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  • Giuseppe Cavaleri

Le Contaminazioni di Alma: "Ogni giorno un cielo diverso" di Luca Bresciani

«[…] Quante cose / senza sguardo, stranamente segrete! / Dureranno più in là del nostro oblio». Con questi versi Borges, il grande prosatore e poeta sudamericano, riabilitava, all’interno dello sguardo poetico, gli oggetti di poco valore che attraversano le nostre giornate, restituendogli una capacità relazionale e una presenza data proprio dalla capacità di accompagnare o superare un’intera esistenza.

Ogni giorno un cielo diverso la nuova raccolta di Luca Bresciani, edita nel settembre 2022 nella collana Lietocolle per Ronzani, si allinea all’attenzione che l’autore argentino mostrava per gli oggetti della quotidianità, distaccandosene per la capacità evocativa ed epifanica che gli stessi oggetti sembrano possedere.

Come nella precedente raccolta Linea di galleggiamento (Lietocolle, 2020) protagonisti dei testi di Bresciani continuano così a essere i legami inconsapevoli che i viventi, umani, ma anche cani e uccelli, instaurano con gli oggetti inanimati. Staccandosi da qualsiasi interiorizzazione, lo sguardo poetico si dà totalmente al reale, all’osservazione di eventi in cui scatole, vasetti di yogurt e bicchieri rovesciati diventano forme capaci di detenere un significato velato, nascosto.

In questa sua aderenza programmatica al reale, così come al segreto che l’atto stesso dell’osservazione sembra schiudere, i testi di Bresciani presentano un procedimento fortemente visivo legato al potere dell’immagine. Non sarà dunque, un caso, se i versi dell’autore toscano dialogano con le fotografie di Danilo Massi, in un gioco di rimandi dove si assiste a una convergenza di intenti e di presupposti: l’assenza di primi piani, di volti sia nelle poesie che nelle fotografie. Ogni dettaglio che appare infatti, pur inquadrato nel suo contesto usuale, pare staccarsi da quello che lo circonda e assumere un significato inaspettato, imprevisto. Così, senza cedere ad alcun vago esoterismo, «i rilievi gialli / che restano degli incidenti» non sono segni funesti, ma «dall’alto quei segni / hanno una dote per tutti» o «una scatola gigante / poggiata a un cancello verde / attende […] / la conferma di una promessa».

Tra le fotografie chiaroscurali di Danilo Massi e i testi di Bresciani si innesta dunque una relazione, un rimando tra testi laddove, come scrive Ivan Crico nella prefazione, quelli visivi diventano «varchi inattesi che si aprono nel bianco che assedia i testi». Entrambi però conservano, anzi preservano, con le loro opere «la capacità» - scrive ancora Crico «di una posizione scomoda […], di lasciare respirare gli eventi».

Nel suo stile contenuto e minimale, come nel procedimento in dittici della sintassi dei versi, la poesia di Bresciani si configura, dunque, come un invito allo slittamento dal sé, a violare la matassa che ci chiude all’esperienza, aprendosi a un’osservazione piena e consapevole della quotidianità, nella consapevolezza di una caducità invisibile eppure permanente. Nella consapevolezza che c’è «ogni giorno un cielo diverso».



Due rimbalzi fa la palla

prima che venga raggiunta

tanto che il braccio del padrone

non ha il tempo di dubitare

e così un nuovo debutto

scaglia il cane all’inseguimento

nel parco giochi dove l’erba

è l’unica benedizione che manca.

Chi ammira fermando il passo

non sa niente del divano distrutto

e del guinzaglio come preghiera

a ogni sera e a ogni mattina

e in quell’anello che non si salda

ecco il dolore per la rinuncia

e il sollievo nell’offrire alla morte

la stessa periferia del sangue.


*


Se la polvere ci parlasse di sé non racconterebbe niente ma ci direbbe delle crepe e dei ragni e dell’infelicità dei pavimenti. Svelerebbe l’ambizione dell’armadio di non vivere con un fianco cieco e la pena del chiodo nel sostenere ciò che gli è impedito di ammirare. Infine ci chiarirebbe la morte dopo l’appello delle sveglie quando dalla tenda alla trapunta un nugolo d’oro ci circonda.


*


Sull’asfalto i rilievi gialli

Che restano degli incidenti

E una macchia di carburante

che ancora di diffonde.

Forse dall’alto quei segni

hanno una dote per tutti

e la fragilità è un punto luce

nei corridoi delle strade.


*


Lo yogurt nel vasetto

è scaduto da qualche giorno

e quel limite violato ci condanna

a cicli di sopravvivenza

mentre il vuoto del cucchiaio

riflette un cielo capovolto

che senza verità e coscienza

è un turacciolo che ci asfissia.

Che sciagura se i nuovi prodotti

hanno un lavoro e dei figli

e se la scadenza che si sfoggia

brilla tra orgoglio e giustizia.


Luca Bresciani (Pietrasanta, 1978) ha pubblicato in versi: Lucertola (Edizioni del Leone, 2011), Modigliani (Lietocolle, 2015), L’elaborazione del tutto (Interno Poesia, 2017), Canzone del padre (Lietocolle, 2018) e Linea di galleggiamento (Collana Gialla Lietocolle – Pordenonelegge, 2020). È direttore del blog «Poeti Oggi».



Danilo Massi (Roma, 1956) è regista, attore e fotografo. Ha firmato nel 1979 il suo primo film da regista, Ciao cialtroni!, candidato al Nastro d’Argento 1980 come opera prima. È del 1989 suo secondo lungometraggio, Una notte chiara; nel 1994 ha firmato come Daniel Stone il suo terzo film per il cinema. È di queste settimane la sua intervista apparsa sulla rivista internazionale di fotografia www.theinspiredeye.net

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