Facebook Cover Photo.png
  • Giuseppe Cavaleri

Nota di lettura a "Elegie allucinogene" di Ofelia Prodan

Le allucinazioni, stando alle ultime ricerche in merito, sono una violenta rottura della percezione e delle facoltà cognitive prodotte da una riduzione dell'attività cerebrale. A partire da questa mancanza, da questo disagio, la raccolta poetica di Ofelia Prodan, Elegie allucinogene (edizioni forme libere, 2019), capovolge questa idea riduzionista delle allucinazioni, trasformandole in occasioni in cui cogliere e plasmare nuovi spazi poetici. Perché se è vero che la scienza ci dice cose che ancora non sappiamo, è altrettanto vero che la letteratura fa l’opposto: guarda ai luoghi e agli spazi che già conosciamo con occhi nuovi, capaci di ridare linfa e scatenare analogie.

Nella raccolta, infatti, mono sezione e inframezzata da prose poetiche, si assiste a un deragliamento di qualsiasi linea logica in favore di un surrealismo associativo e analogico. Il mondo di queste poesie è così popolato da personaggi inumani quanto quotidiani. Tutti quegli oggetti che attraversano le nostre vite e ai quali non prestiamo proprio caso e attenzione, diventano protagonisti di un non-sense dove sporte di rafia «superano l’esame di maturità brillantemente» e rotoli di carta igienica «meditano tutta la notte sul proprio io nascosto».

A metà, dunque, tra virtuosismo associativo e stravolgimento carnascialesco, via via che ci si addentra nella raccolta ci si rende conto che le allucinazioni appaiono spesso come trasposizione di frammenti reali, che ritornano distorti per smorzarne l’effetto della sua portata. All’interno di un tono sempre disteso, privo di lirismo ed eccessivo coinvolgimento, vengono infatti usate parole e immagini forti, come lo stupro dell’elegia n°7 o richiami precisi a termini e strumenti del digitale (youtube, Iphone, ecc. fanno capolino in diversi componimenti).

Attraverso un sapiente mix di termini tecnici imprestati dal mondo della fisiologia e da tutti quegli oggetti che usiamo, ma di cui spesso non conosciamo il nome (la sporta di rafia, la bobina, la pennellessa), e di parole più vicine ad un repertorio lirico, Prodan ci accompagna lungo elegie poco “elegiache” nel senso in cui qualsiasi tono sentimentale o apertamente intimistico viene messo da parte, in favore di una verve fantastica strabordante e creativamente libera. Perché poesia, d’altronde, è anche forzare la realtà per plasmarne altre, fuori da ogni sequenzialità del quotidiano.



Elegia allucinogena 7


la pennellessa vergine si prova un cappello

a infrarossi. si guarda con ammirazione

sulla tela lucida sistemata sul cavalletto.

il geranio nel vaso appassisce per l’invidia.

il sole ammira discretamente dalla finestra

la pennellessa vergine. lo scarafaggio da cucina

sbava dalla voglia, prende lo slancio e si getta

con violenza sulla pennellessa vergine.

nel tintinnio incoraggiante delle posate,

lo scarafaggio da cucina stupra la pennellessa

vergine, poi la strangola e la trancia

con un seghetto. ne estrae tutti i meccanismi

segreti e sofisticati e li fotografa.

posta la fotografia su internet

e mette all’asta tutto quello

che ha estratto dalla pennellessa vergine.

riceve centinaia di milioni di euro.

ora lo scarafaggio da cucina è miliardario.

vola dritto alle Hawaii e se ne sta seduto

su uno sdraio in spiaggia.

il sole rosso per la rabbia gli scolora il carapace.

lo scarafaggio vola felice all’albergo, fa una doccia

fredda e si guarda soddisfatto allo specchio.

spalanca gli occhi per la stizza – il suo carapace

è incolore, sebbene sia rimasto almeno 3 ore

sotto il sole. lo scarafaggio da cucina si arrabbia

con il sole e lo cita in giudizio


Elegia allucinogena 9


lo zaino insonne vaga confuso

ogni notte sulle pareti.

il portafiori in forma di clessidra prova

un’aria con voce da baritono.

dalla discarica dei rifiuti escono dei giocattoli

smembrati. improvvisano un teatrino di

marionette nella vetrina della biblioteca.

una tarma danza stordita dal fumo dell’oppio.

i topi rosicchiano le tazze di porcellana

che applaudono fragorosamente lo spettacolo

improvvisato. dallo zaino insonne esce

un panino ammuffito che levita

stringendo la bacchetta da direttore

fra i denti davanti al portafiori.

il portafiori accompagna in modo impeccabile

lo spettacolo improvvisato.

i topi filmano tutto con una minuscola cinepresa.

la tarma esegue in mezzo alle marionette

piroette caotiche. la cinepresa filma.

il panino prende la cinepresa e posta

il film su youtube. un regista indipendente

ne sottolinea il potenziale e spedisce il film

a un festival internazionale.

il film vince il primo premio.

il panino ammuffito si decompone tra gli applausi

di approvazione dei topi.

le marionette smembrate si abbracciano.


Cartoon 5


il piccolo topolino pauroso si è fatto la tana in un panettone dopo averne mangiato l’interno. il panettone assomiglia in tutto agli altri panettoni in mezzo ai quali è sistemato su un tavolo ricolmo di altre prelibatezze. il gatto di casa dormicchiava e sognava come il piccolo topolino pauroso si trasformava in un grosso ratto e se lo mangiava vivo. il gatto di casa piagnucolava terrorizzato nel sonno, mentre il piccolo topolino pauroso se ne stava buono nel panettone e si godeva, seguendolo dall’Iphone, un video che riproduceva ad alta risoluzione l’incubo del gatto di casa


(La traduzione di tutta l'opera è a cura di Mauro Barindi).


Ofelia Prodan, nata a Urziceni, vive tra Bucarest e l’Italia. Fra le sue raccolte poetiche romene: L’elefante nel mio letto, 2007 (Premio per il Debutto dell’Associazione degli Scrittori di Bucarest, 2008); La guida, 2012 (Premio Nazionale Ion Minulescu, 2013); Senza uscita, 2015 (Premio Nazionale George Coșbuc, 2015; Premio Nazionale Mircea Ivănescu, 2016). Figura nell’antologia Voor de prijs van mijn mond (a c. di Jan H. Mysjkin, Poëziecentrum edizioni, Gent, Belgio, 2013) che comprende 12 dei poeti romeni più rappresentativi degli ultimi 60 anni (Nina Cassian, Nichita Stănescu, Ana Blandiana, Mircea Cărtărescu ecc.). Un'antologia d'autore è uscita in Spagna con il titolo di High (2017). In Italia, ha pubblicato su Nuovi Argomenti, Atelier e L'Immaginazione e ha sostenuto numerose letture pubbliche, come invitata, fra le altre manifestazioni, alla rassegna Poesia a strappo Alghero (2015), al Festival Internazionale di Poesia Palabra en el mundo (Venezia, 2018), al Festival Letterario della Sardegna L'Isola delle Storie (Gavoi, 2019). Nel 2019 è uscita la sua raccolta poetica Elegie allucinogene (menzione d’onore al Premio Letterario Internazionale Città di Sassari, 2020). È membro dell’Unione degli Scrittori di Romania e del PEN Club Romania.

Post recenti

Mostra tutti