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  • Alessia Bronico

Commento a "La casa degli scemi" di Anna Maria Farabbi

Anna Maria Farabbi si interroga sulla vita e sulla morte, sul senso dell'esistenza e lo fa muovendo da temi quali la Grande Guerra, il terremoto d'Arquata, l'osservazione degli scemi ovvero le persone che vivono un disagio mentale, questione che non perde mai di essere attuale. Il lettore si sposta tra soldati, barellieri, infermieri, macerie e Bruno, maestro ambulante anarchico. Quello di Farabbi è un indagare che procede attraverso una parola che non cerca allusioni: «il cuore è un organo che lavora il sangue / non lo uso per simboli e metafore». La parola che è mezzo, attenzione, unione, «impegno civile», «ricerca interiore», «spiritualità» e «via politica», modo per arrivare a «un qualunque tu».



Vorrei essere in grado di scavare la pagina fisicamente con le unghie con i denti con la lingua crearvi un utero di accoglienza per la tragedia nell’ingiustizia che sotto comando assisto e rovesciarvi tutti i morti e i feriti che raccolgo la mia schiena spezzata le mani anche la barella

da La casa degli scemi (LietoColle - Pordenonelegge Collana Gialla Oro, 2017)

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