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Gli inediti di Filippo Ronzoni

  • Immagine del redattore: Alessandra Corbetta
    Alessandra Corbetta
  • 3 minuti fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Questi testi del giovane Filippo Ronzoni mettono di fronte a una voce che conosce il potere della parola, nella sua parte di significato e di significante. Gli inediti, infatti, risultano particolarmente musicali e anche laddove il verso perde un po' di tenuta, assumendo le sembianze della prosa, a non venire mai meno è la forza evocativa delle immagini che l'autore riesce a creare, anche grazie alla capacità di tenere insieme mondi distanti. Astronomia, biologia, chimica diventano un tutt'uno con gli affetti familiari, termini tecnico-scientifici si mescolano a un linguaggio colloquiale e patemico, la piccola storia di ognuno di noi si interseca al grande flusso di eventi che da sempre ci precede e che ci seguirà, perché «Noi viviamo in questo incanto con le cose».



Mio papà ha il sole sulla fronte

e io un bracciale col tuo nome.

Finisce l’estate. Ci sono alberi coi grani rossi

e strade che portano dentro questa terra.

 

Tu mi chiami ancora e ancora

è mattino e c’è odore di geosmina

mentre appoggio la testa sui tuoi raggi

come un cucciolo di luce

che nasce dal sole e poi

vuole tornare.


*


In un puntino della galassia ci sono io

che conto le cose preziose nella mappa

non di rado mi dimentico di aggiornare

la mia posizione

                           in relazione alla vostra

 

la distanza sono circa novemila volte

da casa nostra alla stazione, l’acqua

che ha lasciato questa terra è sufficiente

 

per irrorare i cimiteri dare vita al melograno

sotto la tettoia si aprirà il profumo

oltre alla biologia sarai

felice per i tuoi campi e mamma

con le foglie grandi di basilico e il ragù.

 

Noi viviamo in questo incanto con le cose

se prima di dormire mi scrivi

da un altro luogo e quindi da un altro tempo

e al mattino di sbieco mi apri gli occhi

con la tua velocità che brucia

la distanza.


*


Questa impronta che mi coglie dal buio

di acqua e di luna, che inclina

la sua schiena al vetro da cui bevo

con due mani

il latte della terra a piccoli sorsi

nel minuto più fresco della sera.

 

Siamo finiti qui in questa veranda stellare

per vedere la stessa quantità di carbonio

e code di materia celeste, oppure

per nascere alla notte come barbari

che ancora non conoscono alfabeto

e risalgono la luce in verticale, appesi

alle reminiscenze del nome, come ultimi arrivati

di una lunga dinastia. É la radice che invoca

il tuo confine, la stagione in cui dal cielo

cadono i tuoi occhi.

 

*


Io non lo so se è stata una buona idea

mettere il tuo nome in una grotta                                                                 -

nemmeno se ogni storia debba iniziare

con una bugia. Una volta riflettevi

quasi tutte le lunghezze d’onda

e come avremmo fatto a incontrarci

se un geranio non fosse sbocciato nei tuoi occhi                                        

per la fiaba del cavaliere senza macchia e senza paura                  

mentre tutte le cose continuavano ad esserci

l’inchiostro a tagliare la luce                          

ordinarla nella valigetta dei regoli, conservarla

a blocchi come mattoni, costruire

addizioni strabordare

 

da un abaco a un altro la verità

è un numero più grande di ciò che la contiene.


*


Si presagiva fosse morto da tempo e si taceva.

Le parole viaggiavano veloci e sopravvivevano

ancora esatte nei discorsi sulle due o tre cose

che servivano per mantenere acceso un fuoco.

Eppure, tutto il popolo prese a stringersi

in cerchio constatando il freddo, la cenere nera. 

Iscrizioni rupestri. Vietato sostare.

 

Un mese dopo eravamo sparsi nel mondo ancora

oltre le terre del fuoco e dei ghiacciai a distanza siderale

ognuno col suo latte caldo oltre la vetrata le coperte

gialle dell’ultima terra più a nord e una nuova voce spiegava

cosa c’entra il muschio con la scomparsa dell’orso polare

e noi cosa c’entriamo con tutte queste storie e tutto

avveniva sotto la luce di stelle morte da milioni di anni.



Filippo Ronzoni Alma Poesia

Filippo Ronzoni, nato a Cantù, in provincia di Como, classe 2002. È laureato in Lettere moderne presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, con una tesi sui Nostri antenati di Italo Calvino.

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