top of page
Facebook Cover Photo.png

Le Giovani Interviste: Luca Ballati

  • Immagine del redattore: Elena Verzì
    Elena Verzì
  • 1 giorno fa
  • Tempo di lettura: 6 min

Prosegue con Luca Ballati lo spazio "Le Giovani Interviste di Alma" dedicato alla messa a fuoco del pensiero e della poetica di giovani autrici e autori talentuosi.


Dallo scorso appuntamento e per i prossimi cinque, saranno dedicate alle poetesse e ai poeti inclusi nel Diciassettesimo quaderno italiano di poesia contemporanea (Marcos y Marcos, 2025).


Copertina Quaderno Marcos y Marcos

La tua raccolta Danni marginali pubblicata nel Diciassettesimo Quaderno Italiano di Poesia Contemporanea (Marcos y Marcos, 2025) si presenta divisa in 4 sezioni (Le facce impassibili, Ginnasio, Triathlon, False partenze). Umberto Fiori nella prefazione al testo, parla di un passaggio “dal terra-terra” della prima sezione “all’aria-aria di un mondo immaginato ad occhi chiusi” dell’ultima. Potresti approfondire questo movimento, che sembra configurarsi in un passaggio progressivo dalla concretezza alla dimensione immaginativa sia nelle situazioni che nei personaggi? In che modo si inserisce, in questo percorso, la tua idea di incanto notturno? Come e perché la dimensione onirica assume un ruolo che appare sempre più centrale nella tua poetica?


Credo che con quelle espressioni Umberto Fiori abbia voluto fornire una sintesi, insieme formale e tematica, della raccolta: se «l’effetto terra-terra» è da attribuirsi principalmente al registro e al dato linguistico, il movimento opposto pare correlarsi soprattutto allo stato di dormiveglia, o direttamente onirico, ravvisabile soprattutto verso la fine della raccolta, e al progressivo straniamento cui vanno incontro situazioni e personaggi. Ma forse aria-aria vuole suggerire anche un ampliamento dei luoghi fisici e mentali, accompagnato da una dilatazione delle misure metriche. Dell’«incanto notturno» mi interessa solamente la congerie di dubbi e riflessioni sul reale che una tale dimensione può suscitare. Nella raccolta il sogno è affrontato perlopiù di sbieco, mediante l’impiego di discorsi diretti o tramite l’esplorazione di quei territori liminari che precedono o seguono il sogno stesso.

 

Considerando che nella tua poesia convivono sia il verso libero sia un uso consapevole della metrica tradizionale, e tenuto conto della tua formazione universitaria in storia della lingua italiana, che ruolo attribuisci oggi al ritmo e alla misura del verso nel processo creativo? Penso, ad esempio, a un endecasillabo presente in Danni marginali come «le loro più sentite condoglianze», dove una formula quasi vicina alla prosa acquista una tensione poetica precisa. Che rapporto vedi tra queste due pratiche nella poesia contemporanea?


Metro e ritmo sono i due “ferri” principali del mestiere di poeta, del suo ‘lavoro’ (non sono certo il primo a dirlo), anche nel senso meno nobile del termine: lavoro faticoso e, spesso, snervante, addirittura improduttivo. La padronanza di questi due “ferri” è quindi certamente essenziale. Ho però il forte sospetto che il saper fare sia più importante del conoscere, o che il primo preceda il secondo nell’atto creativo. Al contempo però, chi conosce, trasgredisce meglio: esistono poesie memorabili completamente prive di versi regolari.

Quanto al complesso e dibattuto rapporto tra prosa e poesia, non dispongo di ricette o regole fisse. Credo che le due tendenze debbano convergere fruttuosamente, senza per questo smarrire per strada le rispettive identità; un grande studioso di metrica (noto ai polverulenti accademici che si occupano di linguaggio poetico) ha parlato di «punto di sutura» tra le due pratiche. Indubbiamente mi incuriosisce la capacità della poesia di accogliere istanze e modalità narrative, la ricettività del testo poetico nei confronti di ciò che tradizionalmente poesia non è.

 

Le tue poesie accostano un lessico tecnico o quotidiano (grafici, dati, elettrocardiogrammi, autobus, voti di italiano) a situazioni emotive e visionarie (sogni, incubi); questo scarto produce una tensione costante tra controllo e perdita di controllo, tra analisi e vulnerabilità. E anche quando cambi scenario o registro, in molti testi il senso non si dà mai pienamente, emerge una condizione di sospensione o di parziale fallimento: le «false partenze», il «grafico mai incominciato», l’incubo che non permette di «risalire al mostro», fino al bus che porta «non so dove». La tua poesia sembra abitare il momento prima della decisione o dopo l’interruzione, quando qualcosa potrebbe accadere ma resta irrisolto. Che significato daresti all’incompiutezza? E come si colloca la dimensione del tempo all’interno di Danni marginali, potresti considerarla una variabile essenziale nell’insoluto?


