MARTINA TOPPI è nata a Como il 5 febbraio 1998.
Giornalista professionista, lavora per il quotidiano La Provincia di Como. Laureata in Lettere classiche e poi in Filologia, letterature e storia dell’antichità nel 2023 all’Università degli Studi di Milano. Nel 2022 ha trascorso un periodo di ricerca alla University of Oxford per la scrittura della tesi magistrale. Dal 2022 è redattrice del quotidiano locale La Provincia di Como dove si è occupata dapprima di web journalism e podcast, poi di cronaca e ora di cultura. Sempre dal 2022 segue la guerra in Ucraina con viaggi sul campo diventati reportage per La Provincia di Como e l’Espresso. Il reportage video “Voci da Kyiv nel terzo anniversario di guerra” pubblicato da l’Espresso è stato il primo selezionato per la sezione di giornalismo televisivo del premio Rossella Minotti 2025. Le molte storie di giovani ucraini raccolte in questi anni di esperienza sul campo sono diventate nel 2025 una raccolta di racconti, Il nido di Leleka (Dominioni Editore), in cui storie vere raccontate in forma romanzata provano a rispondere a una stessa domanda: cosa significa diventare grandi durante una guerra? Per La Provincia di Como negli anni ha realizzato diversi podcast, tra cui Anime Nere, con Paolo Moretti, insignito di una menzione d’onore al premio giornalistico Vergani. Per IrpiMedia è co-autrice con Paolo Moretti del podcast “La tela del ragno. Cinquant’anni di ‘Ndrangheta al Nord” pubblicato nel 2026 in collaborazione con La Provincia di Como. Per la rivista “Revuel è uscita nel 2024 una sua inchiesta a fumetti sullo stato di salute del volontariato in Italia dal titolo “Oltre i confini”, realizzata insieme al fumettista e illustratore Stefano Tirasso.
Negli anni si è sempre occupata di letteratura e poesia.
Dice della Poesia: «La poesia è per me da sempre il tentativo di trovare una risposta alle domande sulla realtà indagando gli spazi in cui le persone entrano in contatto tra loro. Ed è anche il coraggio di rispondere a queste domande accettando il vuoto tra persona e persona, con il dono della sintesi che solo silenzi e pause sanno offrire.»

