Commento a "La presenza di Orfeo" di Alda Merini
- Alessia Bronico

- 24 feb
- Tempo di lettura: 1 min
La presenza di Orfeo di Alda Merini, edita per i tipi di Schwarz nel 1953, esordio della poeta con dedica a Giorgio Manganelli, è una riflessione sul fare poesia e sull'esistenza umana. Merini si distingue per la sua capacità di realizzare coi versi emozioni profonde, oscilla tra il sacro e il profano, tra mistico e personale. L'opera è contraddistinta da un linguaggio ricco e originale, che esplora temi di dolore e attesa. Pier Paolo Pasolini e Giancarlo Vigorelli hanno offerto analisi critiche che mettono in luce il valore metafisico della poesia di Merini, evidenziando la sua connessione con il femminile e l'umanità. La poetessa si pone come una figura autonoma e complessa, lontana da stereotipi di genere, rendendo La presenza di Orfeo un'opera fondamentale nel panorama della poesia contemporanea, con una che è un dialogo continuo tra corpo e anima.

[…]
Orfeo novello, amico dell'assenza,
modulerai di nuovo dalla cetra
la figura nascente di me stessa.
Sarai alle soglie piano e divinante
di un mistero assoluto di silenzio,
ignorando i miei limiti di un tempo,
godrai il possesso della sola essenza.
Allora, concretandomi in un primo
accenno di presenza,
sarò un ramo fiorito di consenso,
e poi, trovato un punto di contatto,
ammetterò una timida coscienza
di vita d'animale
e mi dirò che non andrò più oltre,
mentre già mi sviluppi,
sapienza ineluttabile e sicura,
in un gioco insperato di armonie,
in una conclusione di fanciulla...
[…]
da La presenza di Orfeo (Schwarz,1953)




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