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"Le Rubriche di Alma": Ingeborg Bachmann (I Appuntamento)

Immagine del redattore: Sara Vergari
Sara Vergari
1 giorno fa
Tempo di lettura: 2 min

Ingeborg Bachmann a Roma: il superamento dei confini


L’arrivo di Ingeborg Bachmann in Italia nel 1953 è l’atto di superamento dei confini, la conseguenza di un’inquietudine intellettuale e morale che nasce dagli anni dell’adolescenza. La Carinzia, terra d’infanzia abbandonata dopo i diciotto anni, ha già lasciato in lei tutte le ferite che la scrittura e la vita faranno riemergere; l’assassinio nell’orrore della guerra, il disorientamento per la vicinanza a tre culture e tre lingue diverse (la Carinzia è la regione più meridionale dell’Austria e confina con Italia e Slovenia), il desiderio di liberazione dalle ideologie naziste. Proprio in questi anni trascorsi durante il periodo della Prima Repubblica, perfettamente rievocati in Giovinezza in una città austriaca (in Il trentesimo anno), fino all’ingresso delle truppe tedesche in Austria, nasce in Bachmann il tema dei confini – geografici, linguistici, culturali – e la necessità di oltrepassarli. Il progressivo allontanamento dai confini carinziani si ha a partire dagli spostamenti, per studiare, a Innsbruck e Graz, per poi terminare l’Università con la laurea in filosofia nella città dove tutte le aspettative confluiscono, Vienna. Tuttavia la Vienna del 1946, quando arriva Bachmann, è una città distrutta dai bombardamenti, dominata da miseria e da una politica che ancora mira a occultare le proprie responsabilità nell’avvento del nazismo. La realtà presente e le nuove iniziative in campo letterario si incontrano con un clima culturale legato al passato, nei modelli di Musil, Kraus, Rilke. Anche a Vienna dunque Bachmann ritrova quei confini che non le permettono di rimanere. Nel momento del maggior successo viennese, ormai perfettamente inserita nell’ambiente culturale del Gruppo 47 e con la notorietà data dalla pubblicazione della raccolta di poesie Il tempo dilazionato, il rischio di venire risucchiata dalla mondanità è troppo alto. Nello stesso anno decide di partire per l’Italia, ospite a Ischia dell’amico Hans Werner Henze. Continua la fuga senza fine di Bachmann, testimonianza dell’implacabile bisogno di risposte. Quando lascia Vienna ha in mente solo un viaggio di qualche mese e sarà invece l’inizio dei tre anni di grande maturazione che la separano dal suo trentesimo anno. Tre anni testimoniati da un’intensa produzione poetica che confluiscono in Invocazione all’Orsa Maggiore, pubblicato proprio nel 1956.

 

Quando uno va via, il cappello

Con le conchiglie raccolte

d’estate, è bene che le getti nel mare

e parta con capelli sciolti al vento (…)

Allora tornerà

Quando?

Non lo chiedere


(Canti di un’isola)

 

Con queste impressioni dopo l’estate lascia l’isola campana e si trasferisce a Roma per la stesura del radiodramma Le cicale, commissionato dall’emittente radiofonica di Amburgo per cui lavora. Qui, gli occhi di Bachmann cercano una verità universale che non appartiene ad alcun luogo e che, abbattendo ogni confine, rivela la presenza di un unico grande spazio.



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