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  • Alessandra Corbetta

Nota di lettura a "Epica quotidiana" di Ilaria Grasso

Non volere vedere, fingere di non vedere. Questo è uno dei grandi mali del nostro tempo o, forse, di ogni tempo, perché l’essere umano tende alla conservazione di sé prima che a quella degli altri, dimenticandosi spesso che, senza di loro, poco può perdurare e avere senso l’esistenza sua propria; perché l’essere umano mira a protrarre il mantenimento dello status quo ancora qualora questo sia evidentemente pieno di falle, di mali. Ma in questo tempo, come in ogni tempo, c’è per fortuna qualcuno che alle brutture, piccole o grandi del mondo, dice no e, dopo averlo detto, prova anche a fare che sia no. In questa corrente di resistenza attiva deve essere collocata l’opera, umana e poetica, di Ilaria Grasso che, in questa Epica quotidiana (Macabor Editore, 2020), prova a sollevare il velo di Maya, come sottolinea anche Aldo Nove nella prefazione, scrivendo: «Un bisturi sorprendentemente sapiente ha predisposto, nel fare poetico di Ilaria Grasso, il taglio che separa le parole con cui si intitola questa sua prima, incredibilmente matura raccolta. Un bisturi che ad ogni verso ci mostra quanto epos e quotidiano siano frutto di una lacerazione che è sotto gli occhi di tutti ma, come La lettera rubata di Poe, pochi ancora hanno la capacità (e la volontà) di riconoscere».

Compostezza energica, vitale, quella di Grasso, che esce dalle pagine e ci ricorda che possiamo agire, come singoli e come comunità e che la poesia non deve essere tenuta dentro campane di vetro o dietro gabbie dorate poiché essa, in quanto arte, è uno degli strumenti di cui disponiamo per tentare di sovvertire il mondo. È questo il fil rouge che attraversa tutte le sezioni della raccolta: Le gesta dei padri, da intendersi in qualità di maestri che diventano, personalmente o in quello che hanno scritto, degli exempla a cui attingere; In itinere dove, con sguardo scavatore, la dimensione urbana diviene cartina tornasole di problematiche strutturali del nostro sistema; In-organico in cui la situazione lavorativa attuale viene analizzata nelle sue varie declinazioni, giocando sul termine “risorse umane” e riflettendo sulla disumanizzazione indotta dalla Rete; Variazioni aziendali con una profanazione dei nuovi luoghi commerciali di culto e della terminologia fintamente tecnica; Nello stato in cui siamo nella quale prende piede una provocatoria riscrittura dei primi dodici articoli della Costituzione; infine Memento, appello partecipato ad agire.

Epica quotidiana, tra passato presente e futuro, ci ricorda che non c’è più tempo per tenere bassa la testa perché, e Ilaria Grasso lo scrive da subito senza mezzi termini, «tu ti devi ribellare».



A Franco Fortini


Tu la bestia la devi guardare

dentro quegli occhi neri

di pattume e rovina

e non puoi voltare il capo.


Tu ti devi ribellare.


Non puoi permetterti

il lusso della gioia

in mezzo a questo fetore

che tutti i giorni

la gente come te

inala per strada

mentre all’ennesima donna

danno della puttana.


L’operatrice del call center


Ne uso tante di parole ma a ripetere sempre le stesse

pare che quello di là dalla cornetta

sia quello di prima e che sia pure scemo

o che voglia prendermi in giro

così perdo la pazienza come un prolasso.


Ma poi penso che forse sono io la vera scema

a stare seduta nove ore a dire sempre le stesse cose

con l’aria che manca in postazione.


Le cuffie mi stringono le tempie e la mente.


Da giovane leggevo tanto ma ora a fine giornata

dopo aver preso il bambino all’asilo

o dai nonni assieme alla cena

con le corse degli autobus che saltano

mi metto a letto e guardo la pila dei libri che non leggo.


Dormo poco e male. Non so più cosa immaginare.


STARBUCK’S


Una fila così lunga l’avevo vista solo

ai Musei Vaticani per il Giudizio Universale

o ai saldi di fine stagione.

Ora che Starbuck’s è arrivato anche a Milano

tocca sistemarsi tutti in riga

come all’Esselunga

per un bicchiere verde di cartone e per noi che il caffè

lo beviamo seduti nel bar di fronte

rimaniamo sgomenti con in mano una tazzina.


Ilaria Grasso nasce nel 1979 a Lucera in provincia di Foggia e lavora come impiegata d’ufficio a Roma dove vive da più di dieci anni. È attivista transfemmista e non manca mai nelle piazze e nei cortei per i diritti degli ultimi. Recensisce prosa e poesie su vari Lit Blog. Ha una curiosità incolmabile e non si arrende alle ingiustizie del mondo. La sua vita è piena della stima e dell'affetto di numerosi amici che considera la sua famiglia. Di tanto in tanto si concede qualche amante intelligente ma non disdegna l'eventualità di un rapporto stabile e non è chiusa anche ad altre tipologie di rapporto purché non vadano oltre il suo concetto di dignità personale. Si interessa di arte, architettura, nuovi linguaggi e legge prevalentemente saggistica e poesia. Asseconda ogni suo entusiasmo ed è portatrice libera della propria sessualità.

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