• Sara Serenelli

Gli inediti di Jonata Sabbioni

È un dialogo aperto e per certi versi irrisolto quello che Jonata Sabbioni instaura all’interno di questi suoi inediti con il proprio Io, la natura e l’Altro. Non cerca risposte certe, propone domande, vaglia le ipotesi: a stretto contatto con il mondo, colto sino alle sue più elementari particelle, il poeta sente l’incombere di tanti “se”, «se anche il tempo / e lo spazio sono frammenti / relativi», stretto dalla morsa di pericolosi condizionali: «io che sono dovrò ancora essere…». C’è in questi versi una tensione tra poli opposti della realtà: da un lato la luce, fil rouge delle tre composizioni, dall’altro l’oscurità; ora a muovere la penna del poeta è un viaggio lungo l’autostrada o un sinestesico «rumore bianco dell’acqua», ora invece il respiro e lo sguardo si amplia a toccare l’essenza dietro le cose, la loro immanenza. Sabbioni sa penetrare l’involucro del materico, trasformandolo in spirito e immaterialità. C’è in questa poesia un afflato insieme cosmico e privato, personale e al contempo universale.

Eravamo in viaggio lungo

l’autostrada, ad ovest.

Il tramonto basso di dicembre

ci impediva, a tratti,

la vista e ci faceva ridere

quell’andare ad occhi chiusi,

improvvisamente abbagliati

alla deriva. La condizione

riguardava entrambi: non potevamo

darci il cambio né compensarci,

disperatamente ciechi

nelle intermittenze della chioma

di un albero o nell’ombra

di un mezzo in senso contrario.

*

La sera tornammo a parlare

di luce, cercando Sirio

nel Triangolo Invernale.

Lo sguardo schiarì nello spettro

delle stelle, che sono lontane

e innocue. Ho pensato allora

al respiro di un oltremondo

in cui, se anche il tempo

e lo spazio sono frammenti

relativi, io potrò guardare

la luce viva di una stella

come un uomo

vecchio di milioni di anni.

*


Devio il rumore bianco dell’acqua

nella quiete della riva e al riparo

dei giunchi s’abissa col cerchio

creato dal masso. Così soffoco

la voce al fondo buio del corpo

e ciò che era destinato alla luce

del salto crollerà nell’oscuro

dell’alveo e niente sparisce

e questa mia parola rimane

sommersa ma può ancora

cercarti, creatura…

*

Ogni oggetto è una particella minima e io

sono un grembo che accoglie ogni atomo.

Un atomo qui e uno in un’altra galassia

sono gli epitomi di un’unità inseparabile.

Osservo la luce e le sue onde vibrare

dinnanzi a me: esse mutano il contorno

d’ombra e intonano un’interferenza

che posso suscitare se m’accordo

alla loro origine e allo stesso istante

in cui io che sono dovrò ancora essere…


Jonata Sabbioni nasce ad Amandola (FM) nel 1985 e vive ad Ancona. E’ ingegnere edile e architetto. In ambito poetico, ha esordito con il libro Al suo vero nome (L’Arcolaio, 2010 – introduzione di Filippo Davoli), cui ha fatto seguito Riconoscenze (L’Arcolaio, 2015 – introduzione di Adelelmo Ruggieri). Sue poesie sono incluse in antologie, riviste e pubblicazioni online. Redattore di «Nuova Ciminiera» nonché della Radio on web «Radio Incredibile», scrive o ha scritto per altri spazi online di approfondimento culturale. Si occupa di promuovere la poesia attraverso iniziative pubbliche e reading. E’ in corso di pubblicazione il suo terzo libro in versi Cosmoscopio (per Arcipelago itaca Edizioni).

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