Gli inediti di Filippo Ronzoni
- Alessandra Corbetta

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Questi testi del giovane Filippo Ronzoni mettono di fronte a una voce che conosce il potere della parola, nella sua parte di significato e di significante. Gli inediti, infatti, risultano particolarmente musicali e anche laddove il verso perde un po' di tenuta, assumendo le sembianze della prosa, a non venire mai meno è la forza evocativa delle immagini che l'autore riesce a creare, anche grazie alla capacità di tenere insieme mondi distanti. Astronomia, biologia, chimica diventano un tutt'uno con gli affetti familiari, termini tecnico-scientifici si mescolano a un linguaggio colloquiale e patemico, la piccola storia di ognuno di noi si interseca al grande flusso di eventi che da sempre ci precede e che ci seguirà, perché «Noi viviamo in questo incanto con le cose».
Mio papà ha il sole sulla fronte
e io un bracciale col tuo nome.
Finisce l’estate. Ci sono alberi coi grani rossi
e strade che portano dentro questa terra.
Tu mi chiami ancora e ancora
è mattino e c’è odore di geosmina
mentre appoggio la testa sui tuoi raggi
come un cucciolo di luce
che nasce dal sole e poi
vuole tornare.
*
In un puntino della galassia ci sono io
che conto le cose preziose nella mappa
non di rado mi dimentico di aggiornare
la mia posizione
in relazione alla vostra
la distanza sono circa novemila volte
da casa nostra alla stazione, l’acqua
che ha lasciato questa terra è sufficiente
per irrorare i cimiteri dare vita al melograno
sotto la tettoia si aprirà il profumo
oltre alla biologia sarai
felice per i tuoi campi e mamma
con le foglie grandi di basilico e il ragù.
Noi viviamo in questo incanto con le cose
se prima di dormire mi scrivi
da un altro luogo e quindi da un altro tempo
e al mattino di sbieco mi apri gli occhi
con la tua velocità che brucia
la distanza.
*
Questa impronta che mi coglie dal buio
di acqua e di luna, che inclina
la sua schiena al vetro da cui bevo
con due mani
il latte della terra a piccoli sorsi
nel minuto più fresco della sera.
Siamo finiti qui in questa veranda stellare
per vedere la stessa quantità di carbonio
e code di materia celeste, oppure
per nascere alla notte come barbari
che ancora non conoscono alfabeto
e risalgono la luce in verticale, appesi
alle reminiscenze del nome, come ultimi arrivati
di una lunga dinastia. É la radice che invoca
il tuo confine, la stagione in cui dal cielo
cadono i tuoi occhi.
*
Io non lo so se è stata una buona idea
mettere il tuo nome in una grotta -
nemmeno se ogni storia debba iniziare
con una bugia. Una volta riflettevi
quasi tutte le lunghezze d’onda
e come avremmo fatto a incontrarci
se un geranio non fosse sbocciato nei tuoi occhi
per la fiaba del cavaliere senza macchia e senza paura
mentre tutte le cose continuavano ad esserci
l’inchiostro a tagliare la luce
ordinarla nella valigetta dei regoli, conservarla
a blocchi come mattoni, costruire
addizioni strabordare
da un abaco a un altro la verità
è un numero più grande di ciò che la contiene.
*
Si presagiva fosse morto da tempo e si taceva.
Le parole viaggiavano veloci e sopravvivevano
ancora esatte nei discorsi sulle due o tre cose
che servivano per mantenere acceso un fuoco.
Eppure, tutto il popolo prese a stringersi
in cerchio constatando il freddo, la cenere nera.
Iscrizioni rupestri. Vietato sostare.
Un mese dopo eravamo sparsi nel mondo ancora
oltre le terre del fuoco e dei ghiacciai a distanza siderale
ognuno col suo latte caldo oltre la vetrata le coperte
gialle dell’ultima terra più a nord e una nuova voce spiegava
cosa c’entra il muschio con la scomparsa dell’orso polare
e noi cosa c’entriamo con tutte queste storie e tutto
avveniva sotto la luce di stelle morte da milioni di anni.

Filippo Ronzoni, nato a Cantù, in provincia di Como, classe 2002. È laureato in Lettere moderne presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, con una tesi sui Nostri antenati di Italo Calvino.




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