Gli inediti di Felicia Buonomo
Gli inediti di Felicia Buonomo si caratterizzano innanzitutto per un fine labor limae attraverso il quale nessuna parola è fuori posto né si ripete. L’essenzialità opzionata da Buonuomo rimanda alla necessità di non tergiversare, di arrivare dritti al punto, poiché nessun termine aggiunto, nessun giro di parole può sottrarci alla verità o attenuare un dolore.
Nonostante tutti i componimenti rimandino a un io preciso, quello di chi scrive, l’autoreferenzialità viene esclusa dal momento che l’ego di Buonuomo è un’identità in transito, della quale il lettore può facilmente assumere le sembianze; il confronto che questi inediti portano a galla è infatti tutto giocato tra il sé, il tempo e il bagaglio esperienziale su cui si snoda il percorso esistenziale, fotogrammato dall’autrice nei suoi punti di rottura, dove una scelta è indispensabile e il ricordo di ciò che è stato un conforto a cui resta lecito aggrapparsi.
Aggrappata al composto viscido
delle assenze. È un giorno di festa mancato.
La geografia dei sentimenti
ha ritmi da cambiamenti geologici:
è tutto paura, si sente dappertutto.
Trattengo il diritto alla felicità
antecedente. La tragedia è
a un palmo di mano, occhi, bocca.
Maestra di sorrisi, a chi domanda
rispondo: «Aspetto domani».
*
Rinunciare, sperare, illudere
la locomotiva dei sentimenti:
destinazioni, poi deragliamenti.
Indivisibile condanna.
Dalla parte sbagliata, sul mezzo
che permette il viaggio,
non su quello che lo interrompe.
È perfetta la geometria dei binari.
Compimento della me che più non sostiene.
*
Degli anni in cui si disegna
la primavera dell'esistenza
rimane ancora
la mia mano cucchiaio:
offerta senza ricevuta.
*
Alla periferia dei tuoi pensieri
mi dici che faccio la vittima.
La dottoressa dice che lo sono.
Ho dimenticato la parola io.
*
Ho passato l'intonaco
sul muro della mia ostinazione.
Come faceva papà d'estate,
quando la casa diventava
bianca e velata.
E tu
sembri non farmi più male.

Felicia Buonomo è nata a Desio (MB) nel 1980. Nel 2007 inizia la carriera giornalistica, occupandosi principalmente di diritti umani. Nel 2011 vince il “Premio Tv per il giornalismo investigativo Roberto Morrione – Premio Ilaria Alpi”. Alcuni dei suoi video-reportage esteri sono stati trasmessi da Rai 3 e RaiNews24. Pubblica il saggio Pasolini profeta (Mucchi Editore, 2011) e I bambini spaccapietre. L'infanzia negata in Benin (Aut Aut Edizioni, 2020). Cara catastrofe (Miraggi Edizioni, 2020), è la sua prima raccolta poetica. Porta avanti un progetto di street poetry sotto lo pseudonimo di Fuoco Armato, realizzando opere murali con proprie poesie. Altre sue poesie sono state pubblicate su riviste e blog letterari, come «Atelier Poesia», «La Rosa in più», «Inverso – Giornale di poesia» e «Altrove». Un suo testo poetico è stato tradotto in spagnolo dal Centro Cultural Tina Modotti. Scrive di poesia su «Carteggi Letterari – critica e dintorn»i. Cura una rubrica dedicata alla poesia su «Book Advisor».
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