Gli inediti di Guido Turco
- Alessandra Corbetta

- 1 giorno fa
- Tempo di lettura: 3 min
Questi testi di Guido Turco rimettono al centro due tendenze evidenti nella poesia contemporanea italiana: da una parte il continuo riferimento al corpo, concepito e mostrato in primis nella sua dimensione biologica; dall'altra l'effetto di straniamento che la giustapposizione di immagini disgiunte tra loro crea nel lettore, a fronte di uno sviluppo narrativo comunque evidente.
Turco si confronta con la linea evolutiva di ogni soggetto e, dunque, con ciò che resta e ciò che scompare, senza porre l'io lirico in una postura sentimentale rispetto al percorso esistenziale, ma lasciandolo commentatore esterno e oggettivo, talora implacabile, come quando afferma "abbandonare chi non sa aspettare".
D’ISTINTO
d’istinto distinguo i verdi
il rosmarino
da quello dell’oleandro
mi tengo ai margini
per non perdere
della linea evolutiva
una parola non detta
la regola
del sangue che già conosceva
i richiami da alzare a tavola
come gazze con il becco negli inviti
tra gli alberi delle tangenziali
i papaveri
quando passa il camion
dondolanti la testa – è
stare al bordo
con i gesti appresi
prima dei manuali
NON PER TAGLIO NETTO
non per taglio netto
tutto sfibra
un rumore di unghie
le formiche — trovato
il buco nel muro
entrano come dubbi
anche le spine
delle rose sintetiche
le comete elettriche contro le vetrine
buone per essere dimenticate
hai provato
a disinfettare il coltello
con le preghiere
a dire scusa senza fare rumore
ora la luce
quella di certe sere
non perdona
è della grazia
arrivare senza chiedere
abbandonare chi non sa aspettare
[LINEA SOTTOPELLE]
tocco la tempia
e sento qualcosa come
una minuscola memoria
idraulica
non è dolore – è tracciamento
una linea che sa di esserci
solo perché pulsa
la carne sa prima
la pelle ricorda prima
il corpo non mente
trattiene il messaggio
troppo a lungo
fino a farsene sistema
[LIEVE EPISTASSI]
una goccia di sangue sul lavandino
non allarma – interroga
cosa ho toccato
cosa ha chiesto
a volte il corpo scrive
brevi messaggi sul bianco
della ceramica
firme illeggibili
non si decrittano
ma dicono:
sei ancora qui
com’è volere senza sapere
MICROCRASH
fermo
davanti al lavandino
in mano
un coltello ancora umido
la tenda che sbatteva
appena
poi la luce da dietro la spalla
fu troppo esatta per sembrare naturale
non segnalò nulla
non interruppe il tempo
non impose gesto
il corpo registrò
senza mediazione
il modo in cui si trattiene un respiro
quando non serve più
senza fretta
la goccia dal rubinetto
proiettava riflessi sul soffitto
come se sapessero già
e il cuore fece quel salto inutile
finale
abbastanza
per chiamarlo niente
qualcosa che rimane per scomparire
non il coltello
non il sorriso
una presenza
in cui l’istante
era l’unica forma possibile
tutto era fermo
ma non calmo

Guido Turco ha pubblicato diverse raccolte di poesie tra cui Notariqon (Càriti, 1989) finalista al Premio Ceva, Le traduzioni dal mondo (Book Edizioni, 1993), 50 giri intorno al sole (Puntoacapo, 2012) menzione speciale al Premio Lorenzo Montano, Un’ultima cosa prima di partire (Marco Saya, 2019) vincitore della sezione Raccolta Inedita di Bologna in Lettere 2019, mentre opere che uniscono versi e immagine sono state oggetto di numerose esposizioni, tra cui La Thèorie des anges gardiens (Bordeaux, 2010), Dispersion et rassemblement (Bordeaux, 2012) e La nature des géomètries (Bordeaux, 2018). Poesie sono apparse su Vibrisse, Il Monte Analogo, Punto-almanacco di poesia, Critica Impura, e sul volume collettivo “Laboratorio in differita - vol. 1 2013-2015 – pareri di lettura sulla poesia emergente (a cura di Davide Castiglione)”. Nella primavera del 2021 alcune poesie appariranno nel volume 5° repertorio di poesia italiana contemporanea a cura di Arcipelago itaca Edizioni.




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