«Un riflesso di specchio»: recensione a "Referti" di Fabrizio Bregoli
- Alessandra Corbetta

- 6 giorni fa
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Nel panorama della poesia italiana contemporanea, la figura e la ricerca di Fabrizio Bregoli si sono distinte con sempre maggiore nitidezza per un’affilata consapevolezza formale e per un’originale compenetrazione tra i codici del sapere. Fin dalle sue prime prove liriche e dalle raccolte che ne hanno segnato il percorso (quali Il senso della neve, Zero al quoto e Notizie da Patmos), l'autore ha strutturato una poetica rigorosa, fondata sull'equilibrio metrico e sul fecondo attrito tra la freddezza del linguaggio matematico-scientifico e la precarietà dell'esistenza. Tuttavia, con la pubblicazione di Referti (Società Editrice Fiorentina, 2025), Bregoli ha realizzato uno scarto epistemologico decisivo: il lessico iperspecialistico e le categorie analitiche cessano di agire come mere metafore o inserti decorativi per farsi metodo, protocollo di indagine e diagnostica stessa dell'atto dello scrivere. Come ha giustamente evidenziato Alfredo Rienzi nella sua articolata disamina apparsa su “Poesia del Nostro Tempo”, la doppia natura di Bregoli — autore di comprovata maturità poetica e al contempo ingegnere delle telecomunicazioni — consente un vero e proprio ribaltamento prospettico nell'alveo della cosiddetta "Poesia della Scienza". Non è più la poesia a servirsi della scienza come di un repertorio figurativo estraneo, ma è il codice scientifico stesso a farsi carico dell'interrogativo umanistico, piegandosi a diventare «un sovrapporre / mondi distanti un riflesso di specchio» e offrendosi quale «calco esatto, stele di Rosetta» per tentare una decodifica rigorosa del reale. L’opera si presenta come un saggio-teorema dall'impostazione enciclopedica, organizzato secondo un disegno vettoriale e una precisione architettonica assoluta.

