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  • Alessandra Corbetta

Gli inediti di Stefano Sottile

Il verso può farsi lama e penetrare in profondità. Lo dimostrano questi inediti di Stefano Sottile dove la struttura brachilogica e interrotta abita la forma, chiamata a dire di un senso alto, quale quello della fede, dei limiti umani, delle relazioni. Non è possibile procedere con continuità quando il terreno su cui si cammina è quello della vita; occorre fermarsi e ripartire, per comprendere, per accettare. Occorre confrontarsi con i vuoti e con gli spazi occupati, nella consapevolezza che morte e malattia si annidano nelle nostre adorate abitudini e che le risposte alle domande esistenziali continuano ad affondare le loro radici nel vivere concreto di una torta di compleanno, di un profumo, di un livido.

Sottile costruisce, attraverso questi versi, un ponte solido tra potenza e atto, tra idea e realizzazione dell’idea, aprendosi e aprendoci la strada verso una poesia aptica, che costringe a osservare da vicino il lato nascosto di quello che è e di quello che siamo.



Preserva i corpi che serviranno


La definiamo nostra terra.

Abbiamo alberi che non abbiamo.

Ogni definizione è confine. Tutto

ha nome se ha padrone.

Il Paradiso prende il nome

da chi lo possiede, accessibile

ad ogni ospite, se lo meriterà,

inutile se

a te e nemmeno a me

sembra convenire

un giardino per

sudore.

So di un posto dove

ne ottengo settantadue

e mia moglie ancora me.

Amo la facilità di questo.

Tutti ammessi.

Noi crediamo.

Loro ci garantiscono

le erezioni.

E ciò che

hai chiesto, e ciò che ti è promesso,

Nessuno dirà senza consenso.

Nessuno chiamerà stupro

il premio per

la nostra fede.

Nessuna differenza tra un

devoto e uno schiavo

se perseveriamo a credere

alla felicità come sintomo

alla devozione,

e il desiderio un

sintomo della nostra malattia.

Icaro si sciolse

per provare la sua fede.


Torta di compleanno


Potremmo cadere

su loro

come la luce del giorno, esatta

nei vuoti sulla terra.


Nei vuoti della casa. Pranzi. Cene.

Stesso piatto. Compleanno

dopo compleanno. Stesso piatto.


Rinominavamo, un catalogo di

promesse ammazzate, i nomi dei

fiori li dividiamo per profumo.


L’ombra ad ognuno

correttamente data.


Li attraversiamo come la

luce si muove nel corridoio, indifferente;


alle grida di un padre.

A proposito della libertà, dice;

una mano

alzata in giuramento

è libera

di pronunciarsi in lividi

sulla sua schiena.

definirsi


la mano di lui.

Nel cancro di lei.


le cicatrici di lei erano

I silenzi di lei a chiudere

il sangue con le parole.


Trasloco dopo

trasloco aprono scatole

ognuno ancora al

giusto lato del giuramento.


La mano è

ancora di lui.

Profumo di vodka nella

tazza da tè di lei.


Come una mano cade


Un senso di scala alla storia, al rumore.

Comincia con il livido,

che è una porta chiusa dall’interno,

e chi sia il colpevole non importa, come si

perde

il nome di un cadavere in un

massacro, le mani sono cadute

dentro nel bagnato. Spaccando

la superficie. Altre pozzanghere.

Guardo un amante, lo guardo non per

vedere me, non per vedere uccidere

un uomo. O un altro uomo,

un uomo che avrei potuto essere. Vorrei

che mi uccidessi ora. È il punto della

storia che preferisco quando muoio

tra le tue braccia e da quasi ogni lato

non si capisce chi è fra noi.

Con un tale livello di ricezione

una piccola morte,

annunciata

dal profumo

del fiore lungo il viale. Il dolore può

essere squisito.


Sottile Stefano nasce a Marino (Roma) nel 1984. Suoi inediti di poesia sono presenti in vari siti e Lit-blog italiani. È fondatore e direttore editoriale del Lit -Blog e rivista Crackerspoesia (www.crackerspoesia.it) che si occupa di inediti, di traduzione ed è fortemente legata all’unione tra le comunità poetiche nazionali ed internazionali. Lavora attualmente alla sua prima opera di poesia, la cui uscita è prevista per il 2021.



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