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«La fedeltà alla parola»: recensione a «Poesie scelte 1952-1982» di Attilio Zanichelli

  • Immagine del redattore: Alessandro Pertosa
    Alessandro Pertosa
  • 23 feb
  • Tempo di lettura: 3 min

La raccolta Poesie scelte 1952-1982 di Attilio Zanichelli (Nuova Editrice Berti, 2025) consente di leggere in modo organico l’evoluzione di una voce rimasta a lungo marginale nel panorama letterario, ma dotata di una fisionomia riconoscibile. Il volume, che attraversa quasi trent’anni di scrittura, mette in luce la coerenza di un percorso in cui esperienza biografica, coscienza politica e interrogazione morale si intrecciano senza mai separarsi del tutto.

I testi d’esordio di Sentimento d’Oceani (1955) rivelano un autore ancora legato a una tonalità lirica di ascendenza novecentesca. Le immagini insistono su guerra, memoria, morte, con un linguaggio che alterna solennità e tensione emotiva. In poesie come Notte sul Don o Memorie di battaglia l’esperienza bellica non è trattata in chiave narrativa, ma come ferita interiore. L’io poetico appare fragile, esposto a una dimensione collettiva che lo supera. La forma resta relativamente composta, anche quando il contenuto è drammatico.

Con Giù fino al cielo (1973) si registra una svolta evidente. Il verso si distende, si frammenta, procede per accumulo. L’invettiva contro le strutture del potere, contro la violenza politica e contro la degradazione morale della società contemporanea occupa uno spazio centrale. Il lessico si fa più aspro, talvolta volutamente eccessivo, con immagini visionarie che accostano sacro e profano, città e inferno, fabbrica e apocalisse. In questo passaggio, la poesia di Zanichelli assume un carattere espressionistico, nel quale l’urgenza etica prevale sull’equilibrio formale. Tuttavia non si tratta di una scrittura improvvisata: sotto l’apparente disordine si avverte una struttura interna sorretta da un forte bisogno di testimonianza.

La condizione operaia non è mai ridotta a tema sociologico. In testi come Un lavoro o Fabbrica l’esperienza della catena produttiva diventa simbolo di una più ampia alienazione. La fatica fisica e la subordinazione economica sono tradotte in immagini che coinvolgono il corpo e la coscienza. L’operaio non è soltanto figura collettiva, ma soggetto che interroga il senso del proprio destino. In questo senso la poesia di Zanichelli si colloca in una linea che tiene insieme tensione politica e inquietudine esistenziale.

Con Orsa minore (1980) e soprattutto con Una cosa sublime (1982) si osserva un progressivo contenimento dell’impeto precedente. Il verso si accorcia, l’immagine si fa più nitida. La riflessione sul tempo, sulla memoria e sulla precarietà individuale prende il sopravvento sull’invettiva. La natura - il fiume, la neve, la spiaggia, la luna - non è semplice sfondo, è spazio di meditazione. In Città addormentata o Una sera sul mare il paesaggio diventa luogo di confronto silenzioso con la propria storia. La dimensione urbana e industriale resta presente, ma viene filtrata da uno sguardo più sobrio.

Attilio Zanichelli Poesie scelte Alma Poesia

Un elemento costante è la riflessione metapoetica. «La cosa chiamata poesia» tematizza apertamente il dubbio sulla funzione della scrittura. La poesia appare fragile, esposta al rischio dell’inutilità, e al tempo stesso si rivela necessaria. Non offre soluzioni né consolazioni definitive; piuttosto mantiene aperta una domanda. Anche quando l’autore evoca figure di riferimento o contesti storici precisi, evita la celebrazione e conserva una postura critica.

Nel complesso, l’antologia restituisce l’immagine di un autore coerente, che ha attraversato stagioni culturali diverse senza adeguarsi del tutto a nessuna. La sua scrittura può risultare irregolare, a tratti aspra, tuttavia conserva una continuità di fondo: la fedeltà all’esperienza concreta e alla responsabilità della parola.

La raccolta permette di seguire questa evoluzione, mostrando come l’energia iniziale si trasformi in una forma più meditata, senza per questo perdere la tensione originaria.


Attlio Zanichelli Alma Poesia

Attilio Zanichelli nasce a Parma nel 1931, in una di famiglia operaia. Acquisito il diploma di terza media, svolge diversi lavori ed infine è assunto come macchinista nella Vetreria Bormioli Rocco. Iscritto al Partito Comunista, prosegue la sua formazione da autodidatta, pubblicando interventi di argomento ideologico e letterario in varie riviste (ArsenaleNuovi argomenti). In contatto con poeti quali Attilio Bertolucci e soprattutto Franco Fortini, pubblica quattro raccolte di poesie: Sentimento d’Oceani (Milano, Gastaldi, 1955), Giù fino al cielo (Parma, Guanda, 1973), Orsa minore (nella silloge: Nuovi poeti italiani:1, Torino, Einaudi 1980), Una cosa sublime (Torino, Einaudi,1982). Muore a Parma nel 1994.

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