MARIO SACCOMANNO è nato a Grimaldi (CS) il 29 agosto 1993.
Ha conseguito tre lauree, tra cui una magistrale in Scienze Filosofiche, cum laude, e una in Letteratura, lingua e cultura italiana. Cofondatore di Aculei Edizioni (www.aculei.it) casa editrice che indaga “gli spazi acuminati del sapere”, collabora anche come editor e promoter con Bottega editoriale, ed è direttore del neonato semestrale culturale Cuspidi. Giornalista e scrittore, suoi testi sono apparsi in blog, riviste e antologie, ricevendo premi e riconoscimenti. Ha pubblicato le raccolte poetiche Tragitto ricurvo di sogni e d’amore (Vitale), Tanto vero da farsi utopico (Pedrazzi), Lembi edificabili (L’Erudita) e Rimango fedele alla terra (Interno Libri Edizioni).
Dice della poesia: «La poesia è l’arte che, più di qualunque altra, risulta capace di indicare la conformazione delle zone d’ombra, fatte principalmente di dubbi e incertezze, che marcano la quotidianità d’ogni esistenza. Cercare di diradare le nebbie del proprio percorso significa sovente distaccarsi – sebbene questo non avvenga mai del tutto – da un linguaggio meramente logico-razionale a favore di una forma espressiva che non disdegna anche la possibilità di stiracchiare, tramite il suo alfabeto, le strutture linguistiche più rigorose. Così facendo, risulta concepibile valicare confini – sia spirituali, sia materiali – altrimenti impenetrabili. Di più: la poesia non si ferma a illustrare i nuovi passi, ma è anche il riflesso di una ricerca che chiunque, nei modi più svariati, presto o tardi, sente il bisogno impellente di compiere. La natura di questo percorso, riversata nel linguaggio poetico, è mutevole: può essere dilettevole o professionale, serena o smaniosa; può durare solo alcuni minuti, così come tutta la vita. Di sicuro, la poesia nidifica nell’inevitabile cercare a cui si è destinati. Allora, i versi diventano anche – e, forse, soprattutto – la veste più appropriata che indossiamo per descrivere, nel miglior modo possibile, prima a noi stessi e poi agli altri, l’incomunicabile, cioè i tratti di quei tenui risultati a cui si è faticosamente approdati. La poesia è il nostro sguardo più veritiero sulle cose».

