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Le Rubriche di Alma: Alma & Zanzotto (III Appuntamento)

Andrea Zanzotto e la Heimat


Esiste una parola tedesca - Heimat - che non ha un corrispettivo italiano e serve ad indicare una patria, o meglio ciò che viene percepito tale in senso affettivo. La definisce bene Luigi Reitani così: «La Heimat appare come sinonimo di sicurezza affettiva, di rifugio e protezione, e la sua natura sembra rivelare un ordine che include armonicamente al proprio interno gli uomini che vi vivono». Non a caso il critico la usa in riferimento al poeta Hõlderlin, che ha costruito parte della propria poetica intorno a questo concetto. E non a caso Zanzotto ha studiato e tradotto il poeta tedesco, verso cui riconosceva un’affinità nell’approccio psichico al paesaggio. Di fatti, i due erano separati geograficamente solo dalle Alpi e i loro riferimenti paesaggistici non erano poi così diversi, l’uno nella zona di Pieve di Soligo l’altro nella Svevia. Montagne, boschi, corsi d’acqua, vallate, accomunano i riferimenti naturali dei due autori. Basta leggere quanto avvertito dallo stesso Zanzotto in questo commento autoesegetico:


Le Ufer, in fondo queste sponde, il fiume, le colline, sono il mio paesaggio solighese, che ha qualche affinità esteriore con la Svevia di Hõlderlin, anche se ora è difficile per me riconoscerlo attraverso tutte le alterazioni subite. Analogie fondamentali però sussistevano: la presenza costante della montagna, come orizzonte privilegiato e partitura del mondo, i pochi passi del paese che portavano a un clivo, a un boschetto dove sentirsi vicini lontani rispetto alla propria casa. (A. Zanzotto, Con Hõlderlin, una leggenda).



Ciò che accomuna veramente i due poeti è il medesimo sentire per quel paesaggio, ciò che sta dietro (per citare il titolo della raccolta di Zanzotto) e oltre il paesaggio. Per definire tale condizione dobbiamo dunque tornare alla Heimat. Con la precarietà del presente, l’infanzia lontana e il ritornare che diviene impossibile, Zanzotto non può fare affidamento sulla geografia reale per percepire casa la propria patria. Esattamente come il ritorno era stato impossibile per il personaggio di Pavese in La luna e i falò, con le Langhe e le sue tradizioni portate via dalla guerra, l’autore prende consapevolezza di dover accedere a un’altra dimensione, che sta oltre il paesaggio reale. Ogni concetto fisico sfuma allora in sentimenti di nostalgia, in un senso di esilio e lontananza, di perdita, perché la Heimat è innanzi tutto un saper lasciare andare, una rinuncia ad una patria che non esiste più. In tal modo il poeta può ricostruire e immaginare la patria in una idealizzazione che esiste solo grazie al poetare stesso. Se, come scrive Paul Celan, “la mia patria è la mia poesia”, per Zanzotto la Heimat diviene tutto il patrimonio psichico e affettivo grazie al quale può richiamare in vita il suo paesaggio d’infanzia attraverso la scrittura poetica. Un meccanismo non dissimile da quello della mitopoiesi, per cui il mito continua ad esistere solo grazie alla sua rievocazione, al continuo racconto che se ne fa con la letteratura.

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