Gli inediti di Stefania Giammillaro
- Alessandra Corbetta

- 2 giorni fa
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In questa sequenza lirica, la voce di Stefania Giammillaro registra un sensibile scarto evolutivo rispetto ai lavori precedenti, muovendo verso un evidente e consapevole rafforzamento identitario della sua voce poetica. Se nei componimenti passati il soggetto poetico sembrava abitare la memoria in forma di contemplazione passiva, qui la scrittura si fa architettura di resistenza, capace di insediarsi nella ferita e trasformare la tragedia stessa in luogo dell'abitare. Il percorso di riappropriazione del sé muove dal ricordo di un'adolescenza ancora sospesa — segnata da un «acerbo femminile» e da una pudica esitazione — per approdare a una maturità dello sguardo che non teme la finitudine. L'identità non si definisce più per sottrazione, bensì per sedimentazione: la presenza dell'autrice si fa salda proprio laddove impara a misurare l'assenza, convertendo la privazione in una liturgia del quotidiano in cui «il poco comanda». Gli elementi della realtà tangibile — dal casco sullo spaventapasseri alla macchia sul pantalone — perdono la loro mera contingenza per ascendere a veri e propri sostegni di un'auto-affermazione ontologica. Infine, il serrato confronto con il tempo e l'invocazione alla figura materna testimoniano una voce capacità di abitare l'intervallo dell'esistenza con fermezza ed evidente sovranità espressiva.
L'ultimo bagno
prima di salire per pranzo
non il tempo di asciugare
coppe imbottite
da un acerbo femminile
lavarsi almeno il sale di dosso
lasciare lingua e denti a smaniare
il fuoco tra i granelli
le foglie del vialetto
bastavano a proteggere ogni nudità
bastava crederci insomma,
che potesse essere concesso lo sgarro
potesse non disturbare lo sguardo
ci avrebbe pensato l'età
a giustificarlo
ci avrebbe pensato l'estate
a riderci un po' su
*
Lo spaventapasseri indossa
il casco dell'incidente
corvi si appollaiano sulle spalle
passerotti picchiettano le dita
di fogliame e rami secchi
nessuno osa sfiorare il casco
o giocarci, nessuno osa aver
paura di chi non c'è più
*
Ti hanno vista passeggiare
accanto a uomini diversi
eri sempre alta e slanciata
a volte rossa a volte castana
chi ha detto di conoscerti già
mentiva o si sbagliava
eri antica come questo cielo
di prima primavera nascosto
ancora al freddo dell'imbrunire
eri saggia come il tempo lento
macinato da mani in pasta
non ti sei persa più tra rami nudi
sei rimasta acerba nella ricerca
di parole che il vento suggerisce
al verde bocciolo dell'ultimo fiore
*
Un aprile a solleticare mignoli
su pavimenti di lavanda
la sfida è sempre la stessa:
uscirne vivi.
Ma come può una tragedia farsi casa,
resta la domanda.
O forse ancora, un passo indietro
l'abolizione dell'ora legale che macchia
di minestra il pantalone bianco.
Non si sa come vestirsi
eppure nella memoria
ancora ci ammalia il bello
e non sappiamo perché resti lì
a portata di mano
Non se ne accorge che passiamo muti
senza farci caso.
*
Da scatole semivuote s'impara la morte
dalle persone, a restare
centellinare il pane, l'olio
l'acqua, il sale
come sul punto di terminare
rendendoli sacri
Ecco come il poco comanda
il minuscolo risorge
da ceneri consumate
su cene in cottura
non sapremo mai il dopo
né la sua durata
eppure nell'intervallo
prossimo alla fine
il tempio ampio si dilata
piano respira la fiamma
in quel tempo sarebbe bello abitare
in quello spazio esatto, morire
*
I vestiti che saranno almeno vent'anni
i pantaloni di pelle tornati di moda
come i Roy Rogers di un tempo
un Baglioni cantato a memoria
mentre nascondi ricordi
schiacciati dietro la curva
Che ne sarà della bellezza?
Sembra te lo chieda il semaforo
che frena la tua voglia di andare,
dire, fare, giocare con i capelli
mentre parli e sorridi di schiena
a quegli anni, i tuoi anni
Ti immagino ostinata su una sedia
a moltiplicare equazioni
su emozioni
Che ne sarà del fiore non ancora colto
dall'inverno, mamma?

Stefania Giammillaro (Messina, 1987) è avvocato, PhD in Diritto processuale civile presso l’Università di Pisa. Ha pubblicato: Metamorfosi dei Silenzi ( Edas, 2017) e L’Ottava Nota – Sinfonie Poetiche (Ensemble, 2021) ed Errata Complice, peQuod, 2024. Performer poetico–teatrale, cura gli eventi letterari presso il Caffè Letterario Volta Pagina di Pisa e la Libreria Civico 14 di Marina di Pisa. Presso quest’ultima organizza la Rassegna Poetica Un (A)Mare di Versi Dialoghi D’Autore, già alla sua II edizione. Fa parte della redazione de Lit-blog “Le Finestre de L’Irregolare” e del giornale online Emme24.it. Suoi inediti sono stati pubblicati su «La Repubblica», nella rubrica La Bottega della Poesia, (Bari, Napoli e Torino) e sui Blog: «Inverso–Giornale di Poesia», «LaRosainPiù», «VersoLibero», «LeParolediFedro», «PoetiOggi», «FaraPoesia», «VersanteRipido». Un suo inedito in vernacolo siciliano Riccillu ò mari è presente sull’ultimo numero della rivista semestrale Bubble’s Italia Magazine, nella rubrica “La terra della Poesia”, curata da David La Mantia. Nel 2024 la sua prima collaborazione cinematografica per il cortometraggio “Fidati di me”, in veste di autrice del monologo finale. Fa parte di diverse Antologie delle quali si ricorda Riflessi-Rassegna Critica alla Poesia Contemporanea (Edizioni Progetto Cultura 2023), curata da Patrizia Baglione, con nota critica di Davide Toffoli e Dark way of Sicily – Voci Black (ilglomerulodisale 2024), curata da Enzo Cannizzo e Sebastiano Adernò.




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