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  • Immagine del redattoreGiuseppe Cavaleri

Le Contaminazioni di Alma: "Di tutti di e di nessuno – una poetica della specie?" di Roberto Cescon

Il gatto che sfila in giardino, una macchina che sfreccia in strada, le conseguenze mentali e linguistiche che queste immagini portano in chi le guarda.

Parte da intuizioni quotidiane l’interessante saggio di Roberto Cescon Di tutti di e di nessuno – una poetica della specie? (Industria & Letteratura, 2023) che, come si intuisce sin dal sottotitolo, ha nella poesia e nell’incontro tra questa e le scienze cognitive la sua ragion d’essere.

Partendo dal legame tra esperienza e sua significazione, il saggio procede, infatti, analizzando la necessità propria della specie umana di narrativizzare, ovvero di disporre la propria esistenza all’interno di un flusso che dia unità e significato, fino a esplorare come e in quali dinamiche il linguaggio prenda forma e si tramuti in suono e parola. Alla fine di questo percorso nella tesi di Cescon si arriva all’idea di poesia «come esigenza cognitiva della specie, perché nel leggerla si compie un rito fossile» dove «chi ascolta prende coscienza del suo sentirsi vivo». Per ultimo, le tesi proposte dall’autore friulano si coagulano con il testo di Mario Benedetti Quanto siamo stati con le fogli che vanno via dai rami tratto da Umana gloria [1] in una lettura basata sull’interpretazione «come fenomeno che accade nell’incontro tra le forme del testo e l’attesa del senso».

Nel saggio la poesia si configura, dunque, come un luogo per sua costruzione intermedio, a calibrata distanza sia dalla formulazione mentale di immagini e parole sia dalla sua apparentemente definitiva fissazione in strutture organiche e definite [2]. Un prodotto che non esaurisce mai il suo senso e in continuo movimento. Proprio come nell’atto della lettura, dove la forma poetica «incarna il proprio sentirsi vivi innanzitutto nel ritmo, cioè nel movimento del permanere e aprirsi».

Poesia che nell’atto stesso della realizzazione trova posto solo nel suo essere sospesa tra coscienza, intesa come consapevolezza conscia di un processo, e la cognizione, ovvero l’emersione di fenomeni cognitivi non consci [3]; ma anche terreno della nostra identità dove l’io prova ad affermarsi, appropriandosi di un noi nel quale non può che riconoscere di essere immerso, sia quando ricorre a un certo serbatoio formale e creativo che rappresenta la cosiddetta tradizione, sia per estensione nel legame tra il prodotto simbolico e i connotati stessi della nostra specie (si pensi ai graffiti paleolitici).

Leggendo i tanti spunti che appaiono da un testo densissimo di concetti (e note a piè di pagina) viene anche da pensare all’intermedialità della forma poetica, ovvero alla sua unicità nell’essere sia prodotto mentale e fonico, sia alla sua transmedialità laddove la poesia, soprattutto con il superamento della metrica tradizionale, è ormai un opera visuale, oltre che linguistica.

Una proposta che è una boccata d’aria da tanti discorsi di poesia come respiro dell’anima e autocelebrazioni accademiche, che fa incontrare critica letteraria e scienze della mente mettendo da parte la contrapposizione tra umanesimo e scienza a favore di un discorso comune su quello che riguarda il fondamento della nostra specie e quindi sulla necessità stessa che l’umano ha di significare la propria esperienza: dai graffiti dei nostri antenati nelle grotte di Lascaux ai poemi omerici il passo è più breve di quello che sembra.


[1] Umana gloria, Mario Benedetti, Mondadori, Milano, 2004. [2] «La poesia accade nello spazio tra l’attesa del ritmo e l’incertezza della sua forma da realizzare», Di tutti e di nessuno di Roberto Cescon, Industria & Letteratura, 2023, p.7. [3] Cfr., L’impensato – Teoria della cognizione naturale, N. Katherine Hayles, Effequ, 2021, Roma.

Roberto Cescon (Ph. Donatella D'Angelo)

Roberto Cescon (Pordenone, 1978) ha pubblicato Vicinolontano (Campanotto, 2000), Il polittico della memoria. Aspetti macrotestuali sulla poesia di Franco Buffoni (Pieraldo, 2005), Disabile chi? La vulnerabilità del corpo che tace (Mimesis, 2020) e le raccolte La gravità della soglia (Samuele, 2010), La direzione delle cose (Ladolfi, 2014) e Distacco del vitreo (Amos Edizioni, 2018). Collabora all’organizzazione del festival letterario Pordenonelegge.

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