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  • Annalisa Ciampalini

Nota di lettura a "La disciplina della nebbia" di Massimiliano Bardotti

Prima della scrittura dei versi sicuramente c’è stato uno sguardo prolungato e incantato, e prima di giungere a tanta sapienza nel guardare, la convinzione che la bellezza esiste, che è alla portata degli uomini, e che pertanto può essere individuata. Può essere osservata, sentita, immaginata e cantata, e può anche accadere che sia la bellezza stessa a prendere il comando, insinuandosi, con la sua giusta misura, all’interno dei versi. Leggere l’ultimo libro di Massimiliano Bardotti La disciplina della nebbia (PeQuod, 2022), significa anche chiedersi cosa sia effettivamente la bellezza, a chi si riveli e in quale modo, e cosa dovremmo fare affinché, ogni giorno, ci accompagni con la sua luce.

«Quanta bellezza ogni giorno resta inosservata? Chi vede il primo insetto del mattino muovere il passo? L’aurora è guardata? Il tarassaco?»

E ancora: «La vita mai smette / l’eterno suo movimento. / Anche nell’ora più oscura / nel buio profondo / senza luce né alba.».

Sopraggiungono anche momenti così: “senza luce né alba”. Anche questi hanno un nome, anch’essi fanno parte della vita e vanno conosciuti e amati per la loro vera natura. Occorre non avere paura di perdersi nell’opacità che li definisce, differenziandoli, in tal modo, dal luminoso mezzogiorno o dall’aurora. Quanti di noi guardano l’aurora? Quanti la conoscono e la osservano dal momento in cui appare fino all’attimo in cui il sole sorge all’orizzonte? Verrebbe da dire che per poter essere così appassionati a quanto ci circonda e si manifesta, dovremmo imparare a seguire una disciplina che possa educarci a non dissipare l’attenzione e il tempo, a restare incantati, a essere più di semplici spettatori. Scrive Bardotti: «Ogni vero poeta è un asceta. // Si allena alla meraviglia dell’ape. / Dedica un’ora / alla contemplazione del rosmarino.». Massimiliano, in questi versi, si riferisce al “vero poeta, non soltanto a coloro che scrivono poesie, bensì a tutti gli uomini che vivono desiderando una vita più grande, un contatto col mistero che si annida ai margini del visibile. «Vegliare si deve su ogni stelo / che sorregge un petalo solo / ora che cadere non ha età.». Per poter raggiungere una prossimità con la natura e con l’umanità intera, per poter arrivare a conoscere quell’amore che non appare con evidenza, ci può essere richiesto di vegliare. Riuscire a vincere il sonno è una prova non facilmente superabile: «Restate qui e vegliate con me» (Mt 26,38), dice Gesù ai discepoli, ma quando torna da loro, li trova addormentati. Impariamo, dunque, a fortificarci, a praticare la veglia, ma anche a stare con la malinconia di certe ore, accettiamo la nostra inclinazione alla vulnerabilità e accarezziamola senza timore, affinché possa educarci a riconoscere il dolore del prossimo: «Bisogna essere vulnerabili per sentire come nostro il dolore di un altro. Ci vuole l’educazione della malinconia, e una predisposizione a piangere.».

«Ho tanta fede in te. Mi sembra / che saprei aspettare la tua voce / in silenzio, per secoli / di oscurità.» scrive Antonia Pozzi, poetessa amata e citata anche da Bardotti. A volte si tratta solamente di “saper aspettare”, di essere consapevoli che ogni cosa si realizza indipendentemente dalle nostre urgenze: «Un giorno, molto presto / rinverdiranno tutte le cime.».

Scrive Antonella Sbuelz nella bellissima prefazione al libro: «C’è anche molto respiro, in questi versi di Massimiliano. Un respiro profondo, sincrono con l’altro.».

Ed è questa consonanza con l’altro a dettare la misura dei versi, a infondere nei componimenti presenti nel libro un ritmo riconoscibile e splendidamente modulato, poiché ogni corpo ha il suo respiro, poiché, come scrive il nostro poeta: «Leggere poesia è respirare insieme / cantare insieme l’eterna armonia.».


Massimiliano Bardotti (1976) è nato e vive a Castelfiorentino. Poeta, è presidente dell’associazione culturale Sguardo e Sogno, fondata da Paola Lucarini. Pubblica tra gli altri: Il Dio che ho incontrato (2017 Edizioni Nerbini), I dettagli minori, (2018 Fara Editore) opera di poesia e prosa dal quale è stato tratto l’omonimo spettacolo teatrale interpretato insieme a Viviana Piccolo. Diario segreto di un uomo qualunque, appunti spirituali (2019 Tau Edizioni). A marzo 2020, sempre con Fara editore esce Il colore dei ciliegi da febbraio a maggio, scritto insieme a Gregorio Iacopini e con la prefazione di Filippo Davoli e la postfazione di Isabella Leardini. Nel mese di maggio 2021 esce Idillio alla morte, scritto con Serse Cardellini. Il libro apre la collana poetica: Fuori Stagione, di FirenzeLibri, della quale Bardotti, Cardellini e Iacopini sono curatori. A giugno 2021, per Puntoacapo Ed.esce La terra e la radice. Nel 2022 per PeQuod, all’interno della collana portosepolto diretta da Luca Pizzolitto, esce La disciplina della nebbia. Nel 2017 a Castelfiorentino dà vita a: LA POESIA È DI TUTTI, percorso poetico e spirituale, presso l’ass. cult. OltreDanza. Dal 2018 conduce: “L’infinito, la poesia come sguardo: Ciclo di incontri con poeti contemporanei” al san Leonardo al Palco di Prato.

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