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"Le Rubriche di Alma": Alma & Ginsberg (III Appuntamento)

  • Immagine del redattore: Mario Saccomanno
    Mario Saccomanno
  • 4 lug
  • Tempo di lettura: 6 min

Scandalo, beat e l’effetto culturale: la ricezione e l’eredità di Howl


Quando Allen Ginsberg diede alle stampe Howl nel 1956 vi fu una reazione che coinvolse un orizzonte ben più ampio della sola sfera letteraria. Difatti, continuando la rubrica sul celebre testo del poeta statunitense, un altro aspetto da tenere in forte considerazione è il lato morale e giudiziario.

I versi ginsberghiani portarono a un processo per oscenità. L’acme si raggiunse l’anno successivo alla pubblicazione, il 1957, a San Francisco, quando il giudice si espresse favorevolmente e il libro venne dichiarato non osceno e pregno di valore letterario. Fu una vittoria che riguardò non soltanto la singola opera, ma la liberà di espressione degli interi Stati Uniti d’America[1].

Per approfondire lo scandalo legato a Howl è importante comprendere che si tratta di qualcosa da poter intendere anche e soprattutto come l’approdo della poesia nel conflitto quotidiano, l’insinuarsi nella giurisprudenza e nella lotta per riuscire a definire i limiti di quanto possa essere rappresentato[2]. Si trattò di uno scandalo che ritrasse un momento di cesura netto poiché vi fu uno schieramento ben marcato fra chi descriveva una cultura ufficiale, che si basava sulla tradizione e sulle modalità più convenzionali, e una controcultura che insisteva per il cambiamento.

Ancora, il processo portò senza alcun dubbio sotto i riflettori aspetti che fino a quel momento non erano stati presi in forte considerazione. L’attenzione ricadde su quei corpi lontani da quanto poteva dirsi norma, su una sessualità distante dalle regole e sulla critica all’autorità, quel Moloch di cui si è detto nel precedente contributo sull’opera di Ginsberg[3].

Quindi, non è azzardato riferire che il processo su Howl risultò essere uno snodo cruciale che aprì le porte e ravvivò le battaglie che, da lì a poco, si consumarono, incentrate sempre sulla libertà artistica e individuale[4].

La centralità e la naturalità dei corpi, il discorso sulla libertà del sesso, il tema dell’omosessualità e quello della follia, quest’ultimo con le immarcescibili pagine su Carl Solomon (in cui si legge una vicinanza dichiarata e una presa di posizione netta in versi, giusto come esempio, quali «dove cinquanta e più shock non faran mai tornare la tua anima al suo corpo dal pellegrinaggio verso una croce nel vuoto»): sono tutti temi che fino a quel momento erano stati il più delle volte soppressi o, tutt’al più, medicalizzati.

Howl getta in faccia le tematiche più spinose; Ginsberg decide di rilevare pubblicazione la sua sessualità e la sua poesia diventa, inevitabilmente, anche un atto di visibilità fondamentale per agire contro la censura imperante.

In modo parallelo a quanto affermato fino a questo momento, ci si può concentrare sul polisemico termine beat. Presente in Neal Cassady e argomentato da Jack Kerouac, il lemma può richiamare una sorta di stanchezza, una specie di serenità spirituale o un rimando al percepirsi come un avanzo della società.

In Ginsberg si trovano tutte queste sfumature: in Howl, in particolare, è ben presente il tema della sconfitta, il tendere verso la trascendenza e la denuncia che protende in direzione del risveglio. Va da sé che queste caratteristiche portano una produttività di fondo alla parola e una postura mutevole che strizza l’occhio alla marginalità, alla forte sperimentazione e all’opposizione sociale.

Inevitabilmente, i versi di Ginsberg sono un manifesto beat poiché richiamano i sentimenti e il linguaggio di un sentire comune. Accanto a ciò, sono versi che riflettono la sconfitta dei sogni americani. Da qui, l’importanza dell’aspetto mediatico e performativo. Non devono sorprendere le letture pubbliche o la forte vicinanza con altre figure della cultura coeva, come musicisti o attivisti. Così facendo, Howl diventò in poco tempo ben più di un libro, ma un riflesso e un punto d’incontro di una serie di esperienze differenti, un elemento centrale di una controcultura[5].

Alla luce di quanto affermato nei tre contributi incentrati su Howl, si può affermare, a conclusione, che l’opera continua inevitabilmente ad avere una forte valenza, la cui forza si esercita su diversi piani, soprattutto in quegli ambiti in cui la parola risulta essere in grado di trasformare.

In primo luogo, la forza si sprigiona dall’essere un testo lirico capace di avere una valenza dirompente; ancora, risulta essere sempre un mezzo fondamentale per cercare di allargare gli orizzonti della rete espressiva; infine, resta uno strumento per soffermarsi sui tratti più ombrosi della modernità, con Moloch al centro.

