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  • Alessandra Corbetta

Nota di lettura a "Fatti reali immaginari" di Adriana Tasin

Quando parliamo di "fatto" facciamo riferimento a un evento, una vicenda, un'azione, a qualcosa che si è compiuto; quelli sui quali Adriana Tasin costruisce la sua ultima raccolta, Fatti reali immaginari (Arcipelago Itaca, 2022), sono contestualmente una cosa e il suo opposto, poiché attingono e rimandano alla realtà, qui da intendersi come ciò che è ed è esistito, e all'immaginazione, a una creazione della mente che da quella stessa realtà si discosta, annullandola o ampliandola.

Tale compresenza dicotomica, insita dunque già nel titolo, viene poi mantenuta per tutta l'opera sia in riferimento all'impianto strutturale complessivo sia a quello dei singoli testi. Tasin, infatti, divide in due sezioni le poesie: la prima è Tempo variabile, dove eventi storicamente accaduti vengono ri-tratteggiati come episodi peculiari della vita del singolo; la seconda, Diario di Julia, si configura come la trasposizione in versi dei pensieri di un'ipotetica ragazza imbarcata sul Titanic, in quel 10 aprile 1912, pochi giorni prima del tragico naufragio. A livello macro, quindi, la grande storia, che siamo soliti conoscere nei nomi di capi di stato, di esecutori, di oppositori e attraverso le gesta esemplari, in positivo e più spesso in negativo, diventa cronotopo di sfondo su cui si muovono vicende individuali, alle quali Tasin attribuisce quella dignità che spesso si vedono sottratta nei libri e nel pensiero comune; ogni poesia, all'inverso, si fa racconto universale, traccia da seguire per ritrovare, partendo dall'uno, il senso complessivo di ciò che è accaduto.

Il lavoro di Tasin si muove, allora, per spinte centripete e centrifughe, agenti nel medesimo istante e capaci di suscitare nel lettore una profonda riflessione sul significato della storia, in termini di rilettura e di riconsiderazione delle personalità minori o anonime; ed è in questo movimento opposto ma sinergico la peculiarità di Fatti reali immaginari, opera che si completa con un fitto apparato di note che Tasin propone in calce ai componimenti, a testimonianza dell'accurato percorso documentaristico posto in essere ex ante alla stesura delle poesie.

Le scelte stilistiche, infine, percorrono la medesima via, poiché Tasin evita arzigogoli o diluizioni della parola mettendola, al contrario, al servizio del fatto: così come questo si manifesta nella sua nudità, declinabile molte volte come crudezza, allo stesso modo il verbum viene privato di tutto ciò che non è strettamente necessario e si fa voce secca, decisa eppure capace di commuovere; la raccolta, infatti, pur non cercando mai la scorciatoia del pietismo, sa pervadere la coscienza, mutare lo stato d'animo, invogliare a essere migliori.


Disegno di copertina a cura di Ksenja Laginja




Adriana Tasin (Tione di Trento, 1959) si è laureata in Scienze Naturali all’Università di Bologna ed è stata docente di matematica e scienze a Madonna di Campiglio, dove tuttora vive. Suoi testi compaiono in antologie collettanee quali “Il fiore delle lacrime” (a cura di Vincenzo Guarracino) e “Distanze obliterate” (a cura di Alma poesia) Puntoacapo Ed., e diversi lit-blog. Nel gennaio 2020 ha pubblicato la sua raccolta poetica d’esordio, “Il gesto è compiuto”, con Puntoacapo Editrice. L’opera ha ricevuto importanti riconoscimenti in alcuni concorsi letterari risultando in particolare tra i vincitori nei premi: “Cecco D’Ascoli” Opera prima 2020, “Alberoandronico” 2020, “Tra Secchia e Panaro” 2021, “Città di Arcore” 2021.

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