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  • Luca Gamberini

Un inedito di Gualtiero Via

Per molti il termine barocco ha una valenza negativa, tanto più che ne deriva il dispregiativo barocchismo. Peccato. Perché nella sua etimologia barocco contiene la parola perla. E allo stesso modo i versi di Gualtiero Via contengono l’eleganza della perla. Non vi è stravaganza nei suoi versi, casomai vi è un rispetto – per certi versi anacronistico – della forma, che è la quintessenza della poesia. In un’epoca dove assistiamo alla dissoluzione di tutte le regole, facendole passare come progresso, il rispetto del canone poetico – da intendersi come metrica – è un punto a favore, non certo una bizzarria. Via scrive poeticamente nel vero senso della parola: cerca la sonorità senza disperdere il senso e la struttura.

In Ascolta la risacca tratto dalla piccola opera inedita (Bambini, cartoline e altre cose) composta da cinque testi e realizzata specificatamente per Alma Poesia, risuona la lima del poeta. Anaforica e ossessiva: «Ascolta la risacca, verso sera, / magari dopo che ha fatto burrasca». Sembra di sentirlo il mare. Sembra di vederle le onde. Certamente la presenza di alcuni arcaismi indirizza verso una sorta di conservatorismo poetico, un lessico ricercato, le inversioni di soggetto-verbo o le apocopi sono quasi un marchio di fabbrica dell’autore, ma hanno sempre una funzione, non sono vezzi fini a sé stessi. Una poetica dell’assertività e insieme della profondità. Gualtiero Via è puntuale. E in questa puntualità fatta di precisione orafa e artigianale, vi è tutta la sua alta cifra autoriale.


Ascolta la risacca


Ascolta la risacca, verso sera,

magari dopo che ha fatto burrasca.

Oppure, su, in città, all’orario giusto,

fatta giornata, trovati un locale,

un posto dove passino persone

per stare insieme, bere, fare incontri.


Ascolta la risacca, sta’ in silenzio.

È stata la giornata, bella o brutta,

e pure, a molti un senso ancora manca:

Perché, chi lo può dire? Dici, è strano?

Li hai avuti o no, tu pure, diciott’anni?


È l’energia che cambia verso sera,

la luce, l’aria: prova. Tutto quanto.

Per non dir della notte. È cosa nota.

Che “cosa”, non si sa: si sa che esiste.

Lo cerchi fuori o dentro? In un bicchiere?

Lo so, c’è chi si ammazza in questo modo.

Ma la risposta è non cercare nulla?

Il vino è un vero dono, è meraviglia,

e chi lo demonizza è un criminale.


Ascolta la risacca verso sera.

Può tutto il mare, imparalo a sentire.

Respira, apri i polmoni, non mentire.

Racconta quello che oggi t’è successo.


Ascolta quell’amico. Offri da bere.

Non credere sia vana ogni cosa.

Non creder sian tesori da trovare:

è il modo tuo, il tuo tono, il giusto verso.

Se con sincerità tu cerchi questo,

non un minuto tuo dirai ch’è perso.


Gualtiero Via è nato nel 1961 in Calabria ed è cresciuto a Budrio (BO) dove vive e lavora. È laureato in storia contemporanea e insegna italiano e storia in un istituto tecnico. Scrive in versi dal 1985. Nel 1990 grazie all’incontro con alcuni cantastorie e improvvisatori in ottava rima, comincia a comporre in metrica regolare. Questa forma diventerà ben presto per lui quasi esclusiva. Due sue raccolte autoprodotte, in rima, la prima con una nota di Roberto Roversi, al quale era molto legato (La lingua che io parlo, 1995, Lampedusa, 2015), sono state da lui stampate e diffuse in varie centinaia di copie, per lo più brevi manu. Negli anni Ottanta e Novanta è stato redattore, a Bologna, di «Opposizioni» (1988-1990), «Nunatak» (1991-1995), e del foglio di poesia «Lo Spartivento». Nel 2012 ha pubblicato il saggio Scomodi e organici. Dal 1995 al 2001 ha recitato i suoi testi nelle principali rassegne di arte di strada e di cantastorie, anche con l’accompagnamento di professionisti (Pierpaolo Pederzini, Barbara Wolf, Roni Bargellini, David Sarnelli, Roberto Tombesi e altri). Negli ultimi anni sue poesie e interventi sono comparsi in rete su La bottega del Barbieri, Utopia Rossa, e Poliscritture.


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