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  • Martina Toppi

Nota di lettura a "Domestiche abitudini" di Giorgio Casali

Prima di entrare in Domestiche abitudini la tentazione è quella di compiere gesti rituali: togliersi le scarpe, girare le chiavi nella toppa, scostare con una mano la tenda perché gli ultimi raggi di luce del pomeriggio possano illuminare il parquet. Azioni apparentemente e anche intrinsecamente vuote che però ci costruiscono come identità individuali. Giorgio Casali, anno 1986, nella sua raccolta edita nel 2020 dall’associazione culturale Contatti, raccoglie testi poetici scritti tra il 2004 e il 2019 e articolati in sette sezioni, stanze di una dimora dai pavimenti a lungo calpestati.

Si inizia dalla fine, rientrando dalla porta di servizio della vita, dopo aver conosciuto la morte. Una morte che pur non sconvolgendo ferisce a fondo: è sabbia ferma nella clessidra, un odore che resta impigliato al tavolo dei pasti quotidiani, un luogo dove il vai e vieni dell’esistenza si scontra con la freddezza della pietra, fermandosi appena per un istante. La morte è però domestica tanto quanto la vita: entrambe Giorgio Casali le trova per strada.

Per la strada – sembra suggerire il poeta - si vive di ricorsività. Una condizione di andirivieni e luoghi già visti, che si fanno proprietà fisica e individuale dell’uomo attraverso la lente del ricordo. Ma se è vero che la strada si ripete, è anche vero che la strada allunga la vita e non riesce a stancarla, nemmeno se percorsa innumerevoli volte. Basta “fare di luci colonne sonore” e segnare “le zone col pastello attraversate”, disegnando una geografia dell’abitudine nella quale riuscire comunque a smarrirsi:


Le strade le stesse


Per fare domestiche le strade ci vogliono stagioni, anni e anni di riandare alla rotonda e non lamento che l’angolo di sterzo sia sempre lo stesso, uguale la profondità dei giorni e quella degli istanti: il cammino non riesce ad invecchiarmi per il solo fatto di restarmi.


Tra la morte e la strada Casali mappa una vita in relazione, che la sua penna non esita a imprigionare in versi dalla sagace ironia, tratteggiando con un ritmo mai banale istantanee di una quotidianità domestica eppure estremamente desiderabile, anche quando faticosa, anche se dolorosa. La celebrazione di ciò che è vissuto e iterato è commuovente ai limiti dell’assurdo: abituali sono i passi percorsi per le stanze, quotidiane le guerre fredde, un gesto alla finestra si fa simbolo di patria, mentre alcune presenze costanti sembrano fermare il tempo riempiendolo di significato. E in questo tempo, ripetuto ma che di fatto scorre, la bellezza è insita nel già detto, nel già fatto, nello scoprire ogni giorno quel concetto banale eppure mai scontato per cui casa non è un dove, ma piuttosto un chi.


Geografie


Dove il mattino ci ritrova riposti gomito tra mani, caviglia sui calcagni fronte su torace, gambe messe giuste tra le cosce ed altri fantasiosi attorcigliarsi che la notte inventa ai nostri corpi, è già la casa, porta del Cielo, tempo che trovo il senso di ogni luogo.



È verso la metà della raccolta che il lettore vede l’ago della bussola muoversi verso una direzione precisa senza più tentennare. Con lo scorrere delle pagine, immerso nei versi, chi legge Casali scorge già una fine proprio perché è di una vita come tante che il poeta prova a intessere la trama. Domestico è l’aggettivo chiave non solo perché presente nel titolo, ma perché capace di riassumere in sé un progetto poetico scevro di orgoglio. La poesia di Casali sta attaccata alle mura di casa, alla pelle di chi ama, a ciò che alla fine dei giorni passa il setaccio e ci rimane impigliato tra le mani:


Una sera di giugno


La giornata, sì, muore, e tu torni in casa per la cena poco prima che si nasconda il sole; fuori il vento continua sull’amaca, la mena. Ad ogni cosa che rimane mi sforzo di cercare spiegazione, una scusa di gioia, un nome.


Ma nella vita domestica l’ovvio non è ospite solitario: accanto a lui cena silenzioso anche il mistero. Un commensale ben più complesso da interrogare e che pure i versi di Casali non lasciano silenzioso. Anche lui, invitato al banchetto abitudinario, è tangibile presenza che riempie una vita come tante, eppure unica nella propria ricerca individuale. L’io di Casali, per quanto costruito sui garanti che ognuno di noi richiede per stare bene - il ricordo di chi è stato, la presenza di chi ci ama, il luogo degli affetti –, è pur sempre un io in ricerca di qualcosa di più, che nel quotidiano cela il proprio mistero dall’inizio dei giorni (Fatti vedere, / non battono le ore le campane. Ne suoni almeno una. /Dove sei nascosto? /Fatti trovare.). E nella ricerca quotidiana narrata da Casali la poesia si fa strumento quasi magico, capace di dare fiducia all’eroe: non importa se serva o meno, dice il poeta, anzi di certo non serve a molto. È come un gioco, come stare sull’altalena, una perdita di tempo ma perché il tempo sia nostro, va un po’ anche perduto e in questa mappa di abitudini ci si può sempre perdere, a patto però di ritrovarsi e scoprire così di non essere qualcosa di dato per scontato: «ricordarsi di essere salvati».


La poesia non serve a niente


La poesia non serve a niente come tornare per un’altra strada, seguire l’istinto di una sera, l’avventura, il giro che arrivi dove l’asfalto finisce, si fa stradicciola. La poesia

è un pensiero che non lascia dormire la stradicciola da fare senz’altro che stringe un paese, che mette felice.


Giocando con luoghi e affetti quotidiani, senza mai idolatrare la felicità ma facendola passare anche per la cruna del dolore, Casali canta una vita che ci accade, a dispetto di noi, ma nella quale ci è dato stare a con gambe salde e occhi attenti. E trovare negli attimi abitudinali e in versi inutili un senso.


Giorgio Casali è nato nel 1986 e vive a Fiorano, in provincia di Modena. Speaker di Radio Antenna1 dal 2009 al 2014 con il programma "Bankshot", ha pubblicato i libri di poesia Attaccamenti (Albatros, 2010), Notte provincia (Edizioni clandestine, 2011), Poesie (edizione privata, 2012), Sotto fasi lunari (Incontri editrice, 2013), Diarietto cattolico (Giuliano Ladolfi editore, 2016) e Domestiche abitudini (Edizioni Contatti, 2020). Con il pittore Andrea Chiesi ha pubblicato il catalogo d'arte 19 paintings 19 poems (Italian Cultural Institute of New York, 2014), dal quale è stato estratto lo spettacolo "Forma Suono Parole", con la collaborazione musicale dei Divisione Sehnsucht, presentato la prima volta al Poesia Festival 2014. È uno dei centoquattro poeti dell'antologia Come sei bella (Compagnia Editoriale Aliberti, 2017) curata da Camillo Langone e dedicata all'Italia.

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