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  • Valentina Demuro

Nota di lettura a "La forma del vuoto" di Marisol Bohórquez Godoy

Leggere La forma del vuoto (La forma del vacìo) di Marisol , edito da Lieto Colle, è stato come vedere le nubi avvicinarsi, essere coinvolti in una tempesta e ritrovare, come un naufrago tra i propri resti, la quiete della luce. Le sezioni della raccolta, infatti, ci accompagnano in un processo di discesa nell’abisso, una catabasi interiore con cui l’autrice si ritrova a fare i conti. Tutto questo viene comunque raccontato con delicatezza, con la grazia di una scelta lessicale (rispettata dalla traduzione italiana di Gianni Darconza), che non si fa mai brutale o stridente, nemmeno quando affronta il tema feroce della violenza di genere nella poesia Ancora esisti? (¿Aún exsistes?).

Nella prima parte, Dualità, si leggono i contrasti, gli ossimori, un forte sentire senza proferire parola, come l’amore che grida muto («Però l‘amore/ è restare anche muti/ legarsi la lingua al palato/ e lasciare che il cuore esploda/ quando la sua unica via di fuga/ è stata cancellata») e si hanno le prime avvisaglie delle rotture. Si intravedono le crepe e i volti non sono che maschere vuote in cui non abitano più i sentimenti. Siamo in una dimensione di sospensione che non è un limbo impassibile ma è l’attimo prima degli avvenimenti, una tensione vibrante che lei indica come «il mistero di quel che manca da dire», verso in cui, personalmente, trovo una grande forza poetica. Se poi con Impronte si riconoscono più nettamente i segni distintivi («c’è una fame che arde nel tuo sguardo»), è con Condanne e Assenze che ci ritroviamo nel centro dell’abisso. Con l’autrice attraversiamo il lutto, il vuoto e l’incapacità di comunicare realmente in un’epoca di click e schermi. Ma ogni condanna porta con sé la capacità di reagire, si abbraccia la missione del vivere sfidando forze opposte («sfidare il principio di gravità»), e riconoscendo, nelle ali spezzate, il prezzo da pagare per imparare il volo («Se si sono spezzate le tue ali/ allora hai imparato a volare»). Come una Penelope, la poetessa ricuce la stessa cicatrice per riparare al male e ritrova forza, anche dal fondo, anche quando un dio si dimentica di noi («Siamo il grido interrotto/ l‘indifferenza di un dio/ che ci scuote/ la calma della serata/ disposta alla sua prossima giornata»). È questa la spinta inevitabile e tenace che permette di arrivare alle luci dell’alba.

Confessioni ci accoglie con i versi di chi è riuscito a riemergere pienamente consapevole di ciò che è stato e di quanta immensità si ha ancora davanti a sé: «chi non rischia davanti all’abisso/ non saprà mai se esiste l’eternità».

A chiusura della raccolta e di questo coraggioso e delicato viaggio, troviamo degli Haiku che sfiorano e meravigliano, come le piccole onde di un mare ora calmo.




Ancora esisti?


Alle donne vittime della violenza di genere

Se mi chiudi le labbra col tuo pugno chiuso io scapperò da te senza aspettare che un principe venga a riscattarmi Se fai sanguinare il mio sesso prendendomi con la forza io scriverò versi che germineranno in ogni cicatrice Le mie parole ti ricorderanno che fu una donna colei che cullò il tuo fragile corpo nelle sue viscere ignara del potere della tua metamorfosi Perché io sono la madre a cui continui a lacerare il ventre Sono io la carne con cui cucini la tua cena portando dio come tuo invitato Eppure da lontano aspetto l‘istante reversibile il giorno in cui mostrerai il tuo volto degno di appartenere alla nostra specie; uomo capace di sostenere la farfalla tra le mani senza mutilare le sue ali


Delle cose che amo


Amo la determinazione della pioggia che cade con violenza perforando il silenzio delle pietre Il sacrificio del fiume che affida la sua dolcezza alle braccia del mare Amo la mano che impugna la penna per tradurre la scrittura del nemico e l‘irreversibile amnesia dello specchio perché il suo riflesso si scorda sempre di me Ma soprattutto direi che amo il coraggio di quegli occhi che non sanno tacere l‘amore condannato a un‘esistenza segreta

(Haiku) Azzurro il mare dai tuoi occhi profondi nessuno torna


Marisol Bohórquez Godoy (Colombia, 1982). Poetessa, pittrice e traduttrice letteraria, è laureata in ingegneria. Ha conseguito un master in Letteratura spagnola e ispanoamericana preso l’università di Barcellona. La sua ultima raccolta di poesia si intitola La forma del vacío-La forma del vuoto (LietoColle, 2019) finalista del Premio Internazionale di Narrativa e Poesia Europa In Versi (2020).

Bohórquez ha tradotto poesie di diversi autori italiani contemporanei, tra cui la raccolta di poesie Elogio dell'indeterminazione (2018) di Gianni Darconza. Ha fondato e dirige la rivista di letteratura e arte Vuela Palabra (www.vuelapalabra.com).

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