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  • Immagine del redattoreAlessandra Corbetta

Gli inediti di Danila Di Croce

La poesia di Danila Di Croce, come questi inediti testimoniano, si inscrive dentro un frame fatto di elementi naturali che, nella loro assenza di specificazione, contribuiscono a strutturare una dimensione astratta e universale allo stesso tempo. Fulcro dello scrivere di Di Croce, molto attento agli aspetti fonico-musicali, è la visione e ciò che a essa attiene, a partire dal blink - lo sbattere rapido di ciglia - fino a giungere al sonno per poi tornare alla veglia, fatta di occhio vigile e di atteggiamento-sentinella; il passaggio dal vedere al non farlo diventa qui sinonimo di attesa e preparazione alla messa a fuoco, come accade prima dell'atto del parto o della costruzione di una dimora, a cui è ancora possibile dare il nome di casa.



Dammi il compito della sentinella,

che lavora di sguardo e che lontano

allunga la spinta, ne fa un elastico

teso a tornare, a restituire

l’orizzonte agli occhi.

Certo, quel punto

frusta attese e illusioni, ma si impianta

sulla retina e rinasce di dentro,

da quel buio che pure chiama vita.


Dammi ancora un nuovo turno di veglia,

perché impari il senso della distanza,

lo zelo che ammaestra l’attenzione,

l’attesa solerte che si fa cura.

E soprattutto il metodo del tempo


che ogni volta impressiona quell’immagine

da capovolgere, da riguardare


*


Dove mi aspetti

se non hai case da abitare,

un petto dove poggiare il capo.

Anche l’ombra di un albero

sa rapire il sonno

e suggerire fremiti alla terra,

darle il suo mantello.

È lì che canta d’albe

sconosciute il codirosso

quando attende

all’esercizio di una sosta,

al miraggio dolce di una dimora.


*


Da queste parti il saluto si allunga

ben oltre lo sguardo, abbassa rapido

il cappello e quanta aria sfiata l’eco,

l’addormenta.

Se c’è un accenno d’ombra

lungo quel viale in cui sostare – chiedo –

una panchina ruvida di legno

sfilacciata, che sa tenere il sole,

però, fin nella ruggine dei chiodi.


Perché aspettare è il verbo degli amanti,

di chi combacia fodere e cappotti

e fa nobile l’inverno.

La nebbia

è bassa sull’asfalto a consegnare

il pegno di una voce,

eppure basta

il tocco delle mani – vedi – e l’acqua

per riconoscere la cicatrice.


*


Ci sono vite da riguardare,

di fronte a cui tacere in ascolto,

come quando si cerca la sorgente,

chiusi gli occhi, nel fitto

odore del bosco.

Hanno il dono, certe vite,

di sfiorare il peso dei sassi,

di avviare il rimbalzo sciolto

a pelo d’acqua, così


– perché l’onda si allarga

e sorride se c’è un tocco che chiama.


*


pulsa instabilmente, cefeide

inquieta che gonfia e sgonfia il petto

per qualche sorso in più di luce

(il valzer dei pattini dentro al cuore

a raccontare il primo degli abbracci,

l’inquietudine dell’attesa, il morso

fulmineo dell’abbandono).


Ma svela, una madre, a che distanza

esiste una galassia, con la forza

di gravità ad avvincere i corpi

infine. Forse perché vende il sonno

pure al tempo mite della sera

o forse solo perché sa di latte.


Danila Di Croce

Danila Di Croce (1974) vive ad Atessa (CH) ed è docente di Lettere nel Liceo Scientifico della sua città. Ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie, Punto coronato (ed. Carabba), nel 2011 e suoi testi inediti hanno ottenuto diversi riconoscimenti. Da segnalare, in particolare: primo premio alla XXI ed. di InediTO – Colline di Torino e al Daniela Cairoli 2023; tra i vincitori del Premio Ossi di Seppia, sez. A, 2023 e dell’VIII ed. del Premio nazionale editoriale di poesia Arcipelago itaca (sez. silloge breve); seconda classificata al Premio Gianmario Lucini 2023 e al Concorso Sinestetica 2023; tra i due finalisti del Premio Europa in versi 2023; Menzione d’onore al Premio Rodolfo Valentino 2022-23; finalista al premio Poeti Oggi 2023 e al concorso Guido Gozzano 2022; selezionata al Premio Città di Como 2022 e a Europa in versi 2022. Quest’anno è stata membro di Giuria del Premio InediTO e suoi testi figurano su alcuni blog e antologie.



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