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  • Immagine del redattoreAlessandra Corbetta

Nota di lettura a "Paesaggio con figura verticale" di Andrea Milano

Aggiornamento: 3 giu 2023

Paesaggio con figura verticale, silloge d’esordio di Andrea Milano edita per Transeuropa, è un incrocio di viatici, memoriale e visivo. Continui frame rimandano all’allargamento della visuale, nei tre paesaggi-sezioni (primo paesaggio, secondo paesaggio, terzo paesaggio) che compongono il viaggio intrapreso da Milano. Ogni sezione ha un suo margine dove compare E., compagna d’infanzia e figura verticale e tellurica, vera oscillazione tra piani sensoriali differenti.

La poesia di Milano è classica e disturbata, come una pagina di novenari e variazioni sul tema con un punto di fuga, un grumo nero verticale, come riporta l’epigrafe di Brodskij, che scuote il rapporto tra paesaggio e ricordo, ma anche tra percezione e realtà. «C’è che mi sveglio e son vecchio / c’è che ho il cuore pieno di rughe e fuliggine / c’è che mi sbaglio e mi sbaglio / e ho gli occhi di ruggine / e parlo parole colore di ruggine / e parlo di ruggine/e sono la ruggine».

Una posa metrica montalianamente decisa, ma dolce nel suo curvarsi, ingentilirsi sulle forme che mutuano attorno, decentrando la camera ottima e il quadro. Metricalmente è compatta l’ossatura di Milano, con diversi ricorsi ad enjambement a incastro sia fonetico che semantico: «Eravamo protetti dal ponte, / dalla torre dello zuccherificio industriale. A tratti / la vita tagliava il velo a metà: / quando un uomo con una forbice / aprì il ventre dell’orata / o quando mostrai il sesso / a una compagna di scuola».

C’è una costante dilatazione percettiva tra oggetti e ricordi e l’esistenza di questo onnipresente brusio è un segno concreto del ricordo che apre un altro ricordo, come un paesaggio dentro a un paesaggio, faglie dentro faglie, fino a perdersi e inseguirsi di nuovo: «le grandi questioni / s’annidano strette a un canneto d’orto / qua, dove il sole cola a picco/come un insindacabile giudizio, / siamo vittime del caldo e della cicala/e di ogni sorta di senso di colpa. / Avevi ragione: bisogna scrivere / del fiume, del delicato sorgere / del sole, di inaspettate fioriture».



mari puliti

Si sono alzati i primi vessilli

sull’acciaio adriatico,

i primi stendardi di “mari puliti”

e stagioni senza futuro.

Le rondini volano a filo sulla spiaggia

senza paura dell’impatto,

mentre si stagliano all’orizzonte

bandiere e barche di pronto soccorso.

Ma se volessi oltrepassare le boe

mi basterebbe camminare sull’acqua;

potrei arrivare a toccare i Balcani,

come in un sogno di ragazzo.

Ma il litorale si agghinda

di minacciose punte colorate

come se l’istrice decidesse, d’estate,

di tingere tutte le sue spine appuntite


Era tutta di miti e leggende

la nostra vita qui al mare.

Eravamo protetti dal ponte,

dalla torre dello zuccherificio

industriale. A tratti

la vita tagliava il velo a metà:

quando un uomo con una forbice

aprì il ventre dell’orata

o quando mostrai il sesso

a una compagna di scuola,

una sera che i contadini

bruciarono la sterpaglia

e il fumo ci entrava nel naso,

ci faceva tossire

e coprire di nero.

Conosco un solo movimento:

il ritorno. Casa mia è una terra

in cui Dio non fa sprecare nulla.

Io la tratto così, come si trattano

le bestie da soma. Ne parlo come

qualcuno colpito da una maledizione.

È una terra che si fonda sulla terra

e sul mare, e quando tutto è pronto

si punta il fucile tra gli occhi del maiale.

Casa mia si impicca ovunque e scompare

nelle sagre di paese,

nel rumore dei generatori di corrente.

C’è una girandola su ogni balcone

in attesa che il garbino la faccia girare.

La fuga è un ritmo rapido,

un momento della composizione.


Andrea Milano (12 maggio 1994) nasce nelle Marche da genitori abruzzesi. Un anno dopo, la famiglia decide di tornare a vivere in Abruzzo, dove cresce in una piccola città di mare. All’età di diciotto anni si trasferisce a Urbino, dove studia Filosofia e inizia a lavorare nel teatro. Dal 2019 è a Roma. Frequenta l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico e si laurea in Drammaturgia. Attualmente collabora in veste di dramaturg con la Compagnia Giovanna Velardi ed è stato assistente alla regia nell’ultimo lavoro della Compagnia Biancofango, About Lolita, che ha debuttato alla Biennale di Venezia 2020. Alcuni suoi testi sono apparsi sulla rivista Sipario e sulle riviste online Il Visionario e Atelier Poesia. Paesaggio con figura verticale (Transeuropa Edizioni) è la sua silloge d’esordio.

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