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  • Valentina Demuro

Nota di lettura a "Tutte le distanze" di Chiara Olivero

In quanti e in quali modi si può vivere una distanza? Chiara Olivero in Tutte le distanze (Puntoacapo Editrice 2020), risponde con poesia, abbracciando tutte le possibili declinazioni del tema. La distanza si fa, prima di tutto, condizione ontologica, porta a porsi domande su quale natura abbia effettivamente scelto la vita per esprimersi («Essere radice, / fiore di campo / o corteccia imbevuta di luce»), tendendo a una realizzazione che potrebbe, però, anche non avvenire, come «un frutto maturo che non vuol cadere». Ma questa distanza sa farsi anche ossimoro vivo, divaricazione per opposti che serve a tentare di colmare i vuoti, così come «arde il fuoco / di chi non può bruciare». Se poi lo slancio è rivolto verso l’altro, si intraprende un viaggio, trovando strade persino nella geografia dei corpi. Ma quando si scopre di non poter, in alcun modo, annullare le separazioni, nonostante si sia trovato un punto di incontro così intenso da essere attraversato e, per questo, superato («il tuo sguardo mi ha attraversata / lasciandomi sconfitta»), si realizza l’impossibilità di raggiungere chi fa la scelta netta di guardare altrove. Olivero ci mostra una disperazione totalizzante che si riflette nello anche spazio intorno, senza scampo: «e mentre cammini verso casa / ti chiedi/ se tu ti salverai». L’amore, A-mors, dilata le dimensioni che si aprono opposte e contrarie, senza riconciliazione. Ma accade, quantomeno, di andare a fondo in sé stessi, recuperandosi, riconoscendosi e facendo collimare l’immagine con il contenuto: «Guardami, / ci ho messo una vita / per essere me stessa».

La poetica della Olivero accompagna il lettore in un vissuto che insegna. Si avvale spesso di rime precise e richiami di suoni, di un lessico chiaro, quasi innocente, che, però, non rimane fine a se stesso: si limano i toni solo per permettere alle parole chiave di esplodere, toccando l’acme del significato in cui tutta la poesia, di colpo, si rivela.


A-mors


Se solo tu sapessi come è facile morire,

la grazia di un tocco

il crollo di ogni indomita incertezza

lasciare il cuore sparso dappertutto

calpestarne i cocci, perdersi

negli anfratti che non conosco.

Ma forse è questo

il senso

– il taglio netto –

delle cose imperfette,

senza nome.


*


Non ha meriti l’amore

– penso –

mentre mi scruti

coi tuoi occhi

senza volto, come il questuante

all’incrocio tra via San Galdino

e Castelvetro

a cercar nelle tasche alla rinfusa

una moneta,

come un perdono.


Bataclan


A Lorenzo


Tu che profumi di latte

e di pane appena sfornato,

aiutami a guardare il futuro

con occhi nuovi.

Soffro

perché un giorno soffrirai anche tu.

Ma un tuo sorriso

sazia il mio dolore

ed io non ho più paura.


Nata e cresciuta a Casale Monferrato nel 1980, nel 2004 si laurea in Lettere all’Università del Piemonte Orientale con una tesi sulla poesia di Giorgio Simonotti Manacorda, sotto la guida del professor Giovanni Tesio. In seguito si trasferisce a Milano, città in cui attualmente vive, specializzandosi in Editoria. Geometrie della notte, edito da Puntoacapo Editrice nel 2014, è la sua raccolta di esordio. Alcune poesie sono state pubblicate in antologie in formato cartaceo e ebook, ma anche su siti e blog letterari, tra cui Interno Poesia, e tradotte in spagnolo dal Centro Cultural Tina Modotti.

Tutte le distanze, edito nel 2020 sempre da Puntoacapo Editrice, è la sua ultima raccolta in versi.

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