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"Le Rubriche di Alma": Alma & Ginsberg (II Appuntamento)

  • Immagine del redattore: Mario Saccomanno
    Mario Saccomanno
  • 5 mag
  • Tempo di lettura: 5 min

Moloch: il simbolo, il potere e la teologia della crisi moderna

 

Proseguendo col tracciare alcuni dei numerosi tratti distintivi che connaturano Howl di Allen Ginsberg risulta inevitabile soffermarsi sulla figura di Moloch, evocata nella seconda sezione del testo e intesa, soprattutto, come incarnazione del male strutturale: «Moloch whose mind is pure machinery» («Moloch la cui mente è pura macchina»)[1].

Intanto, in merito appare proficuo evidenziare che il poeta statunitense prende un vecchio nome sacrificale e lo immette nel paesaggio industriale. Non solo: Moloch diventa vera e propria allegoria del potere burocratico, capitalistico-produttivo, militaristico e tecnologico. In altri termini, Moloch richiama la forza impersonale capace di disumanizzare[2].

L’operazione retorica messa in pratica da Ginsberg si basa sul rifarsi a un lessico sacro atto a marcare una forte denuncia tramite un registro che si potrebbe dire pressoché teologico. D’altro canto, questa denuncia – com’è abituale nel suo modo di poetare – diviene terrigna, si fa preminentemente materiale. Ecco che, da questo punto di vista, a essere descritti sono edifici, macchine e varie infrastrutture; tutti aspetti che sostituiscono il modo convenzionale del culto, pur continuando a pretendere a tutti gli effetti la stessa resa. Così, si può affermare che Moloch è, al contempo, mito e statistica[3].

Avvalersi del termine Moloch richiama a più piani di senso. Intanto, c’è l’ambito biblico-mitologico in cui Moloch si fa Dio che chiama a sé e pretende sacrifici. Poi, c’è un aspetto romantico e quasi profetico in cui si può inserire la feroce critica alla modernità industriale. In tal senso, vale la pena riferire che le numerose riserve di Ginsberg alla modernità non sono da leggere soltanto come critica puramente morale: Moloch assume la conformazione di un potere che divora o sgretola sogni, passioni e corpi; è una divinità contemporanea, legata saldamente al fare umano, che si nutre senza tregua di alienazione sociale[4].

Si può cercare di approfondire questi aspetti passando in evidenza un altro elemento caratterizzante: Moloch non è un unico essere, come si può intendere cedendo a una lettura semplicistica, ma un fitto e variegato tessuto sociale fatto di più parti. Ecco che, inteso in questo modo, prendono maggiore consistenza le varie immagini legate alla catena di montaggio, alla fabbrica o alla burocrazia: pertanto, Moloch è ogni tassello di un sistema produttivo e militare attraverso cui l’individuo viene sottomesso.

Da questo punto di vista, è chiaro che si tratta di una metafora poetica che si presta con semplicità a essere interpretata anche in chiave marxiana. Del resto, in Howl c’è senza alcun dubbio l’alienazione del lavoro, così come la riduzione della vita umana a merce. Sopra ogni altra cosa, figura il costante e irreversibile meccanismo che porta ad annichilire il soggetto. Eppure, vale la pena sottolineare che la critica di Ginsberg non può essere inquadrata solo nell’aspetto economico. Tutt’altro: il giudizio si scaglia contro la repressione sessuale, contro il tentativo di omologare la cultura e, ancora, contro la psichiatrizzazione della diversità.

Nell’ottica ginsberghiana, nello stringere il rito antico al lavoro salariato di cui è tinta la modernità, si attua una sorta di sacrificio nuovo, fatto non più di sangue, ma di tempo impiegato, di psiche e di riduzione costante della capacità immaginativa.

Infine, c’è un altro tassello che può essere passato in rassegna: richiamare Moloch può essere inteso pure come un tentativo di celebrare la protesta poesia. In altri termini: la voglia di smascherare l’idolo del presente – il potere – viene azionata tramite la poesia, che diventa mezzo contro-idolatrico, strumento per cercare di rivelare e di spezzare l’egemonia istituzionale. Quindi, Moloch diviene qualsiasi forza che agisce in favore della soppressione della creatività, a vantaggio di un appiattimento del desiderio.

Quindi, la poesia, intesa da questo punto di vista, è un sinonimo di lotta, una pratica costante, si fa azione. Sotto quest’ottica si possono leggere le prese di posizione di Ginsberg: contro la guerra del Vietnam, contro il conformismo culturale, a favore della libertà sessuale. Pertanto, nel denunciare una struttura oppressiva che schiaccia le libertà individuali e sociali, la figura di Moloch si tramuta in icona, simbolo di un potere che frammenta l’individuo e i suoi desideri.

