• Diego Bertelli

Commento a «Tea(rful) Cookies» di Marta Markoska

Tea(rful) Cookies è il titolo in lingua inglese di una poesia di Marta Markoska raccolta nel volume Црни дупки во нас (Black Holes Between Us). Tradotta dal macedone da Julija Lazoroski, il gioco immediato che si produce accordando alla parola cookie l’aggettivo tearful, in cui è contenuta ed evidenziata la parola tea, è una sfida stimolante per chi si appresta a darne la versione italiana. La poetessa propone, in una traduzione di servizio, Dolci disperati e la disperazione reagisce bene con la scena descritta nel testo, quella di un mancato incontro tra due amanti presenti l’uno all’altro solo attraverso il corpo. Ciononostante in quella scelta si perde il riferimento alla bevanda che in inglese fa sentire, grazie alle parentesi, la sua calda — e all’inizio rassicurante — presenza. Tearful, inoltre, è qualcosa di diverso, richiama le lacrime (in italiano «lacrimoso», «piangente», o «in lacrime» volendo usare una locuzione) e, dunque, una dimensione liquida che si adegua più al momento in cui il biscotto è inzuppato nel tè e si fa morbido, succoso, oppure all’atmosfera mesta di un contatto o di una comunicazione vanificati da scelte opposte, personali («quando bevo il tè, tu bevi caffè»). Rendere al meglio l’idea di quel biscotto intriso di lacrime senza correre il rischio di finire nel trito o nel ridicolo con soluzioni come «biscotti piangenti» era la vera questione. Un’alternativa possibile sarebbe stata quella che cercava in maniera più circoscritta di rispettare la presenza della parola nella parola, con qualche piccolo aggiustamento da fare al sostantivo «biscotto», di genere maschile: «mes(te)», «affran(te)», o volendo seguire la scelta autoriale, «dispera(te)» andava certamente bene, ma con un termine come «dolcezze». Anche in questo caso, però, qualcosa non avrebbe, di fatto, funzionato. La grafia italiana di tè richiede un accento grafico che rende l’aggettivo una parola tronca quando la sillaba sia isolata dalle parentesi. Escusa infine una traduzione come «(tè)tri biscotti», nonostante fosse quella più vicina a rispettare il gioco iniziale della versione inglese — che è presente anche nell’originale macedone (O)ЧАЈНИ КОЛАЧИЊА — la scelta è andata in un’altra direzione. La connotazione che l’aggettivo assume in quest’ultimo caso non sembrava la più adatta a ricreare il vuoto che circonda le due figure descritte del testo. Per fare in modo che non si perdesse la cosa più importante, e cioè quel riferimento ai biscotti da tè fatti a forma di O già persa in inglese, la soluzione si è presentata ripensando, prima di tutto, al titolo del volume di Marta Markoska nel quale si fa riferimento ai «buchi neri», i vuoti assoluti che si formano, stavolta però tra le persone, quando tutto diventa nero, la luce non passa, e il tempo e lo spazio si deformano al punto da essere risucchiati nel niente. Ecco dunque che i Tearful cookies di Marta Makoska sono diventati i Biscotti col buco, vero e proprio orizzonte degli eventi di questa sua poesia. Il vuoto che riempie quei pasticcini da cui prende l’abbrivio la serie di immagini e le concatenazioni logiche cui arriva il testo — un’associazione tra quel biscotto inzuppato, il sapore che lascia in bocca e il ricordo dell’evento descritto — è ciò che nega le possibilità date invece al suo antenato più celebre, la madeleine di Proust: «Non potendo goderci insieme / il suo sapore, siamo vuoti come / il buco che c'è nei dolcetti da tè?». È questa la domanda cruciale, il nodo da sbrogliare, quanto resta in sospeso quando qualcosa avviene nel modo in cui deve avvenire, nonostante tutto. Chi parla sa di non essere Proust, così come sa che «la questione del tempo perduto» non ha soluzione se non nel momento stesso in cui si vive la vita, anche quella che si perde vivendo.




TEA(RFUL) COOKIES

When in my cup of tea I dip

an O-shaped cookie I think of you

although your name starts with a different letter...

And when I suck in that juicy plumped cookie

I think of you saying:

— don’t buy these tea(rful) cookies

because when I drink tea, you drink coffee.

Are we supposed to be tearful

since we both cannot enjoy

the taste of these tea cookies?

And I thought of saying, although I didn’t,

— Remember not the taste of the cookie,

but of the time spent passionately enjoying it...

At least you should conserve these precious moments

for I am not Proust, and even he didn’t solve

the issue of time lost.

BISCOTTI COL BUCO

Quando inzuppo un biscotto col buco nel tè,

uno di quelli che sembra una O, io penso a te

sebbene sia un’altra l’iniziale del tuo nome…

E quando succhio quel biscotto inzuppato,

io penso a te che dici:

— Non comprarli quei biscotti col buco

perché quando bevo il tè, tu bevi caffè.

E sebbene non l’abbia fatto, avevo intenzione di dirti:

— Non pensare al sapore del biscotto

ma a tutto il tempo dedito a succhiarlo…

Quei momenti preziosi dovresti trattenerli almeno tu

perché io non sono Proust, e neanche lui

ha risolto la questione del tempo perduto.


(traduzione a cura di Diego Bertelli)


Marta Markoska è nata nel 1981 a Skopje, Macedonia. Ha pubblicato dodici libri in macedone e in altre lingue, tra cui le raccolte di poesia Black Holes Within Us, giunto alla sua seconda edizione e premiato due volte con prestigiosi riconoscimenti macedoni (Premio Todor Chalovski nel 2015 e Premio Beli Mugri nel 2014), Headfirst Toward the Heights (Premio Aco Karamanov nel 2012), All Tributaries Flow Into My Basin e il più recente

H/ERO/T/IC BOOK (di quest’anno la traduzione inglese uscita a Hong Kong). Suoi anche il volume di studi culturali Culture and Memory, lo studio scientifico Discussion on Zen Buddhism: Religious and Philosophical Transcendence Between Eastern and Western Thought, la raccolta di saggi Hyper Hypotheses e una raccolta di racconti intitolata Whirlpool in Bethlehem.

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