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  • Valentina Demuro

Nota di lettura a "Partiture di pelle" di Mattia Cattaneo

Con un andamento che procede per immagini, la poesia di Mattia Cattaneo in Partiture di pelle (Architetti delle Parole, 2021) sorprende il pensiero di chi legge lasciandolo sospeso a interrogarsi sul senso che si dischiude.

Il verso coadiuva il movimento dell’attenzione attraverso interruzioni e pause, posizioni strategiche ben pensate e non solo legate solo al ritmo o a giochi di richiami di suoni.

Come se fossimo passeggeri su un treno, vediamo cambiare il paesaggio poetico dal finestrino delle metafore, giungendo, infine, alla radice degli elementi che compartecipano alla schiusa del senso delle parole «abbi cura / di un soffio verticale / davanti al cielo di febbraio: / ho una goletta / a riva / che mi porta / in questa cornice di parole.»

Le chiuse suonano spesso come delle “sentenze” con il carattere tipico delle massime che tagliano la lettura e significano, rilevando un’eco che spinge a tornare di nuovo sui testi.

Il sentimento che permea la silloge è quello del dolore che si mostra in ogni declinazione, toccando il nervo acuto della perdita, la dolcezza della malinconia e lo smarrimento che sempre implica quel naturale ritorno a sé dopo la rottura della dimensione dell’affetto: «qualcuno s’addormenta / dopo aver camminato / con bocche cucite / andai / alla ricerca di chi sono». Questa ricerca comporta anche la speranza in una nuova luce, uno sguardo che vada oltre. Come dice l’autore: «le nostre dita / sembrano svenare / la terra / un dovere sciolto: / non c'è tempo per l'odio»;

Si percepisce anche la difficoltà dell’attraversare questa fase, percependo intorno i sentori della vacuità «raccoglimi / da una brace affievolita: / una voce vana / increspa l’acqua». Ma la poesia svela il suo ruolo soterico, proponendosi come un valido strumento per riemergere, rifugio sicuro per il tempo del raccoglimento, in attesa del fiorire di altre forme d’amore: «vorrei condurti / dalle voragini della poesia / non più paese abbandonato / ma alba su un borgo / che fa piccole le stelle».



vorrei condurti

dalle voragini della poesia

non più paese abbandonato

ma alba su un borgo

che fa piccole le stelle

spighe bionde fiammanti

chiudo gli occhi

giurando di non aprirli,

in tasca un biglietto

per dove

vuoi toglierti la tristezza di dosso.


*


ho slegato la porta

lavoro di silenzio

non chiedo lune

per i miei errori


è l’istante in cui sommergo

le ultime parole

che perforano

fioriere malnutrite.


*


sfioro

la violenta pianura

d’aranci che trattiene

la tua bocca,

questo cadere all’indietro

mi grida forte

con le tue labbra bianche


se tieni la mano

questa pioggia sarà

solo figlia di un corridoio spezzato,

io che parlo di poesia

e la cerco come un segugio,

una bestia da stanare

un petalo immaturo da crescere.


Nato a Trescore Balneario (BG) il 31-07-1988, Mattia Cattaneo abita a Treviolo (BG) ed è laureato in Scienze della comunicazione. Lavora come assistente educatore presso una cooperativa . Ha tenuto alcuni laboratori teatrali per le scuole primarie. Collabora con l’attore e poeta Carlo: i due nel Novembre 2019 hanno dato vita alla loro associazione artistico-teatrale “Architetti delle Parole” portando in scena varie letture teatrali; pubblica qualche piccola raccolta di poesie tra il 2016 e il 2019 e due romanzi nel 2018 e 2019, E le stelle brillano ancora e Dove sento il cuore. Gestisce il blog e il gruppo Facebook “Circolare Poesia” realizzando di tanto in tanto alcune dirette nel quale legge le poesie di autori contemporanei. Realizza la trasmissione radiofonica “Vento d’emozioni” dedicata alla poesia sull’emittente bergamasca Pienneradio. L’ultimo suo lavoro è la raccolta poetica Partiture di pelle edita da Architetti delle Parole.






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