Sì, interruzioni e sospensioni esercitano su di me un certo fascino. Lo stesso sogno (o dormiveglia) è foriero di dubbi e incertezze, è una zona franca del senso che la poesia può tentare di riprodurre. Penso che il testo poetico sia uno spazio particolarmente adatto ad accogliere questi dubbi, le «tracce elusive» e i «vaghi indizi» dell’Ultimo borgo caproniano. E quanto del «parziale fallimento» di cui giustamente parli risuona nel titolo scelto Danni marginali? Non poco.

Anche il tempo, dal canto suo, è una dimensione cardinale, estremamente duttile quando si tratta di poesia e di prosodia, quel ticchettio che occupa il tempo delle nostre letture. Ma il tempo è anche una dimensione intrinseca alla poesia; nel suo spazio metrico, di forma “chiusa”, può succedere di tutto: un giro di parole può suscitare la fatica di un intero viaggio o di un’attesa estenuante, oppure da una combinazione di significati può sprigionare un’infinità di tempo, «in quell’istante e per sempre» ha scritto Antonio Porta.

 

Siamo nel 2026, eppure il dibattito intorno alla questione del gender in poesia sembra non essersi ancora esaurito: da una parte ci si continua a chiedere se, in effetti, la poesia possa averne uno o se, in quanto arte, prescinda da qualsiasi suddivisione a riguardo; dall’altra l’inevitabile constatazione della prevalenza di poeti uomini nelle antologie scolastiche e pure nel panorama poetico contemporaneo. Alla luce della preponderanza che il tema del femminile sta assumendo nel dibattito odierno e in riferimento anche alla conta che sempre viene fatta di autori uomini e autrici donne presenti in lavori corali come quello di cui il tuo Danni marginali fa parte, come inquadri l’argomento e qual è la tua opinione a riguardo? Soprattutto, prevedi un’evoluzione verso altre traiettorie per un futuro prossimo?


Come dimostra il suo eventuale avvicinamento alla prosa, la poesia muta la sua forma in continuazione, ponendosi ben al di sopra degli sforzi di “ingabbiamento” sociale o culturale. Quanto alle scelte antologiche, da neo-docente di lettere mi sembra di osservare un divario tra i manuali scolastici e le antologie poetiche contemporanee: nei primi, infatti, il canone viene in sostanza riconfermato (con qualche incrinatura forse provocata dalle nuove frontiere metodologiche e laboratoriali), mentre le seconde si mostrano più ricettive nei confronti delle voci femminili. Un buon numero di opere singole di poetesse è oggi accolto da varie e prestigiose case editrici; inoltre, è in crescita la quantità di antologie curate da donne. D’altronde, la «conta» operata nel contesto dei Quaderni Italiani di Poesia Contemporanea – anche in edizioni precedenti – propende, mi pare, verso un certo equilibrio. Segnali forse incoraggianti, anche se non devono dare l’illusione di un’asimmetria finalmente risolta.


Ti chiedo di scegliere da Danni marginali tre testi e di riportarli qui per le lettrici e i lettori di Alma.


a un’ora che non dico

hanno preso una corriera

si sono fatti

la salitona

hanno fatto rotolare

giù

il bidone del vetro

(che pare li guardasse male)

girando a destra

uno

dopo l’altro ciascuno

capobranco di sé stesso

tutto

per venire a suonare al mio citofono?

oltretutto svegliando

metà palazzo

per schiamazzi


*


A volte ti immagino in cerca di emoticon

se polpo o scimmia poco importa.

Hai questo groviglio di fili tra i piedi

elettrici, non ti dice più nulla.

La macchina del tempo dei sogni

la costruirai, semmai, domani.

Apri e richiudi tutte le app

ti aggrappi a un bordo un po’ troppo

teatralmente, se ceni

un ponticello di cenere ti cade

sulla svizzera

                       dentro

gioisci zitto

se ti vibra il telefono

ma fai piano, t’impalli

davanti ai contenuti nascosti


*


«è ancora presto» è tardissimo invece

ribatti allacciandoti le scarpe,

costernata che l’aria ci prepari

ogni volta uno svincolo ad hoc

che piazze si richiudano

all’improvviso

se una delle nostre quattro mani

non tocca ferro, non tocca in fretta una spalla

già rivolta all’evento.


Le 7,30 son già le 8, le 21

oramai le 22. Sbrigarsi!

che tutto inizia o si svuota

stanno già sbaraccando.


In qualche modo ti raggiungo

al campo base della scarpiera.


Luca Ballati Alma Poesia

Luca Ballati è nato a Genova nel 1995. Si è laureato in Storia della lingua italiana presso l’Università di Genova con una tesi sul lessico di Giorgio Caproni. Dal 2021 è dottorando in Filologia moderna presso l’Università di Pavia, dove si occupa di linguistica, metrica e stilistica. Suoi contributi, dedicati alla poesia di Caproni, Orelli e Montale, sono apparsi su riviste, tra cui «Studi e problemi di critica testuale» e «Stilistica e Metrica italiana», e all’interno di volumi collettivi.

Alma Poesia © 2019

Founder: Alessandra Corbetta

bottom of page