 


II


Che sfinge di cemento e alluminio ha spaccato loro il cranio e ne ha mangiato cervelli e immaginazione?

Moloch! Solitudine! Sudicio! Bruttura! Pattumiere e inottenibili dollari! Bambini che urlano sotto le scale! Ragazzi che singhiozzan negli eserciti! Vecchi che piangono nei parchi!

Moloch! Moloch! Incubo del Moloch! Moloch il senzamore! Moloch Mentale! Moloch pesante giudicatore d’uomini!

Moloch l’incomprensibile prigione! Moloch il tibiain-crociato senzanima penitenziario e Congresso dei dolori! Moloch i cui edifici sono giudizio! Moloch la vasta pietra della guerra! Moloch i governi stuporosi!

Moloch la cui mente è pura macchina! Moloch il cui sangue è denaro corrente! Moloch le cui dita son dieci eserciti! Moloch il cui petto è una dinamo cannibale! Moloch il cui orecchio è una tomba fumante!

Moloch i cui occhi son mille finestre cieche! Moloch i cui grattacieli si ergono sulle lunghe strade come infiniti Jehovah! Moloch le cui fabbriche sognano e gracchiano nella nebbia! Moloch le cui ciminiere e antenne coronan le città!

Moloch il cui amore è petrolio e pietra senza fine! Moloch la cui anima è elettricità e banche! Moloch la cui povertà è lo spettro del genio! Moloch il cui fato è una nube di asessuato idrogeno! Moloch il cui nome è Mente!

Moloch in cui siedo solo! Moloch in cui sogno Angeli! Pazzo in Moloch! Ciucciacazzi in Moloch! Senzamore e senza uomo in Moloch!

Moloch che mi è entrato presto nell’anima! Moloch in cui io sono una coscienza senza un corpo! Moloch che col terrore mi ha tolto alla mia estasi naturale! Moloch che io abbandono! Destatevi in Moloch! Luce sgorga a fiotti dal cielo!

Moloch! Moloch! Appartamenti robot! quartieri residenziali invisibili! erari di scheletri! capitali ciechi! industrie demoniche! nazioni spettrali! manicomi invincibili! cazzi in granito! bombe mostruose!

Si son rotti la schiena a innalzare Moloch al Cielo! Selciati, alberi, radio, tonnellate! innalzando la città al Cielo che esiste ed è ovunque intorno a noi!

Visioni! presagi! allucinazioni! miracoli! estasi! spariti giù lungo il fiume americano!

Sogni! adorazioni! illuminazioni! religioni! tutta quella barcata di sensitive stronzate!

Rotture! oltre il fiume! sbarellamenti e crocefissioni! andati giù con la piena! Sballi! Epifanie! Disperazioni! Dieci anni d’urli animali e suicidi! Menti! Nuovi amori! Pazzo generare! contro le rocce del Tempo e poi giù!

Vero rider sacro nel fiume! Videro tutto! gli occhi pazzi! gli strilli sacri! Dissero addio! Saltaron giù dal tetto! alla solitudine! con un cenno di saluto! con fiori in mano! Giù nel fiume! nella strada!


[1] Cfr. D. Manganotti, Aspetti della poesia di Allen Ginsberg, in «Studi Americani», (10), pp. 397–429, https://rosa.uniroma1.it/rosa00/index.php/studi_americani/article/view/13452 (ultima consultazione: 27.10.2025).

[2] Cfr. J. A. D. Valentini, Poesia delle donne e querelle des femmes. Editoria, critica,

politica (1971-1986), Università di Torino, Tesi di dottorato (2023),

https://iris.unito.it/retrieve/f6fc26d6-a7a0-4497-8b05-5f89ace3fb47/Valentini_Tesi%20dottorato%20stesura%2023.pdf (ultima consultazione: 27.10.2025). In particolare, si vedano gli estratti su Moloch come allegoria della modernità industriale (Cfr. pp. 59-61).

[3] Per la discussione sulla funzione simbolica di Moloch in Howl e per il doppio registro mito/statistica Cfr. M. Camboni, What the Times Require. American Poetry at the Turn of the Twenty-First Century, in «RSA Journal. Rivista di Studi Americani», Vol. 23 (2012): Turning In and Out of the American Century, https://ojs.unito.it/index.php/rsajournal/issue/view/691 (ultima consultazione: 27.10.2025).

[4] Per il riferimento a Moloch come figura civica e rito e per le risonanze moderne Cfr. A. Campus, Costruire memoria e tradizione: il Tofet, in « Vicino Oriente», XVII (2013), pp. 135-152, https://files.core.ac.uk/download/pdf/53853518.pdf (ultima consultazione: 27.10.2025).

[5] Allen Ginsberg, Urlo & Kaddish, traduzione di Luca Fontana, prefazione di Furio Colombero, Milano, il Saggiatore, 2015, pp. 43-47.

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