• Alessandra Corbetta

Gli inediti di Nataša Sardžoska

Nella pubblicazione Nous sommes tous des cannibales (Seuil 2013) l’antropologo Claude Lévi-Strauss riconosce alla società occidentale contemporanea una spiccata proprietà antropofaga, dal momento che l’avvicinamento all’altro e la consecutiva volontà di farlo proprio passa per un’introiezione, reale o figurata, dello stesso. I versi di Sardžoska, creando un’identificazione dell’io con oggetti o costruendo situazioni nelle quali la compresenza io-tu può fare ritorno, cercano di ricostruire il ponte tra sé e il non sé, a cui spetta il ruolo di oggetto d’amore. Il corpo che si protrae per poi ritrarsi diventa, in questi inediti, la rappresentazione tangibile di un’attesa sofferta e in continua potenza, il cui atto è rimandato a un’esistenza forse incapace di compiersi. Eppure Sardžoska, ancorandosi alle cose e agli spazi, riesce a tenere salde le redini del suo percorso di ricerca e a fare del vuoto che resta sostanza sufficiente per tenere a bada la fame d’amore.


L’acqua che tu bevi


vorrei essere l’acqua che tu bevi

mentre lavori mentre ti svegli da solo

nella notte impaurito dai sogni che non sono tuoi

mentre viaggi da un punto all’altro della città

che non hai voluto abitare mentre prendi fiato

dopo i corpi che hai lasciato dietro

i tuoi movimenti: che non hai voluto abitare

vorrei almeno per un attimo essere

l’acqua che ti bagna le labbra assetate

la pelle la pioggia scoppiata dalla nuvola

pesante dei tuoi cieli cupi

l’acqua che ti dona l’allegria del deserto

che ti porta il giorno e la memoria

vorrei tanto essere così trasparente e vitale

così indispensabile: per te.



Acquaforte


bisogna spietrificarsi

ridurre l’inganno

alla sua nullità

dare la possibilità

al foglio di erba

di crescere nella sua innocenza

soffiato dal vento

senza origine

senza direzione

incidersi il sogno nell’ordine

portarsi dove la vita

non aspetta di essere vissuta

dove ci sarà un’onda leggera

che pulisce tutti i dubbi e gli abissi

dove traslocare senza bagagli

e vivere: vivere la vita per cui

noi due siamo nati

la vita dove potremo nascere

anche dal niente



Mentre ti aspetto


ti aspetto

e aspetto mentre ti aspetto

e mentre ti aspetto mordo la lingua:

ne sangue esce: quindi sono ancora viva.


mentre ti aspetto leggo libri in fretta

mi distraggo e moltiplico l’amarezza

del caffè l’oscurità del vino

e il mondo che ci affoga

nella stanza ho accarezzato

il piede che hai amato tu. scritto

libri con la furia di terrorista suicida

convinto che il suo ultimo giorno

è il prezzo della gloria. giocato

a pallamano con i miei nervi lacerati

i bicchieri le tue parole il tuo onore. mi

perdonerai: ho scritto versi inzuppati

di sangue di lacrime di saliva. ascoltato

discorsi futili dei camerieri

che mi portavano il resto

di noi del mondo

di te i resti in me restati. ascoltato

vecchi cd dell’epoca quando non

pensavo che miles davies potesse così bene

accompagnare questa maledetta solitudine

e che tu potessi esistere. invece:

non esisti mentre ti aspetto.


*


ti aspetto e mentre ti aspetto

ho letto libri di cui non ricordo nulla

sennò che l’essere si nutre di sangue

e di menzogne finché non si sveglia

e abbraccia la verità e il sangue vero e puro.

ho guidato bici che mi avevi regalato tu

per allontanarmi da ogni malattia

da ogni tempesta. mi sono masturbata

chiuse le persiane chiuso il cuore: non ti

ho tradito. mai.


ho camminato nel tuo sogno senza reggiseno

per le strade della tua libertà in catene

volato nel tuo cielo in gabbia

ho gridato nel bosco e non ho mangiato nulla

ho bevuto le grappe dei mendicanti e dei vagabondi

mi sono appesa alla finestra visto la la land

ascoltato lucio battisti sfogliato pasolini

con molta tristezza di averlo fatto

senza di te: ho parlato senza ragione

senza religione. ho battuto la testa contro il muro

al chiodo ho appeso le tue parole e

in silenzio solo sola ho fatto il patto con te:

ho nuotato dove i pesci sapevano di noi

ho rovesciato le tue leggi e imputazioni

sono salita all’albero della tua camera da letto

ho provato a saltare e a stendermi accanto a te

come l’aria

sparsa

e apparsa

sopra il ponte cavour:


ma ho rubato le tue notti

e mi sono lanciata

nel vuoto



Il nostro letto


in questo letto abbiamo

vissuto solitudini in due

in questo letto abbiamo dormito

io con le tue pressioni

tu con le mie passioni

davanti a questo specchio

ci siamo guardati:

tu con il mio ardore

io con il tuo timore



Amanti senza testimoni


è arrivata la morte

la sorniona amante dell’autunno

però noi ecco noi

non siamo esistiti da nessuna parte

e nessuno potrà mai testimoniare il

nostro amore perché

ci siamo abituati a vivere

l’uno senza l’altra

nell’assenza gelida

delle parole scritte

solo per sopravvivere


ci siamo abituati ad aspettarci

alla fine della linea dell’ultima fermata

a non chiedere che ci aprano la porta

(perché non scenderemo mai

perché non andremo mai

da nessuna parte)

a non bussare più alle camere

dove (sappiamo)

non dormiremo

mai più


Natasha Sardzoska (Ph. Irena Mila)

Nataša Sardžoska (Skopje, 1979) poeta, scrittrice, traduttrice, antropologa macedone, ha vissuto a Parigi, Brussels, Milano, Perpignan, Stoccarda e Lisbona. Ha pubblicato le raccolte di poesie: La camera azzurra, Pelle, Lui mi ha tirata con un filo invisible, Acqua vivente, Osso sacro, saggi in riviste internazionali e racconti nell’edizione Stupore. Il suo libro Pelle è stato pubblicato negli Stati Uniti e in Italia e Osso sacro in Italia e Kosovo. La sua poesia Marionetta è stata pubblicata nell’Antologia internazionale in spagnolo e in inglese contro l’abuso di minori. Ha partecipato a vari festival tra cui Ars Poetica a Bratislava, Poesiefestival a Berlino, Parole Spalancate a Genova e il Festival Sha’ar a Tel Aviv. Si è esibita al Palazzo Ducale a Genova, al Teatro arabo-giudeo Yaffa a Tel Aviv, nell’Accademia delle Belle Arti a Berlino, nella Galleria d’arte moderna a Bratislava, nella Biblioteca nazionale di Sofia, nel Centro Culturale di Belgrado e nel Museo Revoltella a Trieste. È la prima e unica traduttrice di Pasolini e Saramago, oltre di tanti altri, in Macedonia.

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