Howl chiede partecipazione e responsabilità (sia individuale, sia, ancor di più, collettiva) attraverso un linguaggio che sdegna, quando necessario la norma, a favore della capacità di volersi costruire la propria identità.


 

III.


Carl Solomon! Son con te a Rockland

dove sei più matto di me

Son con te a Rockland

dove devi sentirti molto strano

Son con te a Rockland

dove imiti l’ombra di mia madre

Son con te a Rockland

dove hai assassinato le tue dodici segretarie

Son con te a Rockland

dove ridi di invisibile umorismo

Son con te a Rockland

dove noi siam scrittori sulla stessa tremenda macchina da scrivere

Son con te a Rockland

dove le tue condizioni sono ormai gravi e l’han detto alla radio

Son con te a Rockland

dove le facoltà del cranio non lascian più entrare i vermi dei sensi

Son con te a Rockland

dove bevi tè dai seni di vecchie signorine di Utica

Son con te a Rockland

dove fai giochi di parole sui corpi delle tue infermiere le arpie del Bronx

Son con te a Rockland

dove gridi in camicia di forza che stai perdendo al vero pingpong sull’abisso

Son con te a Rockland

dove pesti sul pianoforte catatonico l’anima è innocente e immortale non deve mai morire in empietà in un manicomio armato

Son con te a Rockland

dove cinquanta e più shock non faran mai tornare la tua anima al suo corpo dal pellegrinaggio verso una croce nel vuoto

Son con te a Rockland

dove accusi i dottori di pazzia e trami la rivoluzione ebraico socialista contro il Golgotha nazional fascista

Son con te a Rockland

dove fenderai i cieli di Long Island e farai risorgere il tuo umano Gesù vivente dalla tomba superumana

Son con te a Rockland

dove ci sono venticinquemila compagni pazzi tutti insieme che cantano le strofe finali dell’Internazionale

Son con te a Rockland

dove abbracciamo e baciamo gli Stati Uniti tra le lenzuola gli Stati Uniti che tossiscon tutta notte e non ci lascian dormire

Son con te a Rockland

dove ci svegliamo elettroscioccati dal coma grazie agli aerei delle nostre anime che rombano sui tetti venuti a gettar bombe angeliche l’ospedale s’illumina da solo muri immaginari cadono Oh legioni tutt’ossa correte fuori Oh shock a stelle-e-strisce di grazia l’eterna guerra è qui Oh vittoria lascia perder le tue mutande siamo liberi

Son con te a Rockland

nei miei sogni cammini grondante quel mare traversato in autostrada per tutta

l’America in lacrime stai sulla porta del mio cottage nella notte qui dell’Ovest[6]




[1] Per la circolazione europea di Howl e per la fase giudiziaria Cfr. A. Romanzi, L’Urlo di Fernanda Pivano : The History of the Publication of Allen Ginsberg’s Howl in Italy, in «The Italianist», vol. 41, n. 3 (2021), pp. 424-445, https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/02614340.2021.2015992 (ultima consultazione: 27.10.2025).

[2] Cfr. G. Woods, Reinvent America and the World: How Lawrence Ferlinghetti and City Lights Books Cultivated an International Literature of Dissent”, in «European Journal of American Studies», vol. 12, n. 2, https://journals.openedition.org/ejas/12041?lang=en (ultima consultazione: 27.10.2025).

[3] Per un’analisi retrospettiva del processo per oscenità e per una discussione sull’impatto che ebbe Howl (in particolare sul ruolo della censura nell’intera società americana) Cfr. F.G. Colella, Looking Back at the Allen Ginsberg Obscenity Trial 62 Years Later, disponibile su Social Science Research Network (SSRN), https://www.econbiz.de/Record/looking-back-at-the-allen-ginsberg-obscenity-trial-62-years-later-colella-frank/10014101573 (ultima consultazione: 27.10.2025).

[4] Per approfondire il modo in cui la poesia ha avuto modo di interagire sulla controcultura americana Cfr. P. Lagayette, Poetry, counter-culture and public opinion: the Howl case, in J.P. Régis (a cura di), L’opinion publique dans le monde anglo-américain, Presses Universitaires François-Rabelais, 2017, pp. 97-114, https://www.econbiz.de/Record/looking-back-at-the-allen-ginsberg-obscenity-trial-62-years-later-colella-frank/10014101573 (ultima consultazione: 27.10.2025).

[5] Sulla dimensione mediatica e performativa della pubblicazione Cfr. G. Woods, Reinvent America and the World: How Lawrence Ferlinghetti and City Lights Books Cultivated an International Literature of Dissent”, in «European Journal of American Studies», vol. 12, n. 2, https://journals.openedition.org/ejas/12041?lang=en (ultima consultazione: 27.10.2025).

[6] Allen Ginsberg, Urlo & Kaddish, traduzione di Luca Fontana, prefazione di Furio Colombero, Milano, il Saggiatore, 2015, pp. 47-51.

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