Già dai versi del componimento proemiale, Bisogna disimparare a scrivere, l'autore impone la "disciplina di una scienza onesta" e la radicale esenzione da qualsiasi "verso nobile" o compiacimento estetizzante, definendo la poesia come una «cruda formula» e un «referto» nato dalla fabbrica ostinata della resa. Da questa premessa si dipana una macrostruttura in sei capitoli-sezioni che attraversano territori eterogenei del sapere: dall’astronomia galileiana alla geometria non euclidea e alla topologia di Riemann; dalla fisica ondulatoria alla biologia molecolare e alla morfogenesi di derivazione turingiana, fino a precipitarsi nella fisica dello stato solido, nell'elettronica dei semiconduttori, nella teoria dell’informazione e nella crittografia lineare. Questa costruzione posiziona l'operazione di Bregoli — accostabile, come nota Rienzi, ai risultati di Bruno Galluccio ed erede della lezione di Leonardo Sinisgalli — al vertice della sperimentazione di confine tra cultura scientifica e umanistica.
Nella sezione d'apertura, Diario di Galileo, l'osservazione astronomica e la meccanica celeste diventano il teatro della crisi gnoseologica, dove la pretesa di ghermire l'ordine del cosmo attraverso "numero e compasso" si scontra con la corruttibilità intrinseca della materia e delle sfere celesti. La caduta profana delle meteore rivela una sottile «incrinatura di quel ghiaccio teso / che ci ostiniamo a chiamare Dio», conducendo l'indagine a risolversi nell'inevitabilità dell'abiura, intesa come solo atto di onestà intellettuale per sollevare l'uomo dalla sua troppa solitudine. Il successivo Rettilario di Riemann segna uno scatto verso l'astrazione della matematica pura e della teoria dei numeri primi, le quali subiscono però un'imprevista e inquietante metamorfosi organica. Concetti come la funzione zeta, la retta critica o gli zeri complessi si calano in una dimensione corporea e predatoria, all’interno della quale i numeri primi diventano «scorie fossili» o «intrusi e nobili» confinati in un lebbrosario, mentre la funzione del crivello d’Eratostene viene assimilata a un’esfoliante «écdisi / di òfidi scaglia / a scaglia, squama / a squama». La purezza dell'algebra viene così contaminata dalla rugosità della carne e dal retaggio della bestia.
Un vertice di estrema coerenza tra forma e significato si avverte nella quarta sezione, Aporie seriali; qui la struttura stessa si fa rappresentazione ideologica, come testimoniano i testi, intitolati seguendo la progressione dei numeri di Fibonacci (0, 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, per poi riscalare specularmente fino allo 0), e il numero dei versi di ciascun componimento, corrispondente esattamente alla cifra del titolo, comprese le due "a-poesie" vuote in corrispondenza dello zero originario e finale. In questa sezione, la biologia cellulare, la botanica e le dinamiche della fillotassi mostrano come la natura organizzi la propria sintassi secondo rigide equazioni; tuttavia, la perfezione del canone aureo o della spirale logaritmica del nautilo rivela il suo volto aporetico, palesandosi come «l'illusione ingenua delle regole» con cui l'uomo tenta di schermare il caos e l'impianto aleatorio del cosmo. Nelle sezioni conclusive — le prose ritmiche della Fisica dei semiconduttori e i versi asciutti di Tecniche di equalizzazione — il registro adotta un'asetticità e un rigore terminologico esasperati, attinti direttamente dai manuali di ingegneria e microelettronica (diodi Zener e Schottky, giunzioni p-n, rumori di jitter, interferenze intersimboliche, codifica CIRC). Bregoli seziona la materia a livello atomico e quantico, ma è proprio nell'analisi della conduzione elettrica nel silicio o nella trasmissione ottica dei bit che emerge con maggior forza la diagnosi sulla condizione umana. Il "drogaggio" dei semiconduttori, da intendersi come l'innesto deliberato di atomi di boro o fosforo per innescare il flusso di corrente, si trasforma nella metafora ontologica del limite, dove la perfezione del cristallo equivale all'isolamento e alla morte termica; soltanto accettando l'impurità e l'imperfezione, l'individuo diventa capace di trasmettere segnale e di entrare in relazione con l'altro. Analogamente, nella teoria dei segnali, l'ossessiva ricerca dell'equalizzazione e della soppressione dell'errore svela l'impossibilità di attingere a una sorgente pura, confermando che ogni messaggio resta strutturalmente inaffidabile e che la lingua tecnologica non è che un «ennesimo abusivismo lirico». Se confrontato con la produzione precedente di Bregoli, in cui la perizia metrica (endecasillabi impeccabili, strutture chiuse) fungeva da baluardo contro il disordine dell'esistere, Referti mette radicalmente in discussione il baluardo stesso. L'autore conserva un controllo ritmico straordinario, ma forza il perimetro del verso includendo formule matematiche, codici binari e una bibliografia finale che intreccia testi di Russell a suoi articoli scientifici di fine anni '90, a riprova di una radice autobiografica convertita in paradigma universale. Come mette in luce Mario Fresa nella postfazione, la poesia di Bregoli procede per «sottrazione, elusione, deriva di sé», configurandosi come un «lucido congedo dalla illusività di ciò che può essere detto vero». La Parola, attraverso la spietata precisione del dato scientifico, si spoglia e si denuda fino a fare del "fare scienza" l'estremo tentativo di pacificare il soggetto osservante con il mondo osservato.
Referti, rifiutando con rigore tanto il patetismo confessionale quanto il mero virtuosismo verbalistico, dimostra che la vera disciplina della poesia risiede nell'accettare il verso come un "referto" diagnostico e cioè come uno strumento di decodifica che, misurando la nostra distanza dall'assoluto, riconosce nell'errore, nella frattura e nella caduta l'unica e inevitabile «presunzione indebita di esistere».

Fabrizio Bregoli, laureato con lode in Ingegneria Elettronica, lavora nel settore degli impianti di telecomunicazione. Ha pubblicato le raccolte di poesia: “Il senso della neve” (puntoacapo, 2016 – Premio Rodolfo Valentino, Finalista al Premio Caput Gauri), “Zero al quoto” (puntoacapo, 2018 – Premio Guido Gozzano, Premio Letterario Internazionale Indipendente, Premio Albiatum), “Notizie da Patmos” (La Vita Felice, 2019 – Premio Città di Umbertide, Città di Chiaramonte Gulfi e Finalista al Premio Lorenzo Montano) e “Referti” (Società Editrice Fiorentina, 2025). Ha inoltre pubblicato per i tipi di Pulcinoelefante il libriccino d’arte “Grandi poeti” (2012) e per la collana Fiori di Torchio la plaquette “Onora il padre” (Serégn de la memoria, 2019). Sue opere sono state pubblicate in “Lezioni di Poesia” (Arcipelago, 2015) a cura di Tomaso Kemeny e in molte riviste letterarie, antologie e blog di poesia. È incluso nel “Dizionario critico della poesia italiana” (SEF, 2021) a cura di Mario Fresa e censito sul sito “Italian Poetry” (https://www.italian-poetry.org/fabrizio-bregoli/). Collabora con i blog di poesia “Laboratori Poesia” e “Poeti Oggi”. Il sito sulla sua poesia e sulla sua attività in ambito letterario è https://fabriziobregoli.com/





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