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  • Stefano Bottero

Le poesie di Jonathan Galassi

Due poesie da North Street (2000) di Jonathan Galassi.



La poetica di Jonathan Galassi confonde lo sguardo con gli oggetti dello sguardo, come nel racconto di un uomo non più giovane – non ancora stanco. La città, il tempo, le abitudini, gli affetti e i dispiaceri occupano un ruolo nella sua lirica come frammenti di un’originale unicità smarrita. Il linguaggio asettico, soppesato con precisione matematica, integra in questo smarrimento suggestioni colloquiali ed espressioni surreali. Le conclusioni sono svuotate di senso. Non giunge alcuna risoluzione, ma ancora e ancora il preludio a un altro volo pindarico nello spazio stretto della vita vissuta.


Giovinezza,


scivola tra le dita

come danaro che pensavamo di avere

e persiste solo il retrogusto–

come sale, come acqua, come piombo.

Io ho speso la mia ad aver paura.


Lo riconosco adesso nelle tenere

ombre che si delineano sul muro:

Una è solenne e sottile,

l’altra è agitata e minuta.

Molto presto saranno grandi.


Le stringo e quasi annego

nella luce raccolta in quel punto.

Quasi–ma il lampo si è estinto.

Ora vive nel loro sguardo ferito illeggibile,

nella loro pelle, sulle loro labbra, il loro taglio sconcertante,

nella terribile novità che sono.



Flâneur


New York senza di lui non è più la stessa:

non più ritardo, non più lunghi pranzi a Il Giglio,

non più rincorrersi al telefono, parlare ai cani, camminare senza meta,

o notti lubrificate a fomentare

un’invettiva romana, precisa e crudele:

il nostro istante sanguinante alle sue radici gialle

in fila su misura come i suoi abiti da Predatore,

canta per l’inconsapevole del fatto che sapevano

di un solo sopravvissuto dei Felici Pochi.


Chi indossa più abiti civili? Chi si aggiusta

i polsini, o sistema il fazzoletto al colletto?

Chi passa ore a setacciare Broadway, studente segreto

di seduzioni, predomini, frodi, smanie,

e poi si taglia e si volta verso il suo schermo al neon

per localizzarle, simplex munditiis ?

Uomo di qualità ma privo d’illusioni,

che mette in vendita con feroci giochi di prestigio,

che rende virtù un fiore all’occhiello

e scruta la folla in basso…. Come definì Baudelaire

il dandy: sole al tramonto,

Ercole dell’assistenzialismo, aristocrazia di uno solo,

vate nelle connessioni che comprende

che l’amore è tempo e denaro, e disprezzo

l’ultimo rifugio di un uomo in preda al dolore….

Freddy, New York è in declino.

Ha bisogno di un’emorragia per il suo cuore malato,

e di un Cavafis infreddolito per la sua serata.

La dama dipinta ti reclama a casa

dai locali a luci rosse della tua Roma

per un ultimo dito di Old Rarity.

Infila le tue scarpe da milioni di dollari,

prova le vecchie pose:

Il tuo naso ti porterà dov’è il set

perché cosano, perché sono la cosa migliore.


Youth,


it falls through the fingers

like money we thought we had

and only the aftertaste lingers–

like salt, like water, like lead.

I spent mine being afraid.


I see it now in the tender

shadows that loom on the wall:

One is solemn and slender,

the other is wired and small.

Very soon they will be tall.


I hold gone.

Now it lives in their wounding unreadable stare,

in their skin, on their lips, their bewildering hair,

in the terrible newness they are.

them and nearly drown

in the pooled brightness there.

Almost–but the lightning’s


-


Flâneur


New York without him never is the same:

no late, long lunches at Il Giglio,

no phone tag, dog talk, aimless walks,

or lubricated nights to fuel

Roman invective, accurate and cruel:

our minute bleeding at its yellow roots

in line as tailored as his Huntsman suits,

sings for the unsuspecting that they knew

a sole survivor of the Happy Few.


Who wears street clothes anymore? Who shoots

his cuffs, or stuffs his napkin in his collar?

Who pans for hours down Broadway, secret scholar

of glamours, powers, frauds, cupidities,

then cuts and swivels to his neon screen

to pin them down, simplex munditiis?

Man of qualities but not illusions,

who deals in them with savage sleight-of-hand,

who makes a virtue of a butonnière

and stares the crowd down…. How did Baudelaire

define the dandy: setting sun,

Hercules of welfare, aristocracy of one,

seer in contacts who acknowledges

that love is time and money, and disdain

the last refuge of a man in pain….


Freddy, New York is on the wane.

She needs a bleeder for her cankered heart,

a cold Cavafy for her evening.

The painted lady wants you home

from the fleshpots of your Rome

for a last finger of Old Rarity.

Tap in your million-dollar shoes,

put the old poses to the test:

Your nose will lead you where the shooting is

because they cost, because they are the best.


(Traduzione a cura di Stefano Bottero).


Jonathan Galassi è un editore, letterato e poeta statunitense. Direttore di Farrar, Straus and Giroux, ha curato traduzioni di Montale e Leopardi. Ha pubblicato le raccolte di poesie Morning Run (1988), North Street (2000) e Left-Handed (2012). Nel 2015 esce Muse, il suo primo romanzo.


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