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  • Alessandro Pertosa

«I sogni da recuperare»: recensione a "Ricostruzione delle favole" di Fernando Della Posta

Con Ricostruzione delle favole (peQuod 2022) Fernando Della Posta ci consegna un’opera ricca di immagini e simboli, che rendono la lettura scattante e dinamica. A un’analisi superficiale, il linguaggio potrebbe apparire persino accessibile, ma in verità, fra le pieghe delle parole, si nascondono i significati metaforici, che rendono il testo articolato e profondo.

Per Della Posta, la favola è la chiave migliore per comprendere la realtà. Ma il tempo che viviamo sembra aver dimenticato questo insegnamento e così è necessario reintrodurre il «fantastico» nella trama intricata del nostro presente. Oggi tutto sembra riducibile al principio di non contraddizione, a una razionalità tecnica, a una conoscenza logica e scientifica, basata sui nessi causali e sulle dimostrazioni. Ebbene, in quest’opera l’autore mostra la necessità di pensare e vivere diversamente, per riacquisire spazi d’umanità enigmatica e misteriosa. Le favole servono a questo. Servono a comunicare qualcosa in chiave mitica e simbolica, presentando un’eccedenza, un di più che non si lascia dire e impedisce la reificazione dell’uomo. L’uomo, sembra dirci Della Posta, non è una cosa fra le cose. L’uomo è quell’enigma capace di produrre storie e immagini, che innescano il sogno e il desiderio.


L’opera si articola in cinque sezioni.

Nella prima – Apparizioni – l’apocalisse abita il quotidiano, rivelando lo splendore dello strazio. Dinanzi alla catastrofe l’uomo vive una tensione di angoscia e meraviglia condite da nostalgia, per quel mondo mitico e fantastico – forse irrimediabilmente perduto – che sta alla radice della storia umana.

In Agonia dei ghiacciai, seconda sezione dell’opera, l’io lirico penetra nella realtà fino a indagare le dinamiche relazionali, che portano il soggetto a cogliersi come tale in virtù di un «tu», di qualcuno che lo riconosca e lo nomini. E riconoscere l’altro, riconoscere nell’altro la medesima umanità è probabilmente il passo più delicato e complesso. Perché il mondo, soprattutto per l’adulto, si presenta poliedrico e di difficile lettura. Per il fanciullo può essere diverso. «Nei tempi dorati in cui bambino – scrive Della Posta – venivi avanti dall’informe, santi / eroi fissati per l’eternità / al culminare dell’ultima danza, / segnavano il sentiero dei viventi / ed anche il tuo confuso tra di essi. […] L’illusione era che ogni cosa fosse // al proprio posto» (p. 27). Il bambino osserva il mondo e lo trova probabilmente ragionevole: ogni cosa è al suo posto. Ma crescendo, dopo giorni e giorni, «quando la luna è alta e illumina il lento / sonoro brusio delle stelle, tu / dannato allo specchio cerchi uno stile, / la cifra, ma il simile cui non somigli / deride, diffida, ti cuce addosso / l’insignificanza, la tragica commedia» (p. 28). Dai tempi dorati dell’infanzia si giunge quindi alla maturità incapace di affidarsi all’altro, di consegnarsi al proprio simile.

E l’uomo così incapace di orientarsi, cerca – nella terza sezione – un «porto sicuro» (p. 47), che tuttavia non c’è, o se c’è sfugge alla presa.

Le ultime due sezioni – in una sorta di apocatastasi poetica, o per dirla più semplicemente un ritorno apocalittico dell’inizio – ci parlano delle «colpe che non abbiamo affrontato» e chiudono con la speranza dell’amore. Quell’amore salvifico, «quell’amore che distoglie / dall’abbraccio di una nenia mortale / col fragore dello schiaffo sonoro, / tutto frappone resistenza. / Così ogni custode leale è l’arcangelo / che veglia e che combatte saldissimo, / eroico, sprezzante, spietato» (p. 77).


Fernando Della Posta, nato nel 1984 a Pontecorvo(FR) vive a Roma. Tra i tantissimi piazzamenti nei concorsi letterari nazionali ricordiamo i primi posti al Premio Bologna in Lettere del 2016, al Premio Poetika del 2017, al Premio Zeno del 2018, al Premio Antica Pyrgos del 2020 e al Premio Arcipelago Itaca del 2021. Sue piccole sillogi e recensioni ai suoi libri sono reperibili sul web sui migliori blog letterari ed è presente in diverse antologie di rilievo nazionale. Ha pubblicato le raccolte di poesia “L’anno, la notte, il viaggio” (Progetto Cultura 2011, prefazione di Abele Longo), "Gli aloni del vapore d'Inverno" (DivinaFollia 2015, prefazione di Silvia Denti), “Cronache dall’Armistizio” (Onirica 2017, prefazione di Anna Maria Curci), “Gli anelli di Saturno” (Ensemble 2018), “Voltacielo” (Oèdipus 2019, prefazione di Roberta De Luca e postfazione di Doris Emilia Bragagnini), “Sembianze della luce” (Ladolfi 2020, prefazione di Luca Benassi e postfazione di Giulio Greco) e Sillabari dal cortile (Macabor 2021, prefazione di Nicola Grato).

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