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  • Valentina Demuro

Nota di lettura a "Rime selvagge" di Corrado Aiello

«Un non so che all’andare / informa la mia vita / incerta al divenire / suo vento ineluttabile» sono i primi versi che aprono la raccolta Rime Selvagge (Edizioni Ensemble, 2020) di Corrado Aiello e che subito toccano il tema centrale dell’opera. Il poeta si scopre (e ci scopre tutti) in una dimensione indecifrabile ma intensamente percepibile, che pungola continuamente l’esistenza umana spingendo a compiere un viaggio in sé e altrove, a una ricerca perenne e inesaudibile. «Ma anche la poesia fugge» – dice – perché si tratta di un vagare che è anche poetico, muovendosi dall’impossibilità di identificare un’immagine definita, all’abbrivio creativo, che prova a dare una forma, talvolta anche sul un foglio stesso, con lo spazio dei versi, sfiorando il calligramma. Compaiono molte ripetizioni, come «andare andare», «vorrei vorrei», «viaggiare viaggiare», «che pur si vive che pur si vive», «accade accade», versi spezzati, brevi aiutano il ritmo in un ipnotico movimento che permette lo straniarsi, il distacco, l’errare. Non esiste, però, un processo generativo che contenga tutte le soluzioni e la forza stessa della genesi poetica che rimane «ambigua come il vento». Siamo immersi in un contrastante divenire che è proprio della natura umana «solo l’uomo m’apparve indefinito» e del tempo umano, in dialogo continuo e simultaneo con il presente e il passato «Ogni tanto visito il fanciullo che ero / Ogni tanto critico il bimbo che dura / E trovo la mia anima ancora pura / E trovo il mio spirito sempre fiero» in eterno movimento che raccoglie tutte le cose della vita, mutevoli e variabili anch’esse, in intima commistione con la natura (spesso si incontra il paragone con il mare o il cielo, un «blu vagabondo»).

Deinos è il titolo la seconda sezione di cui il primo testo fa eco alla storia di Tiresia e dei serpenti, quasi anticipando il tema erotico che qui incontriamo con tutte le sue endogene dicotomie e dichiarando ulteriormente l’ambivalenza semantica della parola “terribile”. Interessante è «Tra te / E me / L’impronunciabile attingere» per indicare l’impossibilità di definire che talvolta si eleva e sfocia quasi nel misticismo amoroso («sei andata persino / al di là / dell’amore / sei l’ombra / numinosa / di un destino») e in un’ineffabilità che però è impossibile concepire senza una carnalità da attraversare, come nella lezione esperienziale di Siddhartha che riesce toccare il cielo attraverso le cose più terrene: «così, possedersi a vicenda – questo fottersi reciproco dei / corpi (ansimanti) per arrivare, avvinti all’anima, attraverso / una voce»

Nell’ultima parte, come alla fine di un ampio ragionamento, la silloge ritorna sulle questioni iniziali chiudendo il cerchio con la consapevolezza matura di questo movimento continuo che abbraccia la vita intera e di cui il poeta (del quale l’identità viene affermata concretamente più volte) si propone come strumento, accettando la propria esistenza in divenire in canto eterno e misterioso: «Resistiamo, comunque resistiamo – / viviamo, nel disordine / di un piccolo miracolo»



Il dilemma del corpo

corre la superficie

in-finita d’un tempo

largo non più d’un’eco

cieca al suo divenire

inverno del ricordo


*


Non più bambina

ma donna non ancora,

fiore già maturo

e ninfa marina

Oceanina

che vanisti in un’ora,

servi al cuore duro

fame da sirena


*


Vivi la poesia

(muto, arrendevolmente)

col tuo tendere altrove

nel tuo stare e non stare

al di qua d’ogni senso

chiuso, ma in un silenzio

d’amore, che da nulla poi si muta

in culla

d’in-dicibili


Corrado Aiello (Piano di Sorrento, 1984) è poeta, scrittore, traduttore e haijin. Suoi scritti sono apparsi in diverse antologie, blog e riviste di settore (nazionali e internazionali). Nel Dicembre 2020 ha pubblicato per i tipi di Ensemble la sua opera prima, Rime selvagge.



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