top of page
Facebook Cover Photo.png

«Che fortuna è stata avere te e non altri»: recensione a "Piccola estate" di Alberto Pellegatta

  • Immagine del redattore: Luca Minola
    Luca Minola
  • 3 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 3 giorni fa

Non bisogna mai sottovalutare la poesia. La sua leggera e invisibile tenacia resiste a ogni tempo. È immune alla nostra epoca. È un uccello pesante, un’idea ragionata, un’improvvisazione. La poesia è una delle poche forme di libertà che ancora oggi resistono in un mondo sempre più ovattato, finto, di difficile decodificazione, dove ogni significato è meno sicuro e meno leggibile. La poesia in questo rimane qualcosa di non comune, non adatta a nessun tipo di potere.  In questo libera e unica.

 

Piccola estate, ultimo libro di Alberto Pellegatta, uscito per Guanda nella rinnovata collana di poesia, tenta di decodificare la realtà in maniera unica e personale. Una realtà trattenuta e rilasciata in versi unici e precisi. Una realtà pronta a disfarsi, a rimanere trattenuta nella propria virtualità. Sicuramente una delle maggiori capacità di questo autore è esibire una fantasia raffinata in grado di stravolgere il mondo per quello che è. Un insieme di eventi connessi e lontani. Pellegatta, autore delicato, cerca di affrontare varie tematiche: dal quotidiano al sociale, dalle matasse infinite dell’amore all’estrema grazia della stregoneria. In questa nuova prova, l’autore, sembra aprirsi di più, cercare un significato maggiore, più alto, più aperto, più leggero, volenteroso nel farsi leggere, nel venire accolto da un possibile lettore.

 

A differenza dell’ultimo libro complessivo Ipotesi di felicità, uscito per Mondadori nel 2017, dove l’elasticità delle immagini era particolarmente d’impatto, in questa nuova prova Pellegatta sa anche condividere con estrema semplicità passaggi e grandi immagini di quotidianità: ”Mi piace d’estate scendere/ da te al secondo piano. / Le tue bugie mi fanno capire/ che la verità serve a ben poco”. Esempio luminoso di questa “facilità” ritrovata, la bellissima prosa dove viene citato Giovanni Raboni che si distingue come figura simbolo: “Incontravo Giovanni Raboni accompagnando mia madre da Peck. Quando è morto e siamo tornati da Peck ti è sembrato di vederlo seduto in disparte. Ora che anche tu non ci sei più, quando passo da via Spadari, entro a bermi un caffè e vi vedo insieme, ti indica dove ho sbagliato nel mio ultimo libro e tu accampi per me qualche ragione. Potessi fermarmi un momento con voi e dirti, senza entusiasmo, che fortuna è stata avere te e non altri”. Tratti e versi di memoria, forse in questo una ricerca perfetta di un tempo passato, di una memoria involontaria pronta a scaldarsi per diventare parola, scrittura da rivivere.

 

Piccola estate Copertina Alma Poesia Alberto Pellegatta

Le immagini di questo libro sono evanescenti, innamorate di una fantasia che può deperire o migliorare il mondo, fuori, in questa trasparenza, la dote dell’autore si ricalca rilasciando le proprie manie, i propri dolori. In questo caso le gioie sono tracce precise dell’immaginazione, segnalano il nostro vuoto, la nostra incantevole volontà di sognare: “Anche Monet adora passeggiare intorno alle tue pupille”.

 

Le energie maggiori di quest’opera sono la vivacità e la precisione. Con una volontà mai pacificata l’autore mette in risalto un preciso immaginario che persiste in una dimensione attraversata, estremamente precaria e avvolta da un’aurea plastica: “Non so cosa voglio, è vero, ripeto i sogni/ finché l’acqua diventa intelligente./ Né male né vero./ Sono fumo, tira./ Le parole, uscite dagli uffici della direzione/ o dagli impermeabili degli esibizionisti/ si muovono da una regione ventilata/ a una più umida avanzando/ verso il passato, controvento/ come gli uccelli di Picasso”.

Si possono notare, durante la lettura, varie voci amiche o influenze vicine alla scrittura di Pellegatta, già nel precedente libro si sentiva una spiccata vicinanza ad autori angloamericani: da Auden ad Ashbery, da Simic a Jack Underwood, quest’ultimo tradotto dallo stesso Pellegatta. Queste prossimità chiariscono solo i riferimenti, i punti che dobbiamo tracciare durante la lettura di questo testo per convincerci che l’autore segue una determinata strada, inflessibile e coraggiosa.

In questo giardino, identificazione dell’autunno più irreale e vario, si cerca una nuova via per la descrizione della vita, della composizione effettiva di quello che esiste, di quello che prosegue con noi: “Piove, è novembre, non siamo in Italia./ Un buio perfetto per proseguire/ lungo le cuciture delle mie ultime calze pulite/ per rallentare i battelli/ sotto gli acquedotti dei biglietti da 10./ Wordsworth, dopo avere insegnato alle piante/ a fare un cerchio con le radici, divise il mondo/ in due emistichi. Le spirali approfittarono/ delle scale – intese come ritornelli”.

 

Questa Piccola estate dovrà rimanere per forza legata a una lettura più nuova, in una contemporaneità un po’ più vasta e un po’ più vera, che unisca le parti mancanti di quei piccoli frammenti lasciati andare dalle parole. Sempre le parole, uniche e miracolose, che siano luce e riflesso, farfalla e temporale.



Commenti


Alma Poesia © 2019

Founder: Alessandra Corbetta

bottom of page