Alma Poesia

MARIO SACCOMANNO è nato a Grimaldi (CS) il 29 agosto 1993.

Si è laureato in Filosofia e Storia presso l’Università della Calabria. Ha completato il suo percorso di studi conseguendo la laurea magistrale cum laude in Scienze Filosofiche sempre all’Università della Calabria discutendo una tesi avente come titolo Fede e progresso nella filosofia dell’amore di Lev N. Tolstoj.

Collabora con l’agenzia letteraria Bottega Editoriale come articolista per le riviste «DireFareScrivere»«Bottega Scriptamanent». È cofondatore del sito internet www.semidiinchiostro.com.

Le sue poesie e i suoi racconti compaiono in diverse antologie e risultano insignite di numerosi riconoscimenti. Proprio come premio di un concorso letterario, nel 2019 ha avuto la possibilità di pubblicare il carnet poetico Tragitto ricurvo di sogni e d’amore per i tipi di Vitale Editore. Nello stesso anno ha pubblicato la sua silloge d’esordio dal titolo Tanto vero da farsi utopico, edita da Pedrazzi Editore.

 

Dice della poesia: «La poesia è l’arte che, più di qualunque altra, risulta capace di indicare la conformazione delle zone d’ombra, fatte principalmente di dubbi e incertezze, che marcano la quotidianità d’ogni esistenza. Cercare di diradare le nebbie del proprio percorso significa sovente distaccarsi – sebbene questo non avvenga mai del tutto – da un linguaggio meramente logico-razionale a favore di una forma espressiva che non disdegna anche la possibilità di stiracchiare, tramite il suo alfabeto, le strutture linguistiche più rigorose. Così facendo, risulta concepibile valicare confini – sia spirituali, sia materiali – altrimenti impenetrabili. Di più: la poesia non si ferma a illustrare i nuovi passi, ma è anche il riflesso di una ricerca che chiunque, nei modi più svariati, presto o tardi, sente il bisogno impellente di compiere. La natura di questo percorso, riversata nel linguaggio poetico, è mutevole: può essere dilettevole o professionale, serena o smaniosa; può durare solo alcuni minuti, così come tutta la vita. Di sicuro, la poesia nidifica nell’inevitabile cercare a cui si è destinati. Allora, i versi diventano anche – e, forse, soprattutto – la veste più appropriata che indossiamo per descrivere, nel miglior modo possibile, prima a noi stessi e poi agli altri, l’incomunicabile, cioè i tratti di quei tenui risultati a cui si è faticosamente approdati. La poesia è il nostro sguardo più veritiero sulle cose».

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