgio Ghiotti costruisce una raccolta che si muove lungo un territorio ben riconoscibile della poesia contemporanea italiana: quello della memoria privata, dell’osservazione del paesaggio e della riflessione sul tempo. Il libro è articolato in sezioni che dialogano tra loro attraverso motivi ricorrenti – il giardino, gli animali, la casa, la città, gli affetti, la perdita – e dà forma a un percorso in cui l’esperienza individuale cerca continuamente un punto di contatto con una dimensione più ampia e condivisibile.

Fin dalle prime pagine emerge una scrittura che guarda alla tradizione senza atteggiamenti imitativi. Ghiotti mostra una notevole familiarità con il patrimonio classico e novecentesco: Virgilio, il mondo pastorale, una certa lezione elegiaca e discorsiva riaffiorano spesso, ma vengono ricondotti entro una sensibilità contemporanea. La cultura letteraria non appare come esibizione erudita, quanto piuttosto come una lente attraverso cui leggere il presente.

La sezione Pastorali è forse quella che rende più evidente questo dialogo. Il paesaggio naturale non viene rappresentato come spazio idillico o evasivo; è invece un luogo di osservazione e di misura del tempo. Giardini, alberi, animali e fenomeni atmosferici diventano occasioni per interrogare la memoria e la fragilità dell’esistenza. In questi testi il poeta dimostra una particolare attenzione per il dettaglio concreto e per le piccole trasformazioni della vita naturale, che assumono progressivamente un valore simbolico senza perdere la loro consistenza materiale.

Un altro aspetto rilevante della raccolta è il rapporto con la memoria. Molte poesie nascono dal recupero di figure, luoghi e situazioni del passato: una città d’origine, un negozio scomparso, episodi dell’infanzia, persone incontrate lungo il percorso della vita. Tuttavia il ricordo non viene mai presentato come ricostruzione nostalgica o rassicurante. Al contrario, il passato appare spesso incompleto, frammentario, soggetto a continue revisioni. La memoria è un esercizio interpretativo, una forma di racconto che non garantisce mai un possesso definitivo delle cose.

Nella sezione Prima dell’acqua e del parco questa dimensione emerge con particolare chiarezza. Qui Ghiotti osserva la trasformazione delle città e delle relazioni umane, registrando ciò che resiste e ciò che scompare. Le poesie più riuscite sono quelle in cui il dato autobiografico si apre naturalmente a una riflessione più generale sul trascorrere degli anni e sul mutamento dei luoghi.

La parte centrale del libro, raccolta sotto il titolo La vita potenziale, approfondisce il tema dell’identità e delle possibilità non realizzate. È probabilmente il nucleo più intimo della raccolta. Qui trovano spazio il desiderio, l’amore, le occasioni perdute, ma anche il rapporto stesso con la scrittura poetica. Il titolo suggerisce bene una tensione costante: quella tra la vita vissuta e le molte vite immaginate o soltanto sfiorate. Alcuni testi raggiungono un buon equilibrio tra confessione e controllo formale, evitando sia il sentimentalismo sia l’eccesso di astrazione.

Dal punto di vista stilistico, Ghiotti predilige un verso libero ampio e discorsivo, caratterizzato da frequenti enjambement e da una sintassi mobile. La lingua alterna registri quotidiani e richiami più letterari, mantenendo quasi sempre una notevole fluidità.


Copertina Giorgio Ghiotti Alma Poesia

Cos’è questo paesaggio da brughiera

tra Settebagni e la prima stazione

di Firenze, osservanti di un rito

come su uno schermo ne ammiriamo

prospettive e toni, variazioni e luci,

compresi in un tempo che ci muove

e mentre muove ci accomuna in un destino,

appena prima che la pioggia attivi

la magia dell’oro, trasformi l’erba

in prato.


*


Collezioni - è tutto quanto chiediamo

e non bastano a raccogliere l’intero

che siamo stati, che davvero potevamo

sperare d’essere tutti gli album

del mondo. Poche le cartoline,

pochi i quaderni, cornici

ancora meno - ma un sereno

scarno consuntivo avrà a cuore

il peso degli anni. Ricorderò

forse solo il cerchio bruciato

al centro del prato nella villa,

solo un tale che, vedi, rassomiglia

a chi ho chiamato amore -

tutto con beneficio d’inventario.


*


L’estate coi suoi inganni ti ha deluso,

il fastidio ti fa gli occhi sinceri -

non che disperi di credere

alla fata del buonconsiglio, a una mano

di antica data che sfiori

al passaggio più verdi le spalle -

o che salga dal fondo del pozzo

una nenia ostinata, notturna

che ammalia tacitandole le rane.

Il cielo si fa tutto una ruga

per te che aspettavi sui tetti

le rondini per metterle in fuga.



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