Commento a "Ammaritata cu Sali" di Penelope Agata Zumbo

Ammaritata cu Sali, edita per i tipi di Calamaro Edizioni, 2026, è un'opera che intreccia mitologia marina, memoria familiare e percorso di identità con una lingua che pulsa tra il dialetto siciliano e l’italiano. Il libro di Penelope Agata Zumbo costruisce un mondo sospeso tra casa e mare, dove la dimora diventa personaggio e il mare, con le sirene, i tritoni e le creature ibride, agisce da giudice, salvatore e matrice di rinascita. La metamorfosi è tema ricorrente, leggiamo di corpi che si trasformano o piante che fioriscono in colori inattesi, la trasformazione di genere non è solo racconto autobiografico, ma si fa mito e rivendicazione di nome e corpo. La lingua è luogo d'origine e verità, la ripetizione sonora e le variazioni dialettali intensificano una tessitura fonica che è insieme incantatoria e ossessiva, e ci svelano l’ambivalenza dell’essere, così troviamo il bianco e il nero, il canto e il pianto, la casa e l’abisso. Altro tema è quello della memoria familiare che funge da saga fondativa, e in ultimo scorgiamo la tensione tra visibilità e invisibilità sociale, quegli esclusi che il mare vede e accoglie. La poetica di Zumbo privilegia immagini sensoriali forti, tra le pagine troviamo sale, scaglie, rosari, corone di fiori, specchi e vesti ricamate che ritornano come emblemi di identità e protezione.
Zumbo offre un progetto originale, una poesia anfibia e polifonica che coniuga favola e testimonianza, una poesia che chiama ciascuno a confrontarsi con il proprio nome, la propria presenza nel mondo.

Virrannu, virrannu
a macchiari l’acqua toi,
a ziccarti a fozza nta reti
china i spini,
a ruvinari a vesta ianca ca pici,
masculu o biddazza,
a preghierina o a mavaria,
a malatia,
virrannu a canciari tutta to puisia.
Ma tu vaddati nta l’occhi du mari,
figghia du sali,
u to ammuri addimentica l’orizzonti.
*
Verranno, verranno
a inquinare la tua acqua,
a metterti a forza nelle reti
piene di spine
a rovinarti il vestito bianco con la pece,
maschio o bellissima,
una preghierina o il maleficio,
la malattia,
verranno a cambiare ogni poesia.
Ma tu guardati negli occhi del mare,
figlia di sale
il tuo amore dimentica l’orizzonte.





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