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Nota di lettura a "Piccola stregheria" di Giovanna Cinieri

  • Immagine del redattore: Elena Verzì
    Elena Verzì
  • 19 minuti fa
  • Tempo di lettura: 3 min

«[..] sono invece un’altra fame

sono una che ritorna

solo una volta.»

 

Giovanna Cinieri è l’autrice della raccolta poetica Piccola Stregheria pubblicata per STC Edizioni nel 2024.

Come esergo dell’opera, Cinieri ha scelto dei versi di Jamaica Kincaid e Tori Amos, che corrispondono ad un’anteprima esplicita dei temi trattati: la contrapposizione di disciplina e conformismo femminile nelle aspettative sociali di un’educazione rigida e tradizionale al desiderio di libertà nella ricerca di identità e autoaffermazione femminile.

Piccola stregheria si compone di tre sezioni (Mappe di ossa per ragazze scomparse; Cinque minuti di corridoio bianco; Preghiere per cieli nani) e, nell’evoluzione della raccolta, l’autrice alterna toni prescrittivi: «prendimi / non sono nascosta», «voglio vederti / con i miei orchi» a quelli introspettivi, vulnerabili e a tratti angoscianti, dati dall’incertezza: «dove andiamo?», «sembra quasi finita, la vita».

Il tema della condizione femminile si pone come punto di partenza, dal quale Cinieri cerca di condurre le donne dalle discrepanze del mondo reale che le assorbe verso uno stato di determinazione e ricomposizione personale. Un viaggio dove il confine tra corpo e parola si fonde progressivamente, fino a divenire indistinguibile: ‹‹le linee della carne quando è ferma / creano più di una parola.››

Poetica e immaginifica la postfazione al testo - curata da Stefano Torquini - evoca elementi contrastanti e viscerali, legati alla natura, alla decadenza, all’identità.

Solitudine e perdita dell’innocenza sono intrecciati in una relazione complessa e quasi distruttiva dove Cinieri trasparisce un profondo senso di perdita, nonché manipolazione e violenza per nulla velati in alcuni frammenti: «non hai scritto la voce / risalita in gola col bastone / amore che mi hai fatto / nero / l’occhio celeste». Come in una confessione dolorosa ove ogni possibile legame con la fede e Dio sembrano difficili da instaurare: «avere Dio in rubrica, così lo chiamo / almeno da ubriaca».

Piccola stregheria è un grido, un rifiuto del silenzio, è la volontà di portare alla luce: «quel buco nero che io sono / che ha ingoiato tutto / ti farò vedere / com’è».

 

Piccola stregheria Giovanna Cinieri Copertina Alma Poesia

Amore che mi hai dato il coltello

il pane col burro di fumo e piangevi

è in fiamme il comodino

mi hai detto di notte, seduto

tremando la sedia

del più bel velluto

non hai scritto la voce

risalita in gola col bastone

amore che mi hai fatto

nero

l’occhio celeste

hai messo la voglia

caduta

aspettandomi fuori da scuola

nell’auto storpia

la lama spalma, hai promesso

non taglia

ho cose nel sangue anche ora

a Luna Park spento

hai girato la Ruota

hai fatto il fantasma e gli specchi, la bara

conoscevi il mio nome

hai strappato il vestito viola che avevo

mancandomi molto

alla comunione con Dio

sporcato il tavolo sceso in cantina

parlato ai nemici di me

lavata in giardino

amore che mi hai dato resurrezioni

di marmo

la carne è del sangue, solo suo

hai mangiato dal seno

pregandomi

non dirlo a nessuno

che ero io che ti entravo di nascosto

 

*

 

Non conosco i nomi dei fiori

nella gola ho i loro appunti: colori sepolti

ho fatto riti antichi, piccoli privilegi

di chi ricorda senza memoria

questo strazio incompreso

di non aver conosciuto

cosa abita la terra, nella neve:

tutto il creato

somiglia al sangue di mia madre.

tu vuoi morire

dopo una tempesta o prima di una festa?

scrivo di getto, come un vomito

però mi salva

sistemarmi i pianeti fra i capelli,

avere Dio in rubrica, così lo chiamo

almeno da ubriaca,

volevo salutarti

e far salire dalla gola una margherita

di campo, bianca, indicibile,

volevo salutarti,

lasciarla fiorire.

 

*

 

Chiudi gli occhi

non lo sai

che sono orchi

sotto le siepi oltre il buio

li mandi a scavare la terra

come schiavi

e a bere radici

questa notte

tutti resteremo

svegli

a tremare le ore.

 

amore ti cerco nel giardino

accetto il vuoto solo se è vicino, voglio vederti

con i miei orchi

calmare i venti torridi

 

le torri piegate da cui pendono

trecce dorate

verticali per far salire ma non scendere

 

lettere tutte storte:

non scendere adesso,

porto un messaggio

ma non lo ricordo

guardo la fossa

a te sembra l’alba


Giovanna Cinieri Alma Poesia

Giovanna Cinieri è nata e vive a Taranto, ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Il suo racconto “Un pettirosso” e alcune poesie di Piccola Stregheria sono apparse rispettivamente sul primo e sull’ottavo numero di Turchese. Ha pubblicato diversi racconti su altre riviste. Semifinalista al Premio Calvino racconti 2021 e 2022, ha partecipato alla raccolta Oltre il velo del reale – Premio Calvino, 2021 a cura di Franco Pezzini. Ha vinto il premio della critica, sezione racconti, al Premio Inedito Colline di Torino.

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