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  • Francesco Destro

Gli inediti di Valentina Calista

«Andiamo con le spalle aperte / a prendere il vento che serve ». Metafora ma soprattutto invito al gonfiare le vele, in direzione di un futuro che nasce nel presente, di cui siamo sia artefici sia spettatori. Con queste due poesie inedite, Valentina Calista raggruppa immagini rapide e intense, che danno tuttavia l’impressione che l’autrice sia stata tentata dal silenzio, donando versi scaturiti dopo una lunga osservazione.

Quelli della Calista sono tratteggi e pennellate intrise di delicatezza, con variazioni da immagini che evocano tranquillità a immagini che rimandano a dinamismo, passione, azione: passaggi attenuati da quel che si rivela essere uno stile caratterizzato dall’ipotassi e dall’enumerazione, che culminano in climax forse non così evidenti.

C'è qualcosa di immaginifico nei versi di questa poetessa nonché di dolcemente ossimorico nel suo parlare dell’hic et nunc, ma col cuore rivolto all’infinito (in questo, significativa è la prima poesia). Ed ecco che in questa apparente contraddizione emerge un invito non solo a resistere ma anche a esplorare la possibilità, soffermandosi su quello che ognuno di noi è potenzialmente in grado di realizzare nel rapporto con sé stesso e con l’Altro.



Di cosa siamo capaci


Di cosa siamo capaci.

Di silenzio e canto

di abbracciare gli occhi

del vicino più vicino

ora, da sempre lontano.


Stare è l’abito che indossiamo,

ci siamo riusciti ad apprezzare il sacro,

a scongiurare maledizioni, a dissolverci

nel quieto vivere che implora: resistiamo.


Restiamo.


Stiamo, come il cielo sopra le punte degli alberi

le mani sopra i seni a provocare tempesta,

le lacrime a scendere, a scavare trincee.

Stiamo, siamo, saremo, parole che infine

sanno di buono e di vero, di briciola di pane

d’amore e sale, di casa, d’incenso e chiesa, d’altare.

Volare, creare, stare.

Amare, l’infinito si fa tutti i giorni.


Futuro


È tutto il mio possedere quest’aria

insieme al tuo avvolgermi il futuro.

Andiamo con le spalle aperte

a prendere il vento che serve,

portare a largo la nostra nave.

Il solito mare è dono, argento,

morire nella luce che abbaglia.

Cuori che stringiamo insieme

sono promessa che sa di rito,

celebrazione, danza della pioggia,

martirio, consolazione. Siamo noi

l’essere che gustiamo nel canto,

giorni chiamati a chiamarne altri.

Abbiamo vissuto già molte vite, tu

io, siamo state già altrove e qui.

Ho tolto tutte le pietre dagli occhi:

guardare questa vita andare - ora –

per le strade d’incanto e sale.


Valentina Calista ha vissuto e lavorato in Inghilterra, dove ha conseguito un PhD in Italian Studies alla University of Reading. Attualmente vive in provincia di Roma e insegna Lettere. Alla Reading University si è occupata della ricezione teologica e liturgica dei Salmi nella poesia salmodica di padre David Maria Turoldo. Suoi saggi sono apparsi su varie riviste internazionali quali Italian Poetry Review (Columbia University New York). Del 2012 è la sua opera prima di poesia La vertigine dell’andatura (Edizioni Ensemble). Del 2013 è la plaquette Oltretutto, Edizioni PulcinoElefante. Del 2015 è la sua seconda opera poetica Carne Sacra. Suoi inediti sono apparsi nella rivista internazione di poesia italiana Gradiva (Stony Brook University). Del 2015 è il racconto breve Erba e fango (Edizioni Ensemble). La sua ultima raccolta poetica è L’abbraccio che manca al mondo (Ladolfi, 2019). Recensioni al suo ultimo libro sono state pubblicate su Avvenire (22/12/2019) e su La Sicilia (05/04/2020). È anche cantautrice.

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