• Alessandra Corbetta

Commento a "Pensieri all'altare" di Dario Talarico

Dario Talarico, in questa poesia tratta dalla raccolta Il coraggio di non lasciare il segno (Puntoacapo Editrice 2019) ricorda che ogni promessa, compresa quella matrimoniale, si basa sulla parola e sul significato rituale che a essa viene attribuito; così pure l’amore è poco più o poco meno che un insieme di sillabe, pronunciabili anche con il suono del silenzio. Talarico, mediante un versificare dialogico e quasi provocatorio, invita in realtà a riflettere sullo svuotamento di senso da cui oggi la parola è afflitta, intrappolata in quella morsa abuso/assenza dalla quale, con fatica, deve divincolarsi. L’impoverimento delle relazioni, di cui tra gli altri Zygmunt Bauman ci ha fornito una fotografia assai nitida, è anche impoverimento del linguaggio, che Talarico, con la chiusa «Vuoi sposarmi, amore?», ci butta in faccia con tutta la sua gravità e conseguente necessità di immediato rinvigorimento.


PENSIERI ALL’ALTARE


C’è un silenzio che non è pigrizia della parola.

… E mi sembra già di vederci. Come crostacei

interessati solo a ripetersi la pancia, finalmente

pronti ad avverare la nostra pretesa infantile

– di essere amati da quel che si ama.

Ormai buoni solo a invidiare

la vita spericolata dei pesci rossi,

e il loro coraggioso sognare

– un acquario migliore.

Mi sembra già di vederci. Con

una vita intera – per imparare

insieme – ad accontentarci di noi.

– C’è un silenzio che non è pigrizia della parola.

E tanti silenzi quanti modi di parlare.

Forse – solo ciò che è svincolato da ogni utilità

può essere davvero utile al nostro bene-stare.

E se qualcosa è certo, e che non è pudore.

Ce ne siamo accorti. Ce ne siamo accorti

quasi a malincuore: l’essere umano

non ha più imbarazzo della sua nudità,

ma della sua eventuale imperfezione.

– ≪Vuoi sposarmi, amore?≫


Dario Talarico nasce a Roma nel 1990. Suoi testi sono apparsi in volumi di poesia contemporanea quali Trifolium (Caravaggio, 2010), le antologie 2013 e 2014 del Premio Alda Merini e Il Segreto delle fragole (a cura di G. Oldani e M. Bignotti, LietoColle, 2015). È stato presentato in diversi programmi radiofonici e ha rilasciato interviste televisive per Se Scrivendo e 10 libri della piattaforma Sky. Nel 2013 ha tenuto a Trieste la relazione Artigianato artistico durante il Forum Mondiale «Right to Dialogue», e l’intervento è stato pubblicato nel volume bilingue Città / Globale - Global / City (a cura di G. Valera Gruber, Ibiskos, 2014). Ha collaborato con blog e riviste letterarie quali La poesia e lo spirito, L’EstroVerso e Monolith. Dopo aver ritirato i primi due libri dalle stampe, rimane in commercio La farfalla di piombo (LietoColle, 2013) e Il coraggio di non lasciare il segno (puntoacapo, 2019 – finalista Di Liegro XI edizione e Menzione Speciale Alda Merini V edizione). Ha vissuto in un bosco per circa quattro anni.

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