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  • Francesco Destro

Nota di lettura a "Lunamajella" di Gian Piero Stefanoni

Una partecipe osservazione dell’esistente, in un omaggio alla terra abruzzese. Potrebbe definirsi così, il libro di Gian Piero Stefanoni Lunamajella (Edizioni Cofine, 2019).

Lo sguardo del poeta accompagna le ombre sui muri, sorvola i fiumi, si frange sui monti, alza le pietre in cerca di vincoli di parole, in una comunicazione, a tratti, dai riecheggi leopardiani, in un continuo svelare ciò che si cela dietro l’apparenza.

Con partecipazione, ma anche con discrezione e ritegno, Stefanoni indaga il cuore di questa terra «con la sua nobile semplicità del dire poetico» (definizione che prendo in prestito dalla prefatrice Anna Maria Curci): diventando punto in movimento che incorpora in sé stesso il luogo che visita o «affronta». Un luogo come continuo sistema di segni, rielaborati in brevi poesie e in poesie omonime ma che sembrano divenire, nel corso della lettura, la ripresa e la contraddizione dello stesso discorso.

Ed è qui che, riprendendo ancora una volta un termine della prefatrice, con l’utilizzo di una «parola-universo» la raccolta si fa ritratto e trait d’union tra la terra e il cielo, il cielo e la roccia, la roccia e l’acqua, l’acqua e Dio, in un contesto in cui affiora il massiccio che dà il nome alla raccolta: la Majella, situata nell’Appennino centrale abruzzese, definito dal poeta come un «globo sospeso».

Un discorso in cui Stefanoni richiama elementi di toponomastica e morfologici, con un linguaggio che sa rendere tangibili le differenze e le compresenze: un prezioso merito da attribuire anche alla scelta di una rosa di traduzioni nel dialetto abruzzese d’area teatino-frentana di Mario D’Arcangelo, versioni in cui si rafforza il rapporto con un luogo diverso ma definito.

In conclusione, con questa sua raccolta, Stefanoni ci fa dono di un viaggio in una terra dalla quale emerge un sentimento di abbandono e al contempo di speranza, o forse tenacia: una breve raccolta poetica dalla sintassi forse impressionista, dove non c’è una distorsione o esagerazione, ma una continua suggestione in cui si indaga la stasi e il movimento, il principio e il rinnovo, l’incertezza e la determinazione. In cui lo sguardo, dolorante e che si chiede se davvero al qui appartenga solo la perdita, può forse tornare ad alzarsi.




La penna (III)


ossa

Devi bere per questo pianto amaro,

per questa scossa del cuore nella neve,

questo deserto di uomini e cose.

Sola ci appartiene la perdita,

della fontana il lento ghiacciare,

lo stormire non nostro degli uccelli.


La penna (IV)


Superati – e dimenticati – dal cielo

che pur nell’abbraccio ci dà nome.

Forse è per questo che oggi

lo sguardo si alza ma non supera i tetti.

Troppo dolore all’occhio, troppo lontana la terra

al cuore, al suo bambino, il vento piglia tutto.


Rassetti


Sempre prima di addormentarmi

penso alla morte, al rassetto che sarà

sotto questa montagna di immenso lumino,

sopra questo lago incoronato dalla diga.

Non vi sarà strada, non vi sarà utensile

solo un’altalena di piccole spighe non spazzate

e il santo di gesso a fissare nel volto ceruleo

della stanza le mani secche, l’attesa

dell’altro chiamato al mio posto.


Nato a Roma nel 1967, laureato in Lettere moderne, ha esordito nel 1999 con la raccolta In suo corpo vivo (Arlem edizioni, Roma) a cui son seguite insieme a pubblicazioni in ebook altre quattro raccolte, Lunamajella nel 2019 l'ultima per la Cofine edizioni di Roma. Suoi testi sono apparsi in diversi volumi antologici e periodici specializzati e sono stati pubblicati in Argentina, Spagna, Malta, Grecia e Francia. Già redattore per la rivista di letteratura multiculturale “Caffè” e, per la poesia, della rivista teatrale “Tempi moderni”, dal 2013 sempre per la poesia è recensore di poesia per LaRecherche.it e dal 2014 giurato del Premio "Il giardino di Babuk- Proust en Italie". Tra i riconoscimenti ama ricordare i più lontani quelli per l'inedito “Via di Ripetta” e “Dario Bellezza” entrambi nel 1997 insieme all'ultimo, il "Succisa-Virescit", sempre per l'inedito nel 2